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Saturday, 02 April 2016 10:56

Polpette di sparacogne ‪

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Appartenente alla famiglia degli asparagi selvatici, la “sparacogna” è una variante caratterizzata da un gusto amaro abbastanza accentuato.

Dall'Etna, scendendo fino al fiume Alcantara, e risalendo sui Nebrodi, è possibile in questo periodo trovarne in gran quantità.

Ma la ricerca di questa preziosissima erba spontanea non fa per tutti. Bisogna in primo luogo fare i conti con la popolazione di vipere che abitano i nostri territori e che proprio in questo periodo cominciano a risvegliarsi dal letargo, per cui è necessario prestare grande attenzione nel muoversi e soprattutto nel calarsi per la raccolta.

Un' altra grande difficoltà consiste poi nell'addentrarsi in quelli che qui in dialetto vengono definite “marchi”, cespugli intrecciati di rami e spine in cui destreggiarsi (ed uscirne!) è molto difficile e le mani certamente non rimangono illese. Qui si trovano le sparacogne più grosse e carnose, che alla vista fanno molta più scena, ma è possibile raccoglierne anche di più piccole sparse in altre zone in cui ci sia terreno umido e fresco.

Ci si potrebbe chiedere il perchè affrontare tutte queste avversità solo per il gusto di qualcosa di cui si potrebbe fare a meno optando per altro. Molto spesso mi viene chiesto perchè andarci personalmente quando è possibile acquistarli.

E' un abitudine che si acquisisce, è sempre quella grande soddisfazione di portare sulla mia tavola un'esperienza con la natura, una sfida quasi con la natura, misurarsi con essa, mettersi alla prova e sentirsi fortificati per aver superato ancora una volta le difficoltà cui ci sottopone.

Districarsi tra i rovi è un'ottima palestra che allena a liberarsi dalle negatività in cui spesso ci inoltriamo.

Si sa che addentrandosi nei nostri boschi ci si può imbattere tra spine e vipere, queste ultime demonizzate non solo perché velenose (e non aprioristicamente, ma solo in caso di difesa qualora vengano calpestate o si sentano minacciate), ma soprattutto per l'ideologia imposta dalla nostra religione che ne ha fatto simbolo di tentazione e peccato, generando fobia e panico al solo pensiero.

Ma non illudiamoci, la tentazione è dentro di noi, il serpente ne è solo il riflesso.

Andiamo più sereni tra la natura, essa ci è amica e ci svela la verità, e forse anche noi ci riappacificheremo con la nostra interiorità.

Last modified on Saturday, 07 January 2017 07:33