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Articoli filtrati per data: Aprile 2019

Una miscela di farine da grani antichi siciliani sta conquistando panifici e pizzerie in numero sempre maggiore, è Rosso di Sicilia, prodotto di punta della gamma “Le farine di Giovanni Billeri”.

La lunga esperienza nella molitura di Giovanni Billeri, lo ha condotto nella ricerca di una miscela perfetta per il suo ideale di pane, l’omonimo Rosso di Sicilia. Giovanni ha selezionato alcune varietà di grani antichi siciliani, per poi bilanciare le percentuali nelle farine e creare un perfetto equilibrio di sapori e profumi, esaltato dalla macina a pietra.

 

logo

 

La versatilità della farina Rosso di Sicilia, facilita nell’ideare ricette sempre diverse, che siano nuove o personalizzazioni di quelle già esistenti.

Questa volta l’input è dato dal desiderio di poter portare fuori casa uno snack genuino, privo di conservanti e additivi e comunque a medio-lunga conservazione.

Così ho ideato i crackers aromatizzati, che mi supportano, insieme alla frutta secca, negli spuntini che intercorrono tra i pasti principali.

 

profilo

Quando si trascorrono intere giornate fuori per lavoro, è altissimo il rischio di avere attacchi di fame ed acquistare la prima cosa che ci capiti a tiro, ovvero prodotti industriali ricchi di sostanze per niente nutrienti e anzi nocive.

I crackers non subiscono gli effetti da sbalzi di temperature, per questo possono essere portati sempre in borsa con noi, placando la fame improvvisa senza intaccare la forma fisica.

A casa naturalmente si spalmano di qualunque cosa ci faccia gola! Dai formaggi freschi, ai patè; dalla marmellata alle creme dolci.

Nella ricetta che segue ho inserito una polvere di agrumi e finocchietto selvatico, aromi siciliani preparati da Sapori di Regalpetra, proprio perché ho pensato ad un consumo senza aggiunta di altri ingredienti, facendo sì che risultino più appetitosi.

 

polvere interno

 

      Ingredienti

260 gr  farina Rosso di Sicilia

180 gr  acqua

   1  gr  lievito di birra

   1       cucchiaio olio evo bio

   1       cucchiaino sale

   1       cucchiaio polvere di agrumi e finocchietto Regalpetra ( a piacere)

         PREPARAZIONE

  • Scaldare poco l’acqua, appena è tiepida sbriciolarvi il lievito e sciogliere bene.

 

farina e aromi

 

  • In una ciotola capiente versare la farina, aggiungere il cucchiaio di aromi e miscelare. Versare l’acqua con il lievito ed iniziare ad impastare, alla fine aggiungere l’olio ed il sale , continuare ad impastare finché diventa liscio ed elastico.
  • Coprire con una pellicola e lasciare a riposare tre ore circa.

 

panetto e rotella

 

  • Riprendere l’impasto, suddividerlo in panetti, stendere con il matterello delle lunghe strisce rettangolari, dello spessore di 2-3 millimetri.

 

 

striscia intera

 

 

  • Suddividere i crackers con un coltello affilato o una rondella, tagliando prima in maniera decisa per formare il singolo cracker e poi delicatamente procedere con un unica linea orizzontale al centro per creare il punto di divisione.

 

sul tagliere

 

  • Bucherellare con uno stuzzicadenti le superfici, sistemare su una teglia ricoperta da carta da forno e far cuocere a 180° per 10- 15 min.

Pubblicato in Le mie ricette

Equilibrio di sapori, stile ricercato, armonia di ingredienti. La materia prima diviene racconto, espressione di una cucina e di un territorio. Esempio di come un piatto possa condurre i commensali verso un viaggio emozionale. Da Acanto, raffinato ristorante in via Torrearsa 10, immerso all’interno di un giardino situato in un contesto Liberty, è andata in scena l’eleganza. Una serata dedicata interamente alla stampa di settore dal nome “Mixology-Wine and Food”, nel corso della quale lo chef di casa, Salvatore Giuliano ha presentato il nuovo menù che profuma di primavera. Piatti che hanno riscontrato un grande successo da parte degli esperti. 

La scelta del vino migliore, la cura del personale e l’attenzione al particolare confermano Acanto uno dei locali più amati e piacevoli in città, per una cena romantica, in famiglia o in compagnia di amici.

 

Cratere di Terrazze DellEtna

 

Perfetta accoglienza da parte del padrone di casa Salvo Andò e della moglie Rosaria Burzotta, che assieme allo chef, hanno condotto la serata.

Una cucina in cui il piatto diventa un concetto filosofico che si trasforma in un percorso, in una storia. Nei piatti si scoprono sapori ricercati, profumi delicati che inebriano. Si viene a conoscenza di un ingrediente nuovo, lo si studia, lo si inizia ad amare e lo si vuole divulgare. 

Piatti sapientemente abbinati ai pregiati cocktail Mixology realizzati dal bartender Ivan Orlando. Una perfetta miscela di ingredienti di ottima qualità, accuratamente dosati ed equilibrati. 

Salvatore Giuliano è un giovane talento, che spinto dall’amore per l’alta cucina ha regalato un persorso sensoriale coinvolgente, in grado di sorprendere i palati più esigenti.

Lo chef apre la serata con un’Amuse bouche che racchiude la freschezza del pescato:La sorpresa dello chef” è uno sgombro marinato con sale, zucchero e aromi; gelatinato con acqua di mare, salsa di edamame e crumble al parmigiano.

 

 

La sorpresa dello chef

 

In abbinamento una rivisitazione del classico americano: americano siculo con bitter, soda e amacardo carciofo e arancia, arricchito con estratto di zenzero. 

L’antipasto è un piacevole contrasto tra la quenelle di baccalà mantecato con porro e patate su vellutata di piselli e latte di bufala, e il contrasto del pisello crudo. 

 

Antipasto baccalà mantecato

 

In abbinamento Chardonnay Schietto dei Principi Di Spadafora. 

Il secondo antipasto mette insieme materie prime del territorio di ottima qualità, esaltate dalla semplicità del piatto: tartare di asparagi, speck d’anatra, veli di tuma persa, tuorlo d’uovo liquido e olio al timo.

 

 In abbinamento Cerasuolo Valle Dell’Acate.

Il primo stupisce e avvolge in una spuma di taleggio che sposa la perfetta cottura del risotto (vialone nano) con carota, sedano, cipolla. Il sapore è estremamente delicato.

 

riso taleggio

 

 

In abbinamento Cratere di Terrazze Dell’Etna. 

Perfetta la cottura del secondo piatto, la rana pescatrice nel suo brodo aromatizzato al cardamomo, verdure di campo primaverili e olio al pomodoro secco. 

In abbinamento Ciuri Terrazze Dell’Etna.

Alla vista il pre-dessert appare come un gioiello, quasi una pietra preziosa: gelatina di fragole, polvere di zenzero e olio al mandarino. 

La serata non poteva che chiudersi in bellezza con il Dessert: La “Passion” del Cioccolato: “Spuma al fruit passion, mousse al cioccolato fondente al pepe nero, mousse al cioccolato, mousse al caremello con cristralli di sale maldon e crumble al cioccolato e meringa. 

In abbinamento cocktail a base di Amacardo al Carciofino.

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Lo chef messinese Paolo Romeo è entrato a far parte della grande squadra di CHIC (Charming Italian Chef) composta da oltre 100 esponenti della cucina creativa italiana, tra chef (oltre 50 stelle Michelin), maestri pizzaioli, panificatori, pasticcieri e gelatieri. 

L’ingresso ufficiale del cuoco messinese nella prestigiosa associazione – che ha l’obiettivo di trasmettere la cultura della cucina di qualità - è avvenuto nel corso del Congresso Chic 2019 che si è svolto oggi, lunedì 15 aprile, a Courmayeur. 

 

Giacca CHIC CHEF

 

Nel corso dell’importante appuntamento, in cui si festeggiavano i 10 anni dalla data di fondazione dell’Associazione, sono stati presentati al pubblico i nuovi progetti, il calendario delle attività previste per l’anno in corso, la nuova edizione della Guida 2019/20 ed i nuovi associati. 

E’ un grande onore – afferma Paolo Romeo - entrare a far parte dell’Associazione che annovera tra gli iscritti professionisti di grande spessore.  Ringrazio il Direttore dell’Associazione Raffaele Geminiani e lo chef siciliano Pietro D’Agostino, al quale sono legato da un rapporto di grande stima. Sono certo – conclude lo chef – che questa nuova esperienza sarà molto utile per la mia crescita professionale”. 

Paolo Romeo, 40 anni, festeggia con l’ingresso in CHIC un anno dal suo ritorno a Messina, dopo tantissimi natali trascorsi lontano dalla sua città per lavoro. Da maggio 2018 è l’Executive Chef del gruppo Ristorativo Grecale Ristorante Italiano, Kajiki ristorante giapponese, Villa Laura Resort, Kon Gusto Catering. La sua cucina sperimenta e ricerca senza estremismi, rispettando e valorizzando le materie prime del territorio. 

 

grecale sala

 

Con l’ingresso di Paolo Romeo nell’associazione si rafforza la presenza dei siciliani “Chic”, diventati 14. Tra loro gli chef stellati Pietro D’Agostino, già consigliere dell’associazione, Accursio Craparo, Vincenzo Candiano e Giuseppe Biuso.

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 Il dolce pasquale per eccellenza, la colomba, incontra il fresco sorbetto al mandarino di Ciaculli e mandorla di Avola. L’eccellente combinazione di sapori dà vita ad un dolce elegante e ricco dei profumi della Sicilia, l’isola in cui è stato ideato. L’iniziativa è di due messinesi, l’Ambasciatore del Gusto Francesco Arena, che ha recentemente ricevuto il premio di “Miglior Fornaio Best in Sicily 2019” (dal Giornale di enogastronomia Cronache di gusto), e del maestro gelatiere Giuseppe Arena, specializzato nella preparazione di granite, sorbetti e gelati artigianali. Legati da un’ amicizia di lungo corso, i due professionisti hanno messo insieme le loro abilità per creare un dolce che parli di Sicilia. 

 

Francesco Arena e Giuseppe Arena

 

La colomba tradizionale realizzata dal Panificio Masino Arena è preparata con la ricetta classica, a lievitazione naturale. “Per la sua preparazione – spiega Francesco Arena – occorrono 48 ore di lievitazione. E’un dolce che faccio personalmente, ha bisogno di tanta cura, e mi piace avere il controllo sui prodotti primari del mio panificio”. Per la colomba viene utilizzato lievito madre, farina di forza W 400, burro di altissima qualità, canditi di arancia e cedro, miele di acacia, vaniglia del Madagascar, scorza di limone e arancia. Per rifinire la colomba viene utilizzata una glassa di mandorle e nocciole. 

 

 

Il dolce di Francesco Arena e Giuseppe Arena

 

Il sorbetto al mandarino tardivo di Ciaculli e mandorle di Avola realizzato dal Bar Gelateria Export viene preparato con le migliori materie prime siciliane, su base acqua. Il suo consumo è quindi adatto agli intolleranti al latte e ai vegani. Il mandarino tardivo di Ciaculli deve il suo nome alla borgata palermitana in cui è stato scoperto ed al periodo di maturazione, (che avviene a marzo). Il contenuto zuccherino e la buccia sottile, fanno di questo mandarino un agrume dal gusto inconfondibile. Ricco di vitamine C, B1 e B2, F e betacarotene, il mandarino Ciaculli è presidio Slow Food. Le mandorle originarie della zona di Avola sono le cultivar più pregiate sui mercati internazionali. Il risultato è un sorbetto in cui i due sapori si legano perfettamente.

Abbiamo scelto questo abbinamento – spiega Giuseppe Arena – perché il mandarino richiama i canditi mentre la mandorla richiama la glassa che ricopre la colomba. Il risultato è un dolce fresco, perfetto per completare il pasto delle feste Pasquali”. 

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Sorprendente l’agrobiodiversità siciliana, che ci regala sfumature di colori, odori e sapori in gradazioni innumerevoli.

Il mio cammino alla ricerca dei grani antichi siciliani, dell’autenticità del lavoro contadino, delle gemme preziose di madre natura, non può trovare confini in un’isola dove terra, mare e profondità vulcaniche sono antologia del pianeta terra.

Il grano antico siciliano ‘maiorca’, fino ad ora inteso solo quale grano tenero, è l’unica varietà di frumento “bianco” ripreso dai contadini negli ultimi anni.

 

spighe maiorca

Dalle varietà siciliane, in un percorso a ritroso, si sta svoltando alla varietà locale. La vera peculiarità della regione sta proprio qui, come per i dialetti, diversi nel raggio di 5-10 km, anche per i vegetali tra una contrada e l’altra, il terreno si presta meglio a questa o quella varietà, o persino la stessa varietà assume diverse caratteristiche.

Divulgare questa ricchezza rientra, suppongo, tra le mie “missioni”.

Adesso che ho scoperto una nuova, straordinaria, varietà di grano tenero, voglio condividere con voi le sue caratteristiche, i benefici del consumo, i profumi, i sapori, gli usi.

 

logo a penna

L’azienda agricola Valpilieri®, situata nel territorio di Niscemi (CL), ha selezionato un grano antico locale, coltivato da sempre nelle loro terre.

Il termine dialettale è “tiraddittu”, che per loro scelta commerciale diventa marchio Tiraditto.

 E’ un grano tenero con glutine leggero, molto ricco in sali minerali e oligoelementi, funzionali e benefici per il nostro organismo. 

La farina di Tiraditto possiede alti contenuto di selenio e magnesio, ed è preziosa fonte di fosforo, necessario per la crescita e lo sviluppo osseo dei bambini.

E’ ideale per la panificazione, la pizza casalinga ed i forni professionali. Sublima ogni dolce.

 

spighe titaditto                                               

                              (Immagine di proprietà azienda agricola Valpilieri®, tutti i diritti sono riservati)

 

Presenteremo il prodotto in un corso in cui ci si metterà direttamente alla prova pratica con gli impasti.

La lezione sarà tenuta da Giovanni Zuccarello, chef e consulente per la prestigiosa Pizzeria Sazi e Sani

Il locale, primo forno a Catania ideato per la divulgazione di prodotti a base di grani antichi, con lievitazioni lunghe, è il luogo che ospiterà l’evento.

 

sazi e sani impasto

Lo chef del locale Sazi e Sani, già da molto tempo impiega la farina di grano TiradittoGiovanni seleziona con gradissimo rigore la qualità delle materie prime, non solo per gli impasti. Prodotti artigianali e di alto valore qualitativo accompagneranno la degustazione dei lievitati.

 

pizza 1

Il corso è teorico-pratico, ogni partecipante metterà le “mani in pasta” facendo esperienza diretta delle caratteristiche della farina di Tiraditto.

Continuiamo insieme la ricerca e la scoperta del nostro patrimonio di biodiversità, ma per apprezzarlo realmente bisogna riconoscerlo e saperlo valorizzare, dietro indicazioni di chi ne ha già competenza.

Posti limitati!

Per info e prenotazioni inviare una mail a fooditinera@federicagenovese.com

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Mak Mixology ristorante e cocktail bar all’interno della storica Galleria delle Vittorie, uno dei posti più suggestivi del centro storico di Palermo, si rinnova puntando all’avanguardia di sapori, consistenze, materie prime ed abbinamenti. Una filosofia che cambia volto attraverso una nuova forte identità gastronomica: una scommessa che porta il nome dello chef palermitano Fabio Gandolfo.

 

FABIO GANDOLFO MAK MIXOLOGY

 

 

La sua è una cucina riconoscibile e di personalità, che recentemente è cresciuta in sicurezza e ritmo, dove mixa la cultura d'origine con ingredienti locali.

Fabio Gandolfo prende il comando della cucina del Mak Mixology, un luogo in cui vanno in scena le personalità e i desideri dei commensali. 

 

Mak drink

 

Nei suoi piatti risalta il patrimonio gastronomico del territorio, da cui attinge sapori dalla assoluta pienezza, ma si gusta anche l’impronta delle esperienze fatte fuori regione. Fabio ha lavorato presso le cucine rinomate di diversi alberghi e ristoranti, tra questi il ristorante Babette ad Albenga, segnalato dalla guida Michelin 2019. 

 

Mak

 

“Mak Mixology è un luogo d'ospitalità raffinata – afferma Filippo Genovese, il titolare - perfettamente in linea con la vocazione del territorio. L’obiettivo è quello di regalare all’ospite un’esperienza multisensoriale in un luogo dove passato e presente si fondono nel gusto del bello”.

 

Matteo Bonandrini Luca Catanzaro e Nicolò Cottone

I piatti sposano l’arte dei cocktail Mixology: drink studiati e realizzati con eleganza, tecnica e cura dai Bartender Matteo Bonandrini e Luca Catanzaro, col supporto di Nicolò Cottone

 

 

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 In India, nello Stato di Karnataka, si lavora alla realizzazione della Culinary farm a Bengalore, una scuola di cucina per una elité di studenti che aprirà una finestra internazionale sulla cultura enogastronomica Italiana, indiana, fusion e sud arabica.

 

Karnataka

Per volontà della famiglia Pryianandan Reddy, a gestire interamente l’istituto di cucina italiana sarà lo chef di Taormina, la stella Michelin Pietro D’Agostino, che ha accolto con grande entusiasmo la sfida che potrebbe partire già a fine anno. 

“Sono felice e onorato di accettare questa opportunità con grande responsabilità e spero di essere all’altezza del compito che mi è stato assegnato. Porterò la mia storia e la mia esperienza sui banchi di una scuola che punta all’eccellenza”. 

Sono stati coinvolti anche la scuola Cast Alimenti di Brescia e Intrecci della famiglia Cotarella, che si occuperà della sala. 

 

Intrecci

In diecimila metri quadrati, progettati da uno degli studi di architettura più importanti dell’India, sorgeranno cinque plessi dedicati alle scuole, con uno spazio esterno interamente dedicato all’agricoltura, dove verranno impiantati e coltivati cultivar nostrane: dalle vigne di grillo e Cabernet Savignon, Sirah, agli ulivi, limoni, mandorli.

“Avrà forma di fiore – racconta d’Agostino, di ritorno da un sopralluogo appena effettuato – l’idea è quella di portare un pezzo di Italia lì”.

Nelle zone adiacenti dove sorgerà la struttura, sono stati già realizzati tre alberghi delle lussuose catene Four Season, Marriot e Holiday INN. La scuola nasce per soddisfare il bisogno sempre più crescente di una fetta di popolazione, la più facoltosa, di valicare i confini nazionali e avere una visione internazionale di ciò che fa più tendenza.

“Il mestiere dello chef è molto apprezzato – commenta D’Agostino –  quello italiano ancora di più, perché continuano a percepire i nostro Belpaese come la terra promessa, di noi amano tutto, la moda, lo stile di vita, le nostre bellezze artistico-culturali, il mare, il sole e naturalmente anche la cucina".   

Ci saranno comunque molti studenti italiani, per la presenza di una folta comunità. I corsi dureranno undici mesi: quattro mesi saranno dedicati alle lezioni in aula con un programma ricco che spazia dalle tecniche ai fornelli alla lingua e la storia italiana; poi seguiranno quattro mesi di stage in India; un altro mese di teoria; altri quattro mesi di stage in Italia. 

 “Per quanto ci riguarda, non esiste un’unica declinazione della cucina, ma ci sono le isole regionali italiane– spiega D’agostino – per questo preferisco parlare di cucina mediterranea”. La mia squadra di lavoro sarà composta da altri due docenti, un italiano e un indiano che formerò personalmente, il secondo arriverà a Taormina proprio a maggio, starà con me per due mesi, sono molto contento, perché festeggerà con me e la mia brigata del ristorante la Capinera, i miei primi dieci di stella Michelin”.

Nel corso della recente visita effettuata nella città di Bangalore, lo chef D’Agostino, ha anche incontrato il console italiano, Stefania Costanza.

“É palermitana, ci ha dato una grande disponibilità, se arriveremo a completare i lavori, per una grande inaugurazione – anticipa lo chef – nella settimana in cui in tutte le ambasciate del mondo, a fine novembre, si festeggia la cucina Italiana, con tanti cooking show e cene di gala in programma”. 

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Venerdì, 05 Aprile 2019 09:35

Scacce ragusane con farina Rosso di Sicilia

La farina di Giovanni Billeri, Rosso di Sicilia, conquista ogni giorno nuovi professionisti del settore, ammaliati dalla moltitudine di profumi e sapori che questa miscela di farine riesce a sprigionare.

 

logo

 

Oltre alla ricetta quasi standardizzata che Giovanni ha voluto per il suo pane, di cui abbiamo già parlato nell’articolo precedente (https://federicagenovese.com/index.php/le-mie-ricette/item/121-ricetta-pan-di-patate), è interessante “giocare” ad impastare con la semola da grani antichi siciliani Rosso di Sicilia. Lo si può definire un gioco quasi di magia, perché i profumi che esprime ogni volta si combini Rosso di Sicilia con ingredienti diversi, sempre diversi, lasciano stupefatti.

 

in forno

La semola integra macinata a pietra, deriva da una personale selezione di Giovanni. Una miscela unica da lui brevettata, che diventa sempre più apprezzata non solo da panificatori e pizzaioli.

 

giovanni

Una ricetta facile per preparare le scacce ragusane con Rosso di Sicilia, è quella di base che ho trascritto sotto. Il ripieno è quello tradizionale, ma ho voluto elaborare l’impasto per lasciare spazio alla vostra fantasia. 

        SCACCE RAGUSANE

 

 

copertina

 

    INGREDIENTI

  Impasto

 

500 gr semola Rosso di Sicilia

300 ml acqua

    3 cucchiai vino bianco

    3 cucchiai olio d’oliva

    5 gr lievito di birra

  15 gr sale marino di Trapani

Succo di un limone

   Ripieno

2  grandi cipolle rosse

500 ml passata di pomodoro bio

200 gr caciocavallo grattugiato

Olio evo

Sale

     PREPARAZIONE

    L’impasto

Sciogliere il lievito fresco sbriciolato nell’acqua intiepidita.

Sistemare la farina nell’impastatrice ed avviare la macchina, versare lentamente l’acqua, il succo di limone, il vino. Impastare per qualche minuto aggiungendo alla fine il sale e l’olio d’oliva. Quando l’impasto sarà liscio ed elastico, riporre per un paio d’ore una ciotola e sigillare.

Il ripieno

Affettare finemente le cipolle e soffriggerle, unire la passata di pomodoro e proseguire la cottura aggiustando di sale.

  Assemblaggio

Stendere la pasta con il matterello fino a realizzare una sfoglia molto sottile, dalla forma rettangolare da suddividere poi quadrati.

Versare al centro della pasta il pomodoro, spolverare con il caciocavallo

 

aperta con salsa

 

 A questo punto ripiegare le due fasce laterali verso l’interno.

 

chiusa in due

 

 

Infine ripiegare a libro le due parti.

 

chiusa intera

 

Spennellare con altro olio evo e infornare per circa 30 min a 200°.

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“Amara Terra mia” cantava nel 1971 Domenico Modugno, rielaborazione di una canzone popolare che esprimeva l’amarezza per l’abbandono della propria terra, dove l’agricoltura significava “mani incallite senza speranza”.

Amara è la terra del meridione d’Italia che costringe ad emigrare perché, per quanto fertile, non sfama.

Il settore dell’agrumicoltura in Sicilia, ha subìto gravissimi danni negli ultimi decenni, a causa dell’importazione di materia prima estera a prezzi competitivi. Questo ha comportato l’abbandono di agrumeti ed aziende storiche, anche perché il siciliano era ancora legato a sistemi di commercializzazione e produzione vecchi quanto il feudalesimo.

 

cesta agrumi

Una generazione, quella maturata a cavallo tra i due secoli, è rimasta ferma dinnanzi ai cambiamenti mondiali dell’economia e del commercio.

Nel frattempo i loro figli si formano, studiano, vivono appieno l’era del web e del marketing, agiscono.

Amara è il prodotto di questa evoluzione, la scommessa vinta della famiglia Strano, che ha reinvestito il patrimonio ereditato, una terra ricca di arancia rossa, dando un nuovo senso e valore alla materia prima.

 

Edo e Marghe

La declinazione al femminile dell’amaro siciliano più conosciuto, ha un duplice significato. Il primo riferimento è all’ingrediente che lo caratterizza, la scorza di arancia rossa siciliana prodotta negli agrumeti ai piedi dell’Etna. Ed il genere è anche un omaggio alle donne, per il cui gradimento e consumo è stato prevalentemente concepito.

 L’idea di una ricetta unica, dove le scorze di arancia rossa ed un infuso di erbe aromatiche esprimono un gusto fresco ma deciso, ha ottenuto un riscontro di successo straordinario.

 

arance bucce

L’elezione ad ambasciatrice di Amara, mi ha oltremodo lusingata. L’associazione tra un infuso di elementi mediterranei, la femminilità, e la mia immagine, mi ha certamente ripagata dalle tante amarezze che la nostra terra spesso non ci risparmia.

LA MIA MISSION A CIBO NOSTRUM - COOKING FEST - LE SOSTE DI ULISSE.

Avevo già anticipato in un post su Facebook quale sarebbe stata la curiosità da soddisfare durante gli eventi, conoscere dagli chef l’ingrediente a cui avrebbero abbinato Amara.

Sebbene con le dovute differenze di stile e carattere, ho registrato una uniformità di associazioni. Primo posto ex equo, pesce e dolci.

Il presidente de Le Soste di Ulisse, Pino Cuttaia ha risposto che Amara serve come un vino da meditazione, oltre a stare bene su qualunque piatto, ed il suo vicino di banco Accursio Craparo, altrettanto decisamente ha pensato ai crostacei.

 

Pino Cuttaia 

 

Mentre Vincenzo Candiano serviva il suo “arancino cassata”, naturalmente a quel dolce lo abbinava. Anche Massimo Mantarro ha risposto sulla cassata.

 

mantarro

 

Pierpaolo Ruta, che già conosce bene gli abbinamenti tra cioccolato ed arance, si incuriosisce pensando alla mandorla tostata, ed anche Alessandro Ingiulla risponde “mandorla”. Marco Baglieri e Toti Fiduccia servono già Amara nei loro cocktail, e grande sorpresa la dichiarazione di Giuseppe Biuso che nel nuovo menù ha un piatto dove l’amaro è già un ingrediente, insieme al polpo.

 

Giuseppe Biuso

 

Fuori dal coro Valentina Chiaramonte, che immagina una tartare d’asina, mentre la donna chef dell’anno, Martina Caruso riporta al pesce gli aromi di Amara.

Giuseppe Raciti lo vuole con il pistacchio, Tony lo Coco rilancia ancora su una cassata rivisitata dalla forma sferica. Il mio tour si conclude nella delicatezza eterea, di una idea di spuma alle arance rosse con latte di mandorla di Pietro d’Agostino.

 

pietro n

 

 

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