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Le Radici rappresentano le nostre origini, la nostra storia, il principio di ogni cosa che ci ha fatto diventare ciò che siamo oggi.

 Nella nostra cucina non ci sono regole, non ci sono limiti, convivono le tradizioni del territorio e le tecniche più innovative

A Siracusa inaugura Le Radici, ristorante presso l’hotel Relax.

Alla guida i titolari Sebastiano e Maurizio Urso, quest’ultimo anche executive chef, attualmente vicepresidente della prestigiosa Euro-Toques Italia e Presidente dell’Accademia Nazionale Italcuochi.

 

 

Maurizio e Sebastiano Urso

Maurizio e Sebastiano Urso

 

Il profumo di casa, di famiglia, di ciò che fa bene al cuore e all’anima attraverso i ricordi. 

Sapori, rumori, sensazioni provate da bambini e che dalla memoria rivivono oggi sul piatto. Un ritorno alle origini attraverso un viaggio di sapori innovativi e gourmet. 

E’ nato da qui il progetto Le Radici. 

 

AGNELLOARROSTITO IN PADELLA CON RETE DI MAIALINO LASUA GLACE EPAPATE RATTE AL BURRO E ROSMARINO

AGNELLO ARROSTITO IN PADELLA  E PAPATE  AL ROSMARINO

 

 

Un ambiente accogliente, elegante ma libero da formalità, in grado di far sentire i commensali come a casa. Il ristorante ospita al suo interno 40 coperti, per gli eventi fino a 220. Mentre la terrazza, ideale per la bella stagione, accoglie altri 40 coperti e circa 250 coperti per gli eventi attorno alla piscina. 

Le Radici è un luogo che dalla terra accompagna gli ospiti in un percorso di riscoperta della materia prima, tra passato e presente, rendendoli protagonisti di un momento magico, di un’esperienza unica.

 

 

CREMOSO ALCAFFE E ANICE STELLATO SU SALSA DI LIQUIRIZIA E TERRA DI FRUTTA SECCA

CREMOSO ALCAFFE E ANICE STELLATO SU SALSA DI LIQUIRIZIA E TERRA DI FRUTTA SECCA

 

Maurizio Urso trascorre molti anni all’estero. Rientrato a casa, si scommette nel proporre qualcosa di nuovo pur partendo dalla propria terra ma includendo l’esperienza data dagli incontri e dalla frequentazione con grandi maestri come Gualtiero Marchesi, Sergio Mei, Giorgio Nardelli e Gianfranco Vissani, con il quale dal 2006 avvia una assidua collaborazione che continua ancora oggi. 

 

MAURIZIO URSO

 

Maurizio Urso utilizza ingredienti semplici attorno ai quali germoglia ogni suo piatto. La cucina dello chef è legata al territorio, ma anche ai ricordi personali. Impegnato in una incessante ricerca di nuovi accostamenti e sensazioni. Una devozione per il suo territorio che si riflette in ogni suo piatto, 

Lo Chef  Urso, nel proprio ristorante, propone piatti di pesce fresco di giornata ma anche di terra e vegetariani, utilizzando solo prodotti locali dei quali conosce la provenienza, la storia e il valore sociale e culturale. Carni, ortaggi, frutta, salumi e formaggi provenienti da piccole e pregiate produzioni artigianali.

 

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Coldiretti Sicilia lancia un grave allarme: il prezzo dell’olio siciliano è crollato.

Ora un chilo di olio extravergine d’oliva siciliano sfuso vale poco più di 4 euro.

 A rimetterci, ancora i produttori, sottoposti oggi ad oscillazioni di mercato causate dalle importazioni e dalle speculazioni in atto in altre regioni. 

 

 papà e saro

 

 Vendere a pochi euro significa omologare la produzione e per questo – sottolinea Coldiretti Sicilia - è indispensabile oggi più che mai conoscere la provenienza dell’olio e preferire le Dop e le Igp, in grado di garantire la qualità. 
Nel 2019 – afferma ancora Coldiretti Sicilia – nell'Isola sono state prodotte circa 35 mila tonnellate di olio. E dopo la pessima annata del 2018 il prezzo è stato buono per alcune settimane ma adesso c’è un pericoloso gioco al ribasso che sta provocando la crisi di tutto il mercato.

Ma chi è l’artefice di questo gioco, volto a sopprimere il mercato siciliano e italiano?

Risponde Giosuè Catania, presidente APO Catania.

 

Giosue

“La politica del sottocosto, utilizzata dalla grande distribuzione organizzata, deride il lavoro dei produttori, è un’offesa alla qualità e mortifica anche le aspettative del consumatore che crede di acquistare altro. Il problema deriva da paesi super produttori come la Spagna, che ha una produzione 10 volte superiore all’Italia. La Spagna ha giacenze degli anni precedenti, ed il momento propizio per commercializzarle, è proprio adesso che vi è disponibilità di prodotto italiano. Ciò determina un crollo dei prezzi. Si aggiunge il fenomeno della triangolazione irregolare, che coinvolge Tunisia e Marocco, da cui si acquista altro prodotto, poi immesso sul mercato italiano a basso costo. La politica del sottocosto andrebbe eliminata, poiché in quelle bottiglie non c’è qualità”. 

Il problema è molto grave, il consumatore non se ne rende conto, e la grande distribuzione ha la meglio.

“Nessuna tutela dunque per il consumatore - prosegue Giosuè Catania - che acquista per l’80%  presso supermercati, dove l’olio è venduto a 3,50. E invece la direzione da percorrere è una campagna di comunicazione che veicoli l’altissima qualità nutrizionale dell’olio extravergine italiano. Produciamo ormai per vendere all’estero, dove il consumatore è più consapevole”.

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Bucciddatu o cucciddatu, o altre varianti a seconda dell’area linguistica.

Il panettone in Sicilia è una assoluta modernità.

 Vero dolce della tradizione natalizia regionale, è una bellissima corona decorata, colorata di canditi e farcita con frutta secca, fichi, uva passa, spezie, marmellata di arance. Espressione della biodiversità agraria siciliana.

Il bucciddatu era il re delle festività natalizie, ma molti altri dolci sono simbolo del più atteso evento dell’anno.

Alcuni hanno nomi incomprensibili anche per chi ancora li pronuncia, come i tirrimmulluri che si preparano a Randazzo (Ct), sull’Etna (https://bit.ly/391Z2vO). Ma è solo uno dei tanti modi di indicare gli antichi dolci a base di mosto cotto

 

tirrimmulluri

 

 

Più conosciuti in tutta la regione col nome mostaccioli,

mostaccioli Musumeci

(Mostaccioli della Pasticceria Musumeci di Randazzo, Ct)

 

anche se questi presentano varianti con miele al posto del mosto cottoo si differenziano nettamente come quelli di Erice (https://bit.ly/2ECbrJ4)

 

 

mostaccioli Erice

( I mostaccioli eicini di Maria Grammatico)

 

  Se invece la base dell’impasto è la frutta secca, entriamo nell’area dei nucattuli, ancora ampiamente diffusi nella regione, con le relative distinzioni tra aree geografiche. (Una ricetta alternativa qui https://bit.ly/2Meiewv

 

 

cantucci

 

Pezzetti croccanti di torrone, e gommose formine di mostarda d’uva (https://bit.ly/2Q6WG6h) e cotognata completavano il quadro della natività siciliana.

 

mostarda e cotognata

  

 Raccontare i dolci della tradizione siciliana, qualunque sia il dolce, qualunque sia il luogo in cui ha avuto origine, significa raccontare la storia di un popolo nei suoi aspetti sociali ed antropologici, e sviscerare il vissuto di una comunità ed il suo rapporto di scambio con il territorio e le materie prime

 

torrone 

  

La pasticceria casalinga siciliana è emblema e sintesi dell'evoluzione di una cultura in cui convergono le influenze di molte altre culture, di tutte quelle che hanno dominato un popolo che, sebbene sottomesso, si è espresso riversando nel rapporto con il cibo, dalla produzione delle materie prime alla tavola, il suo modo di essere e di relazionarsi con gli altri e con ogni sfera che attenga alla vita umana.

La religione ha un ruolo cruciale in questo percorso a ritroso.

Il dolce è consolazione, ricompensa, è la carezza che non trovava coraggio né spazio tra il duro lavoro quotidiano. 

 

cotognata pezzetti

 

Sebbene la cultura fosse quella della gestualità ostentata, espressione di personalità forti e mezzo grazie al quale costruire la propria identità, era spesso solo lì, nel sostegno alla comunicazione verbale e nel lavoro che aveva campo di azione.

In quel contesto culturale, esternare i propri sentimenti non era cosa semplice, anzi era forse considerato sintomo di debolezza. 

La società patriarcale, in cui i bambini non vivevano appieno la loro infanzia poiché vi era la necessità che diventassero presto adulti, esigeva rigore e non lasciava spazio ai sentimentalismi, perchè braccia che lavorassero servivano meglio delle carezze.

Ma in quello stesso contesto, dove così ferrea era l'osservanza delle regole religiose, che spesso imponevano la privazione dei piaceri del corpo, la gola come la lussuria non riuscivano ad essere domate. 

Ed il dolce diventa trasgressione e peccato, ma non si può farne a meno, così lo si riconduce alla sfera del lecito e per fare ciò si offre a quella stessa divinità che vieta di godere dei piaceri del palato, perchè, se lo si condivide non è più peccato. 

 

lune

( Le Lune, dolce di Natale tipico di Paternò, Ct)

Ad ogni festa del calendario liturgico religioso, ogni paese della Sicilia dedica il meglio che le antiche massaie riuscirono a tirar fuori dagli ingredienti di cui disponevano, per offrire ad adulti e piccini quella carezza di cui tutti, almeno ogni tanto, hanno bisogno.

Così ancora oggi, con buccellati, mostaccioli, torroni, perpetuiamo il rito di farci coccolare dalle tante prelibatezze che vogliono significare il Natale.

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Friday, 20 September 2019 05:35

Sobremesa, inizio d'autunno con sushi e vini.

Luogo trasparente dall’animo caldo e dalla cucina che profuma di contaminazioni.

Sobremesa,  il ristorante in Piazza Cassa di Risparmio 11, situato nel cuore di Palermo, apre all’autunno con una deliziosa novità: l’aperisushi dalle materie prime made in Sicily.

 

sushi sobremesa piazza borsa palermo

 

Un fantastico viaggio verso il piacere assoluto grazie a una nuova formula, pensata dal titolare Luca Lo Dico e realizzata dallo chef Pietro Li Muli, che abbina a deliziosi finger food una selezione accurata di vini.

La novità partirà da sabato 28 settembre dalle 19.00 alle 21.00. L’apetitivo avrà una formula esclusiva per l’occasione: Combo Sushi con calice 30 euro per due persone. 

 

SOBREMESA 3

 

Nel combo deliziosi nigiri, hosomaki, uramaki renderanno unica la serata. 

Da Sobremesa anche l’aperitivo tradizionale che avrà un costo di 10 euro a persona. 

Inoltre, chi vorrà potrà proseguire la cena con le ottime proposte firmate dallo chef. Piatti che spaziano dalla tradizione alle creazioni di ricerca e innovazione tra mari e monti in uno dei locali più amati e piacevoli in città, per una cena romantica, in famiglia o in compagnia di amici. 

 

SOBREMESA sala 6

 

Ambiente e design rispecchiano il concept del locale: ricercato, glamour e raffinato. Basta varcare l’uscio per ritrovarsi in un’altra dimensione, estranea e lontana dalla realtà cittadina. 

Costo aperitivo sushi + calice: € 30 a coppia

Costo aperitivo tradizionale + calice: € 10 a persona

Per info e prenotazioni:

Sobremesa Restaurant 

+39 375 5245455

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Una miscela di farine da grani antichi siciliani sta conquistando panifici e pizzerie in numero sempre maggiore, è Rosso di Sicilia, prodotto di punta della gamma “Le farine di Giovanni Billeri”.

La lunga esperienza nella molitura di Giovanni Billeri, lo ha condotto nella ricerca di una miscela perfetta per il suo ideale di pane, l’omonimo Rosso di Sicilia. Giovanni ha selezionato alcune varietà di grani antichi siciliani, per poi bilanciare le percentuali nelle farine e creare un perfetto equilibrio di sapori e profumi, esaltato dalla macina a pietra.

 

logo

 

La versatilità della farina Rosso di Sicilia, facilita nell’ideare ricette sempre diverse, che siano nuove o personalizzazioni di quelle già esistenti.

Questa volta l’input è dato dal desiderio di poter portare fuori casa uno snack genuino, privo di conservanti e additivi e comunque a medio-lunga conservazione.

Così ho ideato i crackers aromatizzati, che mi supportano, insieme alla frutta secca, negli spuntini che intercorrono tra i pasti principali.

 

profilo

Quando si trascorrono intere giornate fuori per lavoro, è altissimo il rischio di avere attacchi di fame ed acquistare la prima cosa che ci capiti a tiro, ovvero prodotti industriali ricchi di sostanze per niente nutrienti e anzi nocive.

I crackers non subiscono gli effetti da sbalzi di temperature, per questo possono essere portati sempre in borsa con noi, placando la fame improvvisa senza intaccare la forma fisica.

A casa naturalmente si spalmano di qualunque cosa ci faccia gola! Dai formaggi freschi, ai patè; dalla marmellata alle creme dolci.

Nella ricetta che segue ho inserito una polvere di agrumi e finocchietto selvatico, aromi siciliani preparati da Sapori di Regalpetra, proprio perché ho pensato ad un consumo senza aggiunta di altri ingredienti, facendo sì che risultino più appetitosi.

 

polvere interno

 

      Ingredienti

260 gr  farina Rosso di Sicilia

180 gr  acqua

   1  gr  lievito di birra

   1       cucchiaio olio evo bio

   1       cucchiaino sale

   1       cucchiaio polvere di agrumi e finocchietto Regalpetra ( a piacere)

         PREPARAZIONE

  • Scaldare poco l’acqua, appena è tiepida sbriciolarvi il lievito e sciogliere bene.

 

farina e aromi

 

  • In una ciotola capiente versare la farina, aggiungere il cucchiaio di aromi e miscelare. Versare l’acqua con il lievito ed iniziare ad impastare, alla fine aggiungere l’olio ed il sale , continuare ad impastare finché diventa liscio ed elastico.
  • Coprire con una pellicola e lasciare a riposare tre ore circa.

 

panetto e rotella

 

  • Riprendere l’impasto, suddividerlo in panetti, stendere con il matterello delle lunghe strisce rettangolari, dello spessore di 2-3 millimetri.

 

 

striscia intera

 

 

  • Suddividere i crackers con un coltello affilato o una rondella, tagliando prima in maniera decisa per formare il singolo cracker e poi delicatamente procedere con un unica linea orizzontale al centro per creare il punto di divisione.

 

sul tagliere

 

  • Bucherellare con uno stuzzicadenti le superfici, sistemare su una teglia ricoperta da carta da forno e far cuocere a 180° per 10- 15 min.

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Sempre più diffuso l’impiego del tartufo siciliano, apprezzato dopo un iniziale scetticismo anche nell’ambito della ristorazione dagli chef più attenti.

Ma non basta l’ entusiasmo, il tartufo siciliano è in cerca di identità e di regole. Sono tanti i cavatori siciliani, ma anche provenienti da oltre lo Stretto, ad approfittare di un sottobosco generoso ma che presto potrebbe irrimediabilmente impoverirsi per l’eccessiva pressione antropica. I Comuni siciliani, affannati nei tentativi di recuperare i buchi finanziari, potrebbero intercettare, così come accade in molte regioni italiane, nuove risorse dai diritti versati da chi, per diletto o per professione, si dedica alla ricerca e alla raccolta dei tartufi. Ma non solo. I tartufi possono rappresentare una valida alternativa di reddito (principale o integrativa) in un contesto economico fragile come quello delle zone interne, marginali e montane.

 

invito convegno 2 aprile 2019

 

La raccolta e la commercializzazione dei tartufi spontanei e di quelli prodotti in tartufaie realizzate ad hoc in altre regioni italiane, infatti, è una attività ormai da tempo consolidata e regolamentata. 

La Sicilia è riconosciuta tra le 14 regioni tartufigene italiane, ma a differenza di molte altre che rientrano in questo gruppo, non si è ancora dotata di una legge ad hoc che permetta di valorizzare questo prodotto del sottobosco vietando al contempo vere e proprie predazioni. 

 

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Delle difficoltà di oggi, del vuoto legislativo da colmare, delle esperienze delle altre regioni, ma anche delle interessanti potenzialità che i funghi sotterranei possono offrire, si parlerà nel corso del convegno “Norme in materia di raccolta, coltivazione, commercio e tutela del consumo dei tartufi nella Regione Siciliana” che si svolgerà il prossimo 2 aprile alle ore 9,30 a Palazzo dei Normanni presso la Sala Piersanti Mattarella (già Sala Gialla) dell’ARS e durante il quale verrà presentato il disegno di legge di iniziativa parlamentare n.496/2019. 

Il convegno, moderato da Sergio Ferraro Presidente Amet onlus, Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria, dopo i saluti del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, On.le Gianfranco Miccichè, prevede il contributo di Giuseppe Venturella, ordinario di botanica forestale e micologia all’Università di Palermo e la presentazione del disegno di legge da parte del primo firmatario, il deputato Pd Nello Di Pasquale, Michele Catanzaro Vice Presidente della Commissione Attività produttive, Giusy Savarino, Presidente della Commissione Ambiente e del micologo Arturo Buccheri

 

 

tartufi siciliani

 

La proposta di legge depositata lo scorso 19 gennaio è stata elaborata grazie alla collaborazione del Centro di ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, dell’Università di Palermo, Dipartimento SAAF e di alcune associazioni micologiche siciliane: “La ferula“ di Mazara del Vallo, Gruppo Micologico Siciliano onlus di Palermo, Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria onlus di Palermo, Associazione micologica Padre Bernardino di Ucria, Associazione Micologica e naturalisica onlus “Micelia” di Palermo, gruppo micologico Akrense di Palazzolo Acreide. 

Tra gli interventi anche quelli di due assessori: Edgardo Bandiera, Agricoltura, e Salvatore Cordaro, Ambiente. A seguire gli interventi programmati della nutrizionista Gabriella Perrone, dell’agronomo e forestale Giovanni Landini, di Marco Morara dell’Unione Micologica Italiana, di Antonino Iacono, presidente del Centro ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, di Mario Tamburello, presidente del Gruppo Micologico Siciliano, di Mario Prestifilippo, micologo esperto cavatore di tartufi. Al presidente della Regione Nello Musumeci sono affidate le conclusioni. 

L’iniziativa si conclude (alle 13,00) con le prelibatezze al tartufo siciliano proposte dagli chef Domenico Pipitone ed Andrea Davì. 

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Il terzo appuntamento con Cantine in Cucina, Il format ormai consolidato e di successo di Enosteria Sicula, ospiterà la cantina Benanti.

 

Vini Benanti

 

 Segue il successo delle prime due serate, dove la prima ha visto partecipe Fondo Antico di Trapani e la seconda  Feudo Montoni di Cammarata, il percorso verso un nuovo evento per Enosteria, un viaggio tra caratteri e fragranze della gastronomia di Gioacchino Sensale.

 

 Gioacchino Sensale chef

Gioacchino Sensale 

Il resident chef, Ambasciatore del Gusto e membro di Euro-Toques, Gioacchino Sensale, abbina la sua arte ai  vini siciliani.

Mercoledì 27 marzo sarà grandissimo onore per i titolari di Enosteria Sicula, Danilo Ciulla, Massimo Rallo e Piero Scelfo, avere ospite la cantina Benanti, storica e secolare azienda agricola etnea a conduzione familiare, realtà di fama sia nazionale sia internazionale, ed uno dei suoi titolari, Antonio Benanti

 

Antonio Benanti

Antonio Benanti

Come fin qui in ogni serata, il leitmotiv che caratterizza tutte le cene è la gradita presenza di produttori, enologi e brand ambassador che raccontano le proprie origini, storia e mission aziendale, coinvolgendo nelle disamine il pubblico dei commensali attraverso analisi, aneddoti ed eventi che riguardano la genesi delle etichette aziendali in degustazione.

 

 

Enosteria Sicula Sommelier 2

 

Sarà rispettata come sempre la “regola” del one-to-one: ad ogni piatto sarà abbinato un vino diverso. Questa volta gradita eccezione sarà quella di avere due primi piatti e, di conseguenza, due vini differenti da abbinare. Le etichette sono selezionate da Marcello Malta, giornalista, degustatore ufficiale Ais Italia e consulente del ristorante, assieme a Livia Ricevuto, sommelier Ais e maître di sala. Ai commensali, che saranno gli assoluti protagonisti, andrà, vino dopo vino, diritto di parola per lo scambio di opinioni con gli ospiti della cantina, sia sugli abbinamenti alle portate sia sulle note organolettiche dei vini.

 

 

Il menù

Amuse-bouche
Sorpresa dello chef


Antipasto
Spatola fritta con susina sciroppata di Monreale, cipolla rossa in agrodolce e mandorle di Noto salate

In abbinamento: “NoblesseMetodo Classico Brut
(100% Carricante)

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Primo piatto

Tortelli in brodo di pesce con cannella e limone 

In abbinamento: “Pietra Marina” Doc Etna Bianco Superiore 2015 (100% Carricante)

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Secondo primo piatto

Gnocco di patate con seppia e salsiccia di suino nero dei Nebrodi

In abbinamento: Etna Rosato Doc 2017
(100% Nerello Mascalese)

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Secondo piatto
Agnello... profumo di griglia
In abbinamento: “Rovittello” Doc Etna Rosso 2014
(90% Nerello Mascalese, 10% Nerello Cappuccio)

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Dessert

Crema di ricotta con piccoli frutti rossi e cioccolato di Modica

Prezzo: 60 € per persona
Contatto Fb: Cantine In Cucina

Per info e prenotazioni:

Tel. +39 339 4531471
Via Torrearsa, 3 - 90139 Palermo

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Gli agrumi siciliani protagonisti a “Linea Verde”, nella puntata che andrà in onda su Rai 1 domenica 24 marzo alle ore 12,20

 

Arancia ribera

 

Il Distretto Agrumi di Sicilia ha accompagnato i conduttori Federico Quaranta e Peppone ad esplorare il meraviglioso territorio dell’Arancia di Ribera Dop, andando alla scoperta delle sue qualità organolettiche e salutistiche e riscoprendo l’incanto di una parte della Sicilia di eccezionale bellezza, dal punto di vista agrario, naturale e gastronomico. Un territorio vocato agli agrumi e riscoperto anche da molti giovani che sono tornati a puntare sulla coltivazione di una delle eccellenze agrumicole siciliane come l’Arancia di Ribera, unica arancia Dop in Italia. 

 

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 Federico Quaranta

 

Un territorio che, come molti altri in Sicilia legati alle produzioni agrumicole di qualità, si sposa sempre di più con il turismo. Tema affrontato nel corso della puntata, da Federico Quaranta con il presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, Federica Argentati , chiacchierando a bordo di un trattore.

 

Federico Quaranta e fFederica Argentati

 

 

 «Valorizzare le eccellenze di produzione anche attraverso il turismo relazionale integrato – spiega Argentati – è sempre più rilevante, perché bisogna far conoscere non solo le eccezionali qualità del prodotto siciliano, ma anche l’unicità del suo territorio e in particolare delle aree di produzione, le realtà aziendali e le persone che con passione e impegno si dedicano alla coltivazione agrumicola e alla trasformazione del prodotto fresco. Per questo stiamo lavorando al progetto Le Vie della Zagara, in collaborazione con tutti i consorzi di tutela delle produzioni di qualità associate al Distretto (Arancia di Ribera Dop, Arancia Rossa di Sicilia Igp, Limone di Siracusa Igp, Limone Interdonato Igp, Limone dell’Etna, Mandarino tardivo di Ciaculli, produzioni Biologiche) e l’associazione Gusto di Campagna. Naturalmente, sia per promuovere questo aspetto sia per affrontare i mercati interno ed estero occorre fare sistema, una capacità che richiediamo sempre di più ai nostri consociati».   

 

 

arance tagliate

 

 

A fare da cicerone lungo questo viaggio alla scoperta dell’arancia di Ribera Dop è stato Giuseppe Pasciuta, presidente del Consorzio di tutela e vice presidente del Distretto Agrumi di Sicilia. Tra gli agrumeti della valle del fiume Platani, Federico Quaranta, compagnia di Pasciuta e del produttore Paolo Cammalleri, ha raccontato le peculiarità di questa produzione agrumicola, il successo di molti giovani contadini che hanno creduto ed investito con idee originali sulla coltivazione e commercializzazione delle arance ottenendo ottimi risultati, la preziosa attività condotta dal Consorzio anche nella ricerca di nuovi mercati.

 

Argentati Camalleri Pasciuta

Federica Argentati, Paolo Cammalleri, Giuseppe Pasciuta

 

Un viaggio che ha messo in evidenzia l’accurata selezione e lavaggio effettuata solo con acqua potabile, senza uso di cere o altri prodotti chimici, nel centro di lavorazione Ortfruit Sicilia, uno dei sei associati al Consorzio che forniscono i mercati italiani ed europei. Infine, un’originalissima proposta gastronomica con l’arancia di Ribera curata da Pino Cuttaia, chef stellato di Licata, per sottolineare le sue ottime proprietà organolettiche, l’assenza di residui e cere, e la sua grande versatilità gastronomica. «La visita di Linea Verde – afferma Pasciuta – è una grande occasione per far conoscere l’Arancia di Ribera DOP e tutti gli agrumi siciliani, con i loro protagonisti e le loro storie, i prodotti e le filiere, le tradizioni e le innovazioni, convinti che c’è sempre più bisogno di una agricoltura di qualità. Questo – conclude Pasciuta - è l'impegno del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia e del Consorzio di tutela dell'arancia di Ribera DOP Riberella per valorizzare la nostra arancia, il patrimonio di 2000 piccoli produttori e tutto il nostro territorio».

 

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Wednesday, 20 March 2019 09:28

Rosso di Sicilia, passione di Antica Farina.

Rosso di Sicilia, è il ritorno al mondo dei grani e della molitura di Giovanni Billeri, che nella città del pane nero di tumminia, Castelvetrano (TP), rompe ogni schema dando nuovi colori e profumi ai suoi prodotti.

 

Le farine di G

Sotto il marchio ANTICA FARINA, rientrano più di dieci tipologie di semole, la maggior parte da grano duro ed altre di tenero, che sono spesso miscele create da Giovanni per ottenere prodotti dal risultato caratteristico sempre uguale.

I grani utilizzati sono tutti siciliani, selezionati tra diverse varietà antiche, che poi vengono moliti a pietra. 

 Giovanni Billeri ha già grande competenza in campo, è stato titolare ed amministratore di un mulino per quindici anni, che per motivi personali ha poi abbandonato dedicandosi ad altro.

Oggi però, rientra nel settore e stringe un accordo in esclusiva con un giovane proprietario di un piccolo mulino a pietra. 

 

giovanni

                                                                           Giovanni Billeri

 

Quattordici i marchi creati, tra i quali il Rosso di Sicilia,

Ma, rispetto a tutte le altre semole da grani antichi siciliani macinati a pietra, qual è il punto di forza dei prodotti di Giovanni Billeri?

 “Io non propongo solo farina, ma un omonimo pane con forma e caratteristiche prestabilite: rotondo, due linee parallele, senza sesamo, rigorosamente impastato con lievito madre - spiega Giovanni - certo per me è condizione fondamentale che chi lo produca ne dia il giusto risalto, è un marchio, per cui va corredato di targhette identificative e locandine che ne spieghino le caratteristiche”.

 pane in forno

 

Ed in pochi mesi è diventato un prodotto di successo, grazie ad un grande impegno di divulgazione, che ha ottenuto l’adesione di circa sessanta trasformatori tra panifici e pizzerie.

Una ricetta che invece si presta benissimo al forno domestico, è il pan di patate che ho elaborato.Una pane in cassetta morbidissimo ed umido, che può andare bene per il salato se aromatizzato con rosmarino, oppure per la colazione dolce, accompagnato confetture e creme spalmabili.

                                                                           PAN DI PATATE 

 

 intero

   INGREDIENTI

  • 400 gr semola Rosso di Sicilia
  • 300 gr acqua
  • 250 gr circa patate 
  •   15 gr sale
  •   1 gr lievito di birra
  •   2  cucchiai olio extravergine d’oliva
  • mezzo cucchiaio di miele

   PREPARAZIONE

Bollire le patate con la buccia, quando saranno cotte scolarle, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate mentre sono molto calde. Lasciare intiepidire la purea.

Sciogliere il lievito in un bicchiere d’acqua insieme al miele.

In una ciotola capiente, o nella planetaria, impastare farina, acqua e lievito ed aggiungere le patate, impastare bene versando pian piano l’olio d’oliva, alla fine aggiungere il sale.

 

impasto e patate

Quando l’impasto è ben amalgamato, versare in una ciotola e ricoprire con pellicola, aspettando che raddoppi il suo volume ( 5 ore circa) .

 

impasto pan

Utilizzare per la cottura uno stampo da plum cake, cm 25x11

Ritagliare un foglio di carta forno, bagnarlo in acqua, strizzarlo e foderare lo stampo. Versare l’impasto, profumare se si desidera con aghi di rosmarino, ed infornare a 180 gr per circa 45 min.

 

in teglia rosmarino

Prima di sformare lasciare raffreddare completamente.

 

Pane e fette di sbiego

 

 

 

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Sunday, 17 March 2019 11:19

Sfince di San Giuseppe

Sono giorni, questi, in cui le strade attigue alle pasticcerie siciliane, da oriente ad occidente, profumano di dolci fritture.

E mentre qui, in estremo oriente, le zeppole di riso trionfano in vassoi pesanti di miele, lì verso occidente San Giuseppe si onora con altra specialità.

La ricetta delle sfince nasce, secondo tradizione e consuetudine, ad opera di religiose. 

Le suore del Monastero delle Stimmate di San Francesco a Palermo, preparavano le loro crespelle per poi ricoprirle con miele ed onorare così San Giuseppe.

 

bignè e farina

Friabile bignè fritto, senza aggiunta di lievito di alcun tipo. 

La versione originale prevede lo strutto sia nell’impasto che per la frittura, qui invece ho sostituito il burro, quello artigianale del caseificio La Cava.

 

Burro

Un risultato straordinario, per friabilità e gusto, mi è stato reso dalla qualità della farina di maiorca Luca Crimi, raffinata nella giusta percentuale per ottenere lievitazioni e fragranze di alta pasticceria.

 

farina e ciotola

 

  INGREDIENTI

Per circa 20 sfince

  • 150 gr farina di maiorca Luca Crimi
  • 120 gr burro La Cava
  • 300 gr acqua
  • 4     uova fresche
  • 1     pizzico di sale marino siciliano
  • Olio di semi di arachide per friggere

       Farcitura

  • 200 gr ricotta senza sale
  • 80 gr zucchero
  • 89 gr cioccolato fondente ridotto in scaglie
  • Granella di pistacchio
  • Ciliegine candite

PREPARAZIONE

   Farcitura

  La ricotta deve essere stata preparata almeno un giorno prima dell’utilizzo e fatta scolare dal siero.

Setacciare la ricotta e mescolare con lo zucchero. Lasciare riposare due ore circa fuori dal frigo.

     Sfince 

Versare in un tegame acqua, burro e sale e portare a bollore.

Togliere la pentola dal fuoco e versare tutta in una volta la farina setacciata, mescolare energicamente e rimettere sul fuoco per qualche minuto ancora. 

 

impasto frusta

Versare in una ciotola e lasciare intiepidire.

 

impasto

 

Dopo circa 3 quarti d’ora, unire le uova all’impasto ed amalgamare per bene.

 

uova farina

 

 

Scaldare l’olio e versare a cucchiaiate l’impasto, facendo per bene dorare le sfince.

 

Frittura

 

 

Scolare su carta assorbente.

 

fritto su carta assorbente

 

Tagliare ogni sfincia a metà e farcire con la ricotta. Decorare la parte superiore con altra ricotta, scaglie di cioccolato, granella di pistacchio e ciliegine.

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