Blog
Menu
Giovedì, 28 Febbraio 2019 09:35

Grani antichi, ecosostenibilità e celiachia.

Il ritorno dei grani antichi è sintomo di una società che vuole invertire la rotta, avendo compreso di stare percorrendo la strada dell’autodistruzione.

Grani antichi non è il titolo un romanzo romantico dell ‘800.

E’ divenuto un concetto bandiera, portatore di ideali tendenti alla contro globalizzazione. Un fatto sociale che nasce dal disorientamento.

nello campi 2

      (Nello Blangiforti) 

La contemporaneità in agricoltura si misura con il riappropriarsi della identità di un territorio, nella ricerca dei contadini di quelle che furono le sementi autoctone o adattate al loro contesto geografico.

“Oggi coltivare i grani antichi significa stare a passo con i tempi, volgere lo sguardo verso il futuro partendo da ciò che la natura ci ha regalato, una “retroinnovazione” che da più parti viene condivisa e che punta agli ordinamenti colturali alternativi basati sulla sostenibilità”

 sostiene Il dott. Nello Blangiforti, ricercatore presso la Stazione Sperimentale di Granicoltura di Caltagirone.

 

nello campi 3

Assistiamo al consolidamento di nuovi circoli virtuosi. La sostenibilità di micro-ecosistemi che si ripercuote a livello globale, la ritrovata rete di relazioni che si esplica nel rapporto tra i vari produttori e operatori di filiere corte, circoscritte nel raggio di pochi km e comunque sempre regionali. Fino alla riconquista, dopo più di mezzo secolo, del rapporto diretto tra produttore e consumatore, un rapporto di fiducia e nuove interlocuzioni sociali che si instaurano e si moltiplicano.

Si attua così la riappropriazione dell’identità territoriale, per chi produce e per chi consuma. 

I benefici si ripercuotono a catena, già riscontrabili nel giro di pochi anni,

  • Creazione di occupazione dovuta al recupero di aree rurali abbandonate
  • Ilriassetto ed il ripristino paesaggistico altrimenti in stato di degrado ed abbandono 
  • L’ecosostenibilità, dovuta alla rimessa a coltura dei terreni
  • Lo sviluppo di cicli produttivi che chiudano la filiera nel raggio di pochi chilometri
  • Il recupero dell'agrobiodiversità

 

campi stazione

E nonostante le rese delle varietà antiche siano minori rispetto a quelle moderne, in compenso si adattano molto bene ai metodi di coltivazione biologica.

Continua il dott. Nello Blangiforti

“La salute sta al centro di questo nuovo paradigma. Alimentarsi in modo sano significa vivere più a lungo ma soprattutto meglio. Un alimento che proviene da sistemi a basso input è un alimento che rispetta la nostra salute e la salute della terra”

 

libro grani antichi

In Italia, il sistema di monitoraggio Okkio alla salute del Centro Nazionale di Prevenzione e Controllo delle malattie che fa capo al Ministero della Salute, riporta che oltre il 40 per cento degli italiani soffre di patologie dovute a un regime alimentare sbagliato.

Numerosi gli studi in corso, di diversi enti di ricerca, sulle correlazioni tra alimenti e problemi di salute, nonché tra l’uso di fitofarmaci e gravi, se non terminali, malattie.

La correlazione tra consumo di grani moderni e celiachia è ancora sotto osservazione,

“Al giorno d’oggi uno degli aspetti più interessanti della riscoperta dei grani antichi è il loro impatto più blando, rispetto ai prodotti alimentari ottenuti dai grani comuni, sulla malattia celiaca e sull’altra forma di intolleranza alimentare nota come gluten sensitivity (Carnevali et al, 2014)”. (1*)

Ed ancora

“Le relazioni che sussistono tra lo stile alimentare di ogni individuo e la sua salute sono ampiamente documentate e sono determinate da diversi fattori, tra cui la composizione e le proprietà delle materie prime alimentari, gli effetti dei trattamenti a cui sono sottoposte, nonché dai prodotti della loro digestione nel tratto gastro-intestinale”. (1*)

 

campo e papaveria

Nel dubbio, preferiamo consumare esclusivamente derivati da grani antichi siciliani biologici.

 

 

 Foto dall'archivio della Stazione Sperimentale di Granicoltura. 

 

(1*) https://www.enterisi.it/upload/enterisi/documentiallegati/ABSTRACTConvegnoAISTEC2017_13660_985.pdf

 (2*)http://www.expo2015.org/magazine/it/sostenibilita/grani-antichi--una-risorsa-per-il-futuro.html

Pubblicato in Blog

 Bruxelles comunica in questi giorni dati positivi sull’agricoltura al femminile.

Con il 32% di donne a gestire le aziende, l'Italia è uno dei paesi dall'agricoltura più rosa in Europa. Lo dicono i dati Eurostat, riferiti all'anno 2016.

Il settore è dominato dagli uomini in tutta l'Unione, ma l'Italia è tra gli otto Stati in cui la situazione è migliore della media Ue, dove il 28% delle aziende è condotta da donne.

Fanno meglio del nostro paese solo le tre Repubbliche baltiche e la Romania. In Danimarca e Olanda, tradizionalmente considerati Stati tra i più aperti alla parità di genere, la percentuale di agricoltrici è rispettivamente dell'8% e del 5%.

 

 donna su balla

 

 Dal generale al particolare, il cursore si ferma proprio al centro della Sicilia, dove quattro sorelle si sono fatte custodi di una eredità che va ben oltre quella familiare.

Ad Enna, Silvia, Tiziana, Anna e Gea, con la guida della madre Delizia, in seguito alla morte prematura del padre, devono provvedere a mandare avanti l’azienda agricola ereditata dai nonni. 

Le donne Turco, che creano la società “Le sorelle Turco”, proseguono le attività prese in possesso mostrando capacità straordinarie.

 

Sorelle logo

 

 

Le più caratteristiche produzioni di quello specifico territorio sono presenti nell’azienda delle donne Turco.

Su un’estensione di duecentocinquanta ettari in regime biologico già dal ’92, (quando in Sicilia non era nemmeno conosciuto e diffuso il vocabolo) si producono materie prime di grande pregio.

  La conversazione con Silvia potrebbe protrarsi per ore, per la minuzia di particolari affascinanti che emergono dalla sua conoscenza

 

silvia

“Il nostro uliveto è una vera rarità, le piante di circa 200 anni, sono disposte con una tecnica che si diffuse nella zona solo 100 anni più tardi, un impianto a sesto specializzato solo per la produzione d’olio e non a duplice attitudine. Le varietà presenti sono tonda iblea, giarraffa, biancolilla, nocellara messinese, ogliarola, nocellara etnea ed una varietà locale di cui non vi è nome. L' olio che produciamo ha ottenuto il riconoscimento IGP Sicilia”.

Antica anche la produzione dello zafferano, che appena raccolto viene conservato sotto vetro per mantenere inalterato l’intenso profumo e tutte le qualità espresse dal fiore fresco. 

 

zafferano

Il nonno coltivò anche un mandorleto, ed anche qui si contano molte varietà che Silvia sostiene abbia voluto appositamente il nonno poiché importanti per la biodiversità. 

 

mandorle

Come impongono i dettami della tradizione agricola, si affianca alla pratica della coltivazione l’attività di allevamento. Anzi, proprio per le caratteristiche del terreno, gran parte della loro azienda è dedicata all’allevamento della linea vacca- vitello allo stato brado.

 

vacca vitello

 

Onorano in maniera egregia la millenaria coltivazione dei grani.

“Sono socia da sempre della cooperativa Dittaino - prosegue Silvia - a cui conferisco una parte del mio grano, ma grande lavoro dedico ed ho dedicato al recupero delle antiche varietà, adottando tecniche antiche per mantenerle in purezza. Creiamo un piccolo campo sperimentale dove avviene la semina manualmente per iniziare a riprodurre i semi. 

 Così abbiamo fatto con la “priziusa” in passato e quest’anno per la varietà trentino, che non è chiamato così per la provenienza ma perché ci sono 30 chicchi nella spiga.

Poi produciamo tumminia, maiorca, margherito e russello”.

 

grano maiorca

La mamma, Delizia, si occupa della gestione burocratica, Silvia racconta che è l’unica a poter dare direttive agli operai e le figlie devono conferire con lei perché faccia da intermediaria.

Le sorelle Turco fruiscono la cultura contemporanea, appresa nei percorsi di studio di ognuna, e dominano quella agraria per il contesto socio culturale in cui sono cresciute. Tale commistione, ha reso tangibile il successo della loro attività.

 

 

Pubblicato in Blog

Presidio Slow Food, il Cavolo Trunzo, è apprezzato tanto per le sue proprietà benefiche quanto per la sua bontà. Il terreno lavico gli conferisce, oltre ai numerosi sali minerali e alle vitamine, soprattutto B6 e C9, anche il tipico colore violaceo, capace di influenzare il gusto del prodotto stesso. 

Tra i custodi del cavolo trunzo, l’azienda agricola Monaci delle terre Nere di Zafferana Etnea ed il ristorante attiguo Locanda Nerello, secondo presidio Slow Food sull’Etna, riconosciuto dall’Unione Europea per la conservazione nel registro delle sementi, dove si continua a coltivare la verdura riutilizzando le vecchie tecniche basate sulla sostenibilità ambientale e sulla stagionalità dei prodotti. La tenuta è impegnata per la causa del movimento Slow Food, garantendo una produzione di qualità di circa una tonnellata all’anno.

 

cavlotrunzo 2

“ Siamo pienamente coinvolti nella produzione di prodotti della terra di qualità - commenta il founder Guido Alessandro Coffa - ci sforziamo per una fornitura di auto-sostentamento per il nostro ristorante e il recupero del territorio, a partire dall’agricoltura. Essere presidio Slow Food del cavolo trunzo ci impegna molto e ci inorgoglisce, diamo il nostro contributo per mantenere in vita una produzione che, diminuita sin dagli anni Quaranta, soppiantata da produzioni più redditizie, rischia oggi di scomparire”. 

Nella cucina di Locanda Nerello il Cavolo Trunzo arriva percorrendo neppure 100 metri dall’orto interamente coltivato secondo un regime di bio-sostenibilità, affidata alle mani laboriose degli agricoltori che lavorano in azienda, assieme alla produzione di 33 varietà di erbe e piante aromatiche, come salvia, menta, maggiorana, timo, lavanda, nepitella, che ricreano una mappa olfattiva ideale che conduce a scoprire il sottobosco tutto intorno all’Etna e i 155 tipi di piante autoctone. Arriva in cucina seguendo il ritmo delle stagioni, e viene celebrato in tutte le cotture e in mille abbinamenti, ma c’è un piatto che non manca mai in menu, da ottobre almeno fino a gennaio: l’insalatina di merluzzo su cavolo trunzo, arance candite ed olio Eco alle nocciole di Sant’Alfio. Il pesce particolarmente buono in questa stagione, viene marinato con scorzette di limone ed erbette aromatiche tritate, raccolte nel vicino orto.

 

escursione cavallo monaci box 600x400

Molti gli chef siciliani che hanno dedicato almeno una ricetta a questa semplice, buona e sana verdura, non solo della provincia etnea. Da Pino Cuttaia, 2 stelle Michelin, ristorante La Madia di Licata, che lo ha interpretato come un secondo di carne, farcito con acciuga, cavolo e mollica, servito su una bagna cauda rivisitata, insaporito di bottarga e cosparso di mollica essiccata in padella, che diventa la parte croccante, alla neo stella Alessandro Ingiulla, ristorante Sapio di Catania, con il suo stinco di vitello in crosta, aromatizzato con cavolo di Aci in lamelle sottili, misticanza di campo, crema di rape rosse e succo di carne ristretto.

 

trunzo insalata

Piatti dove l’estetica, la ricerca e la sperimentazione, esaltano un ingrediente apparentemente povero, ma ricco di preziosi principi nutritivi.

 

 

Pubblicato in Blog

           “Nuatri ama mangiari”.

Così si difendono i ladri di agrumi, dopo essere stati scoperti.  

La giustificazione più lecita, il cibo deve essere un bene di tutti, ma il lavoro fatelo voi, noi cogliamo i frutti. Letteralmente.

 

camion agrumeto

Succede a chi coltiva il proprio piccolo orto, dove la mattina non ritrovi più quel cavolfiore che crescevi con gli occhi fino la sera prima. Ed accade, non  la notte, ma in pieno giorno, a chi ci lavora con la terra.

Le aziende più estese non possono essere presidiate ad ogni ingresso, per cui, macchine colme di adulti e bambini si fanno strada tra gli agrumeti, e ci si mette “al lavoro”.

 

viale agrumeto

Per le aziende di grandi dimensioni che vogliono tutelarsi dai danni del furto di tonnellate di prodotto, significa un ulteriore investimento, che ha un peso sul bilancio non indifferente.

Se si calcola che ogni giorno servono i guardiani ad ogni ingresso, per tre mesi si spendono fino a 15,000 euro. Spese che si sommano a quelle di gestione necessarie per i lavori, il mantenimento e la raccolta.

L’agrumicoltura è un settore martoriato in questo senso, ad ogni angolo di città e nei paesi, durante l’inverno abbondano motoapi e camion con montagne di agrumi, la cui unica garanzia di tracciabilità sono cartoni da scritte sgrammaticate dove il senso è, in sintesi, “arance nostrane”, nostrane di chi?

 

bottega arcoria

 

 

Un esempio positivo è invece quello di Giosuè Arcoria, agrumicoltore alla quarta generazione, da vent’anni lavora all’azienda agricola ereditata dal padre. 

Oggi è presidente di Confagricoltura giovani Catania. Un lavoratore instancabile, che non teme minacce perché conta sui sacrifici che affronta quotidianamente.

 

giosuè solo

“Mi sveglio e vado a lavoro quando è ancora buio, e rincaso nuovamente col buio, non vedo quasi crescere nemmeno i miei figli, e lotto e lavoro costantemente perché nessuno mi sottragga i frutti del mio lavoro. Se qualcuno non ha soldi per procurarsi il cibo, io offro lavoro”.

 

trattore in azienda

Gli chiedo, retoricamente, se anche la sua azienda non abbia attraversato la crisi del mercato agrumicolo,

“La fase più dura l’abbiamo attraversata circa 12-13 anni fa, quando volevo mollare tutto perché il prodotto si vendeva dai 10 al massimo ai 20 centesimi al kg.                                                                                                                                         L’investimento era troppo alto rispetto al guadagno. I commercianti si approfittavano degli agricoltori e ci strangolavano. La svolta è avvenuta quando abbiamo deciso di creare il nostro marchio e dotarci di un magazzino. Poi abbiamo avviato la conversione in bio, e da quattro anni siamo in pieno regime biologico.                                                                                                   Contemporaneamente abbiamo cercato partner in tutta Italia. Io e mio fratello abbiamo viaggiato in auto per tutta la penisola, per espandere la nostra rete.                                                                                                                                                        Ci abbiamo creduto ed oggi sono pienamente soddisfatto. Siamo in espansione con un aumento della superficie produttiva superiore cinque volte rispetto a dieci anni fa, quando volevo abbandonare tutto. Abbiamo aperto un punto vendita in Veneto ed in Sicilia si sono avviate collaborazioni importanti, come quella che dura da sette anni con Sanpellegrino”.

 

arancia gabbiettta

Molto criticato per il suo partenariato con Mc Donald, per la cui fornitura di agrumi destinate alle spremute, ha vinto un bando indetto dalla multinazionale.

“So che loro con i nostri prodotti vogliono rifarsi dall’immagine negativa, ma la loro presenza sul nostro territorio è forte, e poter essere presente in un fast food per la parte che vuole esprimere genuinità e territorialità mi rende orgoglioso.” 

Almeno lui, ci mette la faccia.

Pubblicato in Blog

Il glifosate in Sicilia ha i giorni contati? Speriamo.

 

Lo scorso 11 gennaio, nella Sala Rossa all’Assemblea Regionale Siciliana, è stato presentato da un gruppo parlamentare, un disegno di legge che ha per oggetto la difesa della salute, delle acque superficiali e sotterranee, del suolo e dell’agricoltura.

 

sala rossa

                                                                                            (Sala Rossa dell'Assemblea regionale Palermo, foto www.siciliarurale.eu)

 

L’obiettivo in tal senso è l’abolizione dell’uso del glifosato e dei neonicotinoidi (insetticidi letali per le api e molti altri insetti pronubi) in tutti gli ambiti, sia agricoli che civili e la conversione in biologico entro il 2025 di tutte le produzioni agricole dell’isola.

 

foto glifosate

 

Presenti diverse associazioni ed istituzioni, università, rappresentanti dei consumatori e della “coalizione stop glifosato” che raccoglie, a sua volta, una quarantina di associazioni, enti e istituzioni pubbliche. 

In prima linea gli esponenti dell’agricoltura biologica, degli ambientalisti e degli apicoltori. 

Hanno invece manifestato il loro disappunto le associazioni agricole, assenti perché gli agricoltori che vogliono continuare ad operare in convenzionale non ne trarrebbero benefici bensì limitazioni da tali provvedimenti. 

 

trattore glifosate

 

Ma anche loro dovranno “piegarsi” alle direttive europee e mondiali che regolamentano la tutela ambientale.

A conclusione del tavolo di coordinamento, la sigla di un documento che ha sancito l’impegno da parte di tutta la rete partecipativa. L’impegno sottoscritto servirà ad elaborare emendamenti e proposte, nonché la redazione di un documento da sottoporre alla Presidenza dell’Ars che è intervenuta al tavolo dando piena disponibilità ad istituire una sottocommissione ad hoc.

 

Pubblicato in Blog