Le mie ricette
Menu
Saturday, 17 December 2016 09:15

Tirrimmulluru, un dolce enigma linguistico

Written by

“ Tirrimmulliru” , un nome che desta immediatamente curiosità ed impone di tornare a leggerlo più e più volte per cercare di comprendere come si pronunci, dove vada collocato l’accento, cosa voglia significare.

Anche questo fine settimana, Randazzo (Ct) gli dedica una sagra per far conoscere la sua tipicità natalizia ai curiosi delle bontà siciliane. 

Ad un termine così contorto, si associa un dolce altrettanto unico.

Se il mistero legato al nome non è ancora dato svelarsi, non è invece un segreto ciò che ne determina la sua bontà e peculiarità.

 Il vino cotto è l’ingrediente principe, ciò che conferisce la nota di gusto più intensa, il colore, la dolcezza e la consistenza,  il tutto supportato egregiamente dalla più acidule e legnose note della frutta secca dell’Etna.

Sebbene sia brevissima la lista degli ingredienti- vin cotto, frutta secca e farina- è proprio nella qualità di queste materie prime che si racchiude il successo di un dolce unico.

A conferire loro qualità pregiate è appunto la zona di produzione che offre caratteristiche irripetibili in alcun altro luogo. I vigneti, i boschi ed i campi circostanti il vulcano Etna si arricchiscono infatti delle componenti  minerali del terreno lavico che apportano elementi preziosi al suolo. Le condizioni climatiche poi, prevedono escursioni termiche che in estate possono toccare anche i 20 gradi tra notte e giorno. Tutto ciò contribuisce ad apportare ai vini qualità organolettiche e note aromatiche che li rendono tra  i più pregiati al mondo.

E’ chiaro dunque che il vin cotto ricavato da questi mosti sia altrettanto intenso ed aromatico nel gusto, qui  irrobustito dalle sfumare date dalla tostatura in forno a legna di eccellenti noci mandorle, nocciole e pistacchi.

Se chiaro è il contesto fisico in cui ha avuto origine questo peculiare dolce, non lo è altrettanto quello culturale e dunque linguistico che lo ha battezzato in modo così bizzarro. Ma la comunità sembra non porsi il problema, il termine è stato assimilato dalle generazioni come qualunque altro proprio perchè appartenente a tutto il bagaglio culturale trasmesso.

Quasi dimenticato dalle nuove generazioni è ora al centro dell’attenzione di randazzesi e non, da quando è diventato protagonista di una sagra che inaugura il periodo natalizio.

Così esce finalmente dalle cucine delle massaie per proporsi a curiosi ed appassionati di gastronomia tradizionale siciliana e diventare segno di tradizione.

Tra presepi artigianali, antichi vicoli, bifore e palazzi trecenteschi in cui predomina il nero lavico, il “Tirrimmulluro” ha ritrovato la sua dimensione di semplicità adornata di buon gusto, la sua identità ed il meritato prestigio.

Ingredienti

1 l di vino cotto

160 gr farina di grano duro siciliano

250 gr frutta secca tostata mista tra noci, nocciole, mandorle, pistacchi

un cucchiaino di cannella

Preparazione

Far scaldare il vin cotto in una pentola, quando sarà tiepido versare la farina poco alla volta mescolando continuamente. Procedere allo stesso modo amalgamando la frutta secca (precedentemente macinata grossolanamente).

Non appena il composto si sarà compattato, formando come un panetto, spegnere il fuoco ed aggiungere la cannella.

Versare sul piano da lavoro, ungersi le mani con olio d’oliva, prelevare piccole quantità e arrotolare tra le mani formando dei cilindri, questi andranno poi appiattiti, secondo la tradizione, poggiandoli sui bordi dei canestri per conferire una decorazione.

Si infornano per circa 10 min. e, dopo la cottura, quando sono tiepidi, si spennellano con altro vino cotto caldo.  

Last modified on Saturday, 07 January 2017 07:35