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Sorprendente l’agrobiodiversità siciliana, che ci regala sfumature di colori, odori e sapori in gradazioni innumerevoli.

Il mio cammino alla ricerca dei grani antichi siciliani, dell’autenticità del lavoro contadino, delle gemme preziose di madre natura, non può trovare confini in un’isola dove terra, mare e profondità vulcaniche sono antologia del pianeta terra.

Il grano antico siciliano ‘maiorca’, fino ad ora inteso solo quale grano tenero, è l’unica varietà di frumento “bianco” ripreso dai contadini negli ultimi anni.

 

spighe maiorca

Dalle varietà siciliane, in un percorso a ritroso, si sta svoltando alla varietà locale. La vera peculiarità della regione sta proprio qui, come per i dialetti, diversi nel raggio di 5-10 km, anche per i vegetali tra una contrada e l’altra, il terreno si presta meglio a questa o quella varietà, o persino la stessa varietà assume diverse caratteristiche.

Divulgare questa ricchezza rientra, suppongo, tra le mie “missioni”.

Adesso che ho scoperto una nuova, straordinaria, varietà di grano tenero, voglio condividere con voi le sue caratteristiche, i benefici del consumo, i profumi, i sapori, gli usi.

 

logo a penna

L’azienda agricola Valpilieri®, situata nel territorio di Niscemi (CL), ha selezionato un grano antico locale, coltivato da sempre nelle loro terre.

Il termine dialettale è “tiraddittu”, che per loro scelta commerciale diventa marchio Tiraditto.

 E’ un grano tenero con glutine leggero, molto ricco in sali minerali e oligoelementi, funzionali e benefici per il nostro organismo. 

La farina di Tiraditto possiede alti contenuto di selenio e magnesio, ed è preziosa fonte di fosforo, necessario per la crescita e lo sviluppo osseo dei bambini.

E’ ideale per la panificazione, la pizza casalinga ed i forni professionali. Sublima ogni dolce.

 

spighe titaditto                                               

                              (Immagine di proprietà azienda agricola Valpilieri®, tutti i diritti sono riservati)

 

Presenteremo il prodotto in un corso in cui ci si metterà direttamente alla prova pratica con gli impasti.

La lezione sarà tenuta da Giovanni Zuccarello, chef e consulente per la prestigiosa Pizzeria Sazi e Sani

Il locale, primo forno a Catania ideato per la divulgazione di prodotti a base di grani antichi, con lievitazioni lunghe, è il luogo che ospiterà l’evento.

 

sazi e sani impasto

Lo chef del locale Sazi e Sani, già da molto tempo impiega la farina di grano TiradittoGiovanni seleziona con gradissimo rigore la qualità delle materie prime, non solo per gli impasti. Prodotti artigianali e di alto valore qualitativo accompagneranno la degustazione dei lievitati.

 

pizza 1

Il corso è teorico-pratico, ogni partecipante metterà le “mani in pasta” facendo esperienza diretta delle caratteristiche della farina di Tiraditto.

Continuiamo insieme la ricerca e la scoperta del nostro patrimonio di biodiversità, ma per apprezzarlo realmente bisogna riconoscerlo e saperlo valorizzare, dietro indicazioni di chi ne ha già competenza.

Posti limitati!

Per info e prenotazioni inviare una mail a fooditinera@federicagenovese.com

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E’ trascorso esattamente un anno da quando, con Ettore Moliteo, abbiamo coinvolto un gran numero di persone nel nostro primo corso di cucina.

Il successo è stato decretato dall’ unione tra più elementi.

Accertato innanzi tutto un forte interesse sul tema, non solo dei grani antichi siciliani, ma sulla riscoperta di tutte le materie prime territoriali per la realizzazione delle nostre ricette.

 

ettore sacca a poche

 

La differenza sta dunque nell’origine, nel modo in cui si origina il pensiero di ogni consumatore.

Se si acquista pensando al prodotto, al produttore, al territorio ed alla salute, gli interessi si rivolgono inevitabilmente alla qualità, al biologico, al km zero.

 

grano maiorca

 

Chi sceglie di seguire un corso che abbia come focus l’impiego dei grani antichi siciliani, che si tratti di panificazione o pasticceria, ha già fatto una scelta ben precisa, etica, salutista ed ambientalista.

 La cucina naturale ed etica, senza nessuna rinuncia al gusto, è la filosofia che conduce lo chef Ettore Moliteo a traguardi sempre più ambiziosi.

 

foto ettore

 

Dalla sede catanese della scuola del Gambero Rosso, dopo varie esperienze in prestigiose cucine siciliane tra cui Locanda Don Serafino, il giovane chef sente di dover assecondare la sua propensione ad un altro modo di fare cucina.

  Migra a Milano e si forma al ristorante Joia - Alta Cucina Vegetariana , al fianco di Pietro Leeman.

Era proprio quello il suo destino.

Ora Ettore dirigere la brigata dell’Hotel Raphaël di Piazza Navona a Roma, lussuoso ristorante vegetariano dove proprio Leeman lo ha voluto a rappresentarlo.

Ettore Moliteo, si specializza costantemente nella pasticceria vegana e salutistica, le ricette che propone sono equilibrio perfetto tra gusto e leggerezza.

 

foto di gruppo

 

Vi aspettiamo al corso di questo Natale, il 13 dicembre a Catania dalle ore 14,00.

Per appagare la gola senza troppi sensi di colpa!

 

Per avere tutte le Info e prenotare la tua postazione, scrivi a

fooditinera@federicagenovese.com

Whatsapp 3286827750

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Si avvicina un nuovo appuntamento con la panificazione d’autore.

Il prossimo 16 novembre a Catania, un corso firmato Francesco Arena e Molini Riggi.

 

logo riggi

 

Il bakery chef messinese Francesco Arena, fornaio da tre generazioni, Ambasciatore del gusto e membro del prestigioso Richemont Club, è una new entry nell’associazione Simenza - cumpagnia siciliana sementi contadine.

Fin da piccolo al Panificio Masino Arena, il laboratorio di famiglia da tre generazioni, cresceva tra giochi e farine. 

 

pane francesco

 

Qui comincia i primi esperimenti gastronomici di acqua, lievito e semole.

Finiti gli studi di istruzione superiore, decide di iniziare a lavorare nel panificio e di seguire le orme del padre Masino, che lo guida da subito, grazie ai suoi anni di esperienza, rendendolo un professionista.

Il lievito madre e la ricerca di nuove tecniche di produzione diventano la sua passione principale.

Segue il corso di alta formazione per panificatore di CAST Alimenti con Piergiorgi Giorilli, fondatore e presidente onorario del Richemont Club Italia.

Nel 2016 supera l’esame di ammissione al Richemont Club Italia sez sud.

Nello stesso anno, durante il Salone del Gusto di Torino, è chef bakery ufficiale dello stand Sicilia.

 

straordinario

 

Diventa dunque un professionista sempre più curioso ed attento alle materie prime, predilige i presidi slow food e punta sulla panificazione di farine da grani antichi siciliani, rigorosamente molite a pietra. Qui l’incontro con la famiglia Riggi. 

I Molini Riggi, anch’essi soci Simenza, sentono quasi come una missione il voler produrre farine e derivati di altissima qualità.

 

sul trattore

 

La posizione centrale di Caltanissetta pone il molino al centro del “Granaio d’Italia e l’azienda come riferimento.

Negli ultimi 50 anni, infatti, abbiamo sviluppato un forte know-how e un solido rapporto con i fornitori dei nostri grani antichi. Essi ci forniscono il 100% di materie prime siciliane certificate: cereali biologici di grande qualità”.

Ma una volta ottenuto il prodotto, è necessario che mani esperte lo lavorino per poterne esaltare le caratteristiche. 

La molitura a pietra naturale produce infatti una farina a granulometria irregolare, il suo sapore è ricco e le proprietà nutrizionali superiori rispetto ad altre tipologie dello stesso prodotto.

 

pietra mulino

 

I corsi di panificazione e cucina con i grani antichi macinati a pietra, servono a riappropriarsi di un saper fare utile alla salute.

 

 

 

Per ottenere informazioni ed effettuare prenotazioni al corso inviare una mail all’indirizzo fooditinera@federicagenovese.com

O tramite whatsapp al numero 3286827750

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La lezione sull’impiego dei grani antichi siciliani, oltre alle dosi ed alla manipolazione, sottintende la grande voglia di divulgare, da parte nostra, e di apprendere, da chi con attenzione ci ascolta, le nostre radici culturali.

Il corso per professionisti che si è svolto pochi giorni fa, è nato dalle numerose richieste di chef, panettieri e pizzaioli che nonostante i molti anni di esperienza si ritrovano a dover mettere in discussione le tecniche acquisite in fase di formazione, che coi nostri grani antichi si scontrano e falliscono.

 

foto 1

 

Questo vale per coloro che sono sempre attenti all’innovazione, al cambiamento nei gusti, ai nuovi trend. Ma vale specialmente per quei ristoratori sensibili ed attenti alla provenienza ed alla qualità della materia prima.

Forte è l’attenzione in questo momento sul tema “made in Sicily”, e vincenti sono i (bravi) Chef che selezionano con rigore gli ingredienti da trasformare.

Poter servire in un prestigioso ristorante un pane auto-prodotto, e presentarlo come frutto del lavoro sinergico tra un agricoltore, un grano, un mugnaio ed un artigiano, è il traguardo per l’evoluzione siciliana.

Davide Cicciarella, da chef a bakery chef, ha ormai una padronanza invidiabile in fatto di semole integre da grani antichi siciliani e lievito madre, ed ha trasmesso ai colleghi corsisti tutta la sua passione ed i suoi segreti.

 

davide

 

Simenza-cumpagnia siciliana sementi contadine, che patrocina i corsi, un pò come una mamma ci supporta e guida.

Le aziende sponsorizzano dietro una mia accurata selezione.

In questo corso, ancora una volta, le varietà di grani maiorca, russello, perciasacchi, tumminia del mulino a pietra Antichi Granai.

Con le quali abbiamo sfornato pane, pizza e focacce eccezionali, profumate e buonissime.

 

antichi granai

 

Ospite sempre gradito il Caseificio La Cava - pregìati di gusto, con il primo sale tipicamente nostrano, che abbiamo fuso tra strati di morbida focaccia, ed i bocconi di mozzarella fiordilatte, che hanno reso la pizza un piatto gourmet.  Marchio della caseificazione d’alto livello, perfetto connubio tra tradizione ed innovazione.

 

Logo La Cava colore

 

Per la prima volta Casa Morana, il pomodoro siciliano trasformato in una passata fresca e profumata.

Un’azienda che propone la passata per pizza come fosse fatta in casa.

Tanta cura ed attenzione nella trasformazione del pomodoro, che solo chi conosce la qualità ed i sapori autentici può apprezzare.

D’obbligo dunque un ringraziamento ad ognuna delle aziende.

 

casa morana pizza

 

Con Davide Cicciarella, vi regaliamo la ricetta di un buonissimo pane!

 

 

Pane di Perciasacchi integrale Antichi Granai

Ingredienti:                                       

1 kg  Perciasacchi integrale Antichi Granai

700   gr di acqua (circa)

100    gr lievito madre

18      gr sale

20      gr olio evo 

Preparazione:

Sciogliere nell’acqua 700 gr di farina, lasciare riposare nello stesso contenitore per circa 20 min.

Trascorso il tempo di riposo aggiungere il lievito madre impastando ancora per far amalgamare bene.

Aggiungere dunque la restante farina e, una volta ben incorporata versare il sale.

Infine l’olio extravergine d’oliva.

In una ciotola scoperta da pellicola lasciare riposare l’impasto per 2 ore.

Versare l’impasto su un piano da lavoro e passare dunque alla formazione dei panetti. Riporre a lievitare per 2/3 ore.

La cottura del pane dipende dal forno impiegato, in un forno domestico generalmente va cotto alla temperatura massima per un tempo non inferiore ai 45 min.

Published in Le mie ricette

La sua passione per la panificazione è cresciuta parallelamente all’amore per i grani antichi siciliani.

Davide Cicciarella, chef raffinato e scrupoloso, ha modi pacati ed equilibrati, dietro ai quali si cela un inaspettato fermento.

 

davide insegna 2 

 

Dopo il diploma di scuola superiore, studia per tre anni filosofia ma poi deve cambiare rotta ed inizia un percorso lavorativo abbastanza lungo nel campo dell’immobiliare.

Nel 2014 sente di dover invertire la rotta ed inseguire una passione che freme. Quasi con irresponsabilità, lascia il lavoro e stravolge la sua vita. 

Si iscrive e frequenta in modo appassionato il corso per chef presso la Scuola di Enogastronomia Mediterranea Nosco, a Ragusa Ibla.

Si distingue sin da subito tra i corsisti, infatti, non appena conseguito il diploma, comincia a lavorare al ristorante “Il Cenobio” come capo partita ai primi, all’interno della struttura Nosco.

 

pane sulla tavola

 

 

Durante i mesi di studio, conosce e si appassiona al mondo della panificazione e della lievitazione naturale, che solidifica nella prima esperienza da chef e che diventa amore ed ossessione.

Nel 2015 lascia il “Cenobio" e per una stagione va a lavorare in una storica trattoria del ragusano, Trattoria del Carmelo.

Nel 2016 è chiamato a dirigere come executive chef  la cucina de “L’ Eremo della Giubiliana”, prestigioso ristorante in Marina di Ragusa.

Torna a Nosco, nel 2017,  e questa volta in veste di executive Chef del ristorante “Il Cenobio”. 

Ma nel frattempo la panificazione e gli impasti con lievito madre e grani siciliani diventano la sua “ossessione”. 

 

davide icavolato 

Il 2018 un’altra svolta, decide di dedicarsi al mondo della panificazione a tempo pieno, apre un laboratorio di panificazione dove si impiegano esclusivamente grani antichi siciliani e fermentazione naturale.

Inaugura, ed ottiene immediatamente un grande successo 

Fermento - officina zero, panificio gourmet dove dove il pane ed il grano di Sicilia ritrovano identità.

 

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La presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, lancia un nuovo allarme per la tutela del comparto agrumicolo regionale.

L’ occasione è data dalla presenza di arance di provenienza estera sui banconi della grande distribuzione a Catania.

Federica Argentati, in conferenza stampa, ribadisce che la filiera agrumicola siciliana deve puntare sulla qualità, ed è urgente più che mai il piano di settore nazionale.

“Sotto casa a Catania, all’interno di un punto vendita di una importante catena della GDO, ho trovato in vendita arance Valencia provenienti dallo Zimbabwe, al prezzo di 1,79 euro al chilo. C’è sicuramente da riflettere. Quel che è certo è che dobbiamo rafforzare la filiera siciliana per valorizzare meglio le nostre le produzioni.

 

Federica Argentati Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia

(Federica Argentati) 

"Che lo Zimbabwe venga a vendere le arance a Catania fa sorridere - continua Argentati - ma rappresenta anche un monito e uno stimolo per tutta la filiera agrumicola siciliana e italiana. Un richiamo a fare rete e sistema perché nel mondo non siamo i soli a produrre agrumi e dobbiamo crescere, migliorare, organizzarci meglio.

Purtroppo la GDO fa il suo mestiere e mette sullo scaffale i prodotti di cui riesce ad approvvigiornarsi con facilità e a prezzi per lei convenienti. Difficile contrastare il mercato invocando dazi e barriere, anche se sicuramente è necessario trattare condizioni di reciprocità e controlli fitosanitari stringenti sui prodotti che entrano in Italia. Quello che deve fare la filiera agrumicola siciliana, che sicuramente produce agrumi di alta qualità e super controllati, è puntare ai consumatori. Le nostre arance, in primis quelle Rosse, sono uniche: dobbiamo dimostrarlo e comunicarlo in Italia e all'estero". 

 

agrumi 3

 

Secondo Argentati, serve un Piano di settore nazionale che punti alla valorizzazione della agrumicoltura siciliana, con le misure che da già da tempo sono state indicate dalla fase di produzione a quella di trasformazione: monitoraggio delle produzioni, supporto alla riconversione degli agrumeti colpiti dal Tristeza Virus, controlli fitosanitari sui prodotti di importazione, capacità di aggregazione, valorizzazione commerciale, campagne di comunicazione e di educazione alimentare, indicazione di provenienza sulle etichette dei prodotti trasformati, diffusione del consumo dei prodotti freschi e trasformati dal fresco nelle scuole e negli ospedali. 

 

agrumi 2 2

In merito all’export anche di lunga distanza, Alibaba ha chiesto  alla nostra regione quantitativi di arance per il mercato cinese, ma ancora le trattative sono in corso. 

Arance, limoni e mandarini siciliani sono il top della qualità, riconosciuti in tutto il mondo ed in Italia; hanno i marchi di garanzia Dop e Igp e le produzioni biologiche sono in netta crescita.

 Un patrimonio che va tutelato, puntando alla qualità e da affermare in primis nel mercato locale.

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Friday, 05 October 2018 09:36

Grani Antichi Siciliani, i corsi di cucina.

Ripartono i corsi di cucina dedicati ai grani antichi siciliani.

Organizzati da Federica Genovese food blogger e patrocinati dall’associazione Simenza – cumpagnia siciliana sementi contadine.

E’ un progetto di ampio respiro che coinvolge mugnai, agricoltori, chef e maestri della panificazione, nonché tutti coloro i quali tutelano e valorizzano l’agrobiodiversità siciliana.

 

con Pippo Conti

(Federica Genovese e l'agricoltore custode di grani antichi Pippo Conti. Photo credits Simone Genovese photography)

Abbiamo imparato a creare impasti con farine industriali molto raffinate e ricche di glutine dalla qualità discutibile, ma che garantiscono elasticità e facile gestibilità.   

Di contro, le farine integre molite a pietra, seppur nutrizionalmente superiori, creano qualche difficoltà nella trasformazione.

I corsi, oltre a fornire indicazioni tecniche sulla lavorazione di queste farine, sono finalizzati a rieducare vista, tatto e palato all’autenticità dei sapori dei nostri grani. 

 

pane

 

La genuinità di una materia prima non trattata, coltivata localmente e maturata al sole rispettando i tempi della natura, si traduce in un prodotto prezioso per la salute, secondo le affermazioni del dott. Paolo Caruso e prof. Paolo Guarnaccia dell’Università di Catania, dipartimento Agricoltura Alimentazione Ambiente:

Le farine di  grani  antichi  si caratterizzano altresì per un contenuto e una varietà maggiore di sostanze fitochimiche biologicamente attive come  polifenoli (flavonoidi,  lignani,  isoflavoni),  carotenoidi, tocoferoli e fibre.  A cui vengono attribuite  importanti funzioni di  nutraceutica, incluse le attività antitumorale, antinfiammatoria, immunosoppressiva, cardiovascolare, antiossidante e antivirale (Dinelli et al., 2007)". (1*)

 

timiliaprciasacchimargherito copia

 

Il grano è un prodotto che va riscoperto, in ogni suo aspetto

I grani antichi sono vocati a tecniche di trasformazione rispettose dell’esigenza di mantenere le caratteristiche nutrizionali, quali ad esempio la molitura integrale che è caratteristica tipica dei mulini a pietra”. (1*)

la timpa 2

(mulino storico ad acqua "La Timpa", Ragusa Ibla)

 

Altro altro aspetto determinante, secondo il dott. P. Caruso ed il prof. Paolo Guarnaccia riguarda

"I processi di lievitazione – con particolare riguardo alla natura dei lieviti utilizzati e ai tempi di lievitazione – a loro volta incidono sulla qualità del prodotto finale. Il lievito di birra, in particolare, conduce a una fermentazione rapida e a un’elevata produzione di CO2. Viceversa l’utilizzo della c.d. ‘pasta madre’ consente in genere di ottenere prodotti da forno connotati da maggiore digeribilità e minor presenza di sostanze anti-nutrizionali. Con effetti positivi sulla microflora intestinale, apporto di sostanze che prevengono le malattie degenerative e migliore qualità del glutine (Di Cagno et al., 2008)". (1*)

Il tatto è dunque un aspetto importante, motivo per cui i corsi sono di tipo teorico-pratico. Ogni partecipante metterà le “mani in pasta” facendo esperienza diretta delle caratteristiche dei nostri prodotti.

 

foto corsiti

 

Da quest’anno ci sarà una novità, oltre ai corsi amatoriali anche quelli dedicati a professionisti del settore, chef, pizzaioli, panettieri che desiderano riconvertire la loro attività puntando su materie prime di qualità. 

Non solo grani e derivati ma ogni corso vedrà partner produttori di olio d’oliva, vini, prodotti caseari, birrifici artigianali ed altre materie prime che valorizzano l’agrobiodiversità siciliana.

 

Le sedi in cui cui si svolgeranno i corsi sono Catania, presso  SEAN 1949 e Termini Imerese (Pa) presso CHINNICI s.r.l.

Per maggiori informazioni e prenotazioni inviare una mail all’indirizzo fooditinera@federicagenovese.com

(1*) https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/grani-antichi-analisi-dei-superfood

 LOGO SIMENZA

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Mi nutro di cibo e di parole. Vado per impastare e mille curiosità mi sorgono.

Oggi ho desiderio di preparare i cantucci che durante il corso con lo chef Ettore hanno avuto grande successo (tant’è che le corsiste non me ne hanno lasciato assaggiare neanche uno!)

Stamattina mi alzo, e penso e mi dico: “Oggi faccio i biscotti”.

Mi fermo e rifletto: “Oggi faccio i bis-cotti”.

Oggi il pretesto per eviscerare il mio pensiero riguardo il binomio cibo - lingua,  azzeccatissimo è.

Le farine ed i grani, di cui sempre vi racconto, custodiscono valenze, connessoni e simbologie non ancora pienamente comprese da noi tutti (e che non è certo mai si sveleranno del tutto)

Cerco di procedere con ordine.

Il collegamento con i cantucci è immediato perché la modalità della loro cottura esplicita il significato linguistico più intrinseco. E capiamo perchè.

Il Dizionario Treccani distingue il sostantivo maschile dall’aggettivo:

biscòtto    s. m. [lat. mediev. biscoctus, comp. di bis- «bis-1» e coctus, part. pass. di coquĕre«cuocere»].

– 1. Propr. agg., cotto due volte; con quest’uso solo nella locuz. pan biscotto (ma anche semplicem. biscotto), pane tagliato a fette e posto una seconda volta nel forno per eliminare completamente l’umidità e assicurare la lunga conservazione; lo stesso scopo è ottenuto a volte con una sola cottura prolungata a temperatura moderata per evitare la bruciatura: in tal modo è fabbricata la galletta. 

[http://www.treccani.it/vocabolario/biscotto/]

E questo per chiarire la mia contentezza nel preparare oggi un “vero” biscotto, dal momento che i cantucci, cotti una prima volta nella forma di un filoncino, vanno bis-cotti quando li si taglia a fette. (Ognuno è contento a modo suo!)

 La seconda riflessione in cui vorrei coinvolgervi, è quella che mi fa entusiasmare ogni qualvolta io debba ricorrere alla consulenza del Vocabolario della Crusca.

Anche oggi, mentre digito “biscotto” sul sito della più famosa Accademia.

Sullo schermo del pc si decodifica una scheda della quarta edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca (1729-1738)  dove è definito: “Pane due volte cotto”.  

E veniamo al punto.

L’Accademia che studia e fissa la lingua italiana dalla fine del 1.500, prende il nome da uno degli elementi ritenuti più umili all’epoca nell’alimentazione, la crusca.

Essa è una parte del chicco di grano, quella considerata di scarto quando i mulini  non rendevano una farina omogenea come possiamo fruirne adesso, che abbiamo ritrovato pacificazione con l’integro.

I fondatori dell’Accademia della Crusca infatti, si identificavano come “la brigata dei crusconi” per via di quelle che definivano le loro “cruscate” (conversazioni di poca importanza). Diedero dunque questo nome alla loro congrega per distinguersi dall’Accademia fiorentina, con scopi manifestamente più ambiziosi.

Determinante il fatto che si aggiunse ai fondatori Lionardo Salviati, soprannominato l’infarinato (nulla è casualità per i mei collegamenti), per la direzione che egli impostò:

Lo stesso Salviati dette nuovo significato al nome di Crusca, fissando l’uso della simbologia relativa alla farina e attribuendo all’Accademia lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca (che in spagnolo significa el salvado).

Nel 1590, infatti, si scelse come simbolo dell’Accademia il frullone, lo strumento che serviva per separare il fior di farina dalla crusca.

Come motto venne invece scelto il verso del Petrarca “ il più bel fior ne coglie”.

[http://www.accademiadellacrusca.it/it/laccademia/storia/primordi-fondazione]

Così i fondatori, ammettendo di “far cruscate”, iniziarono un percorso che vale esattamente quanto la crusca.

 L’Accademia, a differenza di altre coeve, ha attraversato i secoli, non solo sopravvivendo all’erosione del tempo ma piuttosto rinnovandosi, custodendo e divenendo simbolo della lingua Italiana.

Ora tutto torna.

La lingua, l’Accademia, hanno accompagnato l’evoluzione di uomini e tecniche nel ripristinare l’equilibrio di un seme.                  

La Crusca, da alimento di scarto, ritrova finalmente il suo ruolo ed il suo luogo,  parte integrante e vitale nel chicco di grano.

Ah sì, la ricetta!

 

Cantucci di Grano Tenero Siciliano Varietà “Maiorca” e Pistacchio di Bronte

 INGREDIENTI

  • 280 g Uova
  • 450 g Zucchero di Canna
  • 650 g Farina di Grano Tenero “Maiorca”
  • 100 g Burro
  • 4 g Sale
  • 500 g Pistacchi di Bronte
  • Scorza di un Limone
  • Scorza di un’Arancia

PREPARAZIONE

 Miscelare su una spianatoia la farina insieme allo zucchero ed il sale, amalgamarvi la scorza grattugiata degli agrumi il burro già ridotto a tocchetti.

Sbattere le uova e versarle nell’impasto poco per volta, aggiungerne un po’ solo dopo che la quantità precedente sia stata interamente assorbita. In ultimo aggiungere i pistacchi interi e lavorare fin a quando sono ben distribuiti

Formare dei filoncini del diametro di circa 3 cm e sistemare sulla placca da forno.

Cuocere per 12 min. a 170°.

Togliere dal forno, lasciare intiepidire. Tagliare i filoncini a fette di 1cm di spessore, sistemare nuovamente sulla placca ed ultimare la cottura per ancora 6 min. a 170°

Tra gli sponsor dell’evento i liquori Giardini d’Amore, con cui abbiamo accompagnato l’assaggio dei nostri cantucci. Matrimonio felicissimo!

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