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Una miscela di farine da grani antichi siciliani sta conquistando panifici e pizzerie in numero sempre maggiore, è Rosso di Sicilia, prodotto di punta della gamma “Le farine di Giovanni Billeri”.

La lunga esperienza nella molitura di Giovanni Billeri, lo ha condotto nella ricerca di una miscela perfetta per il suo ideale di pane, l’omonimo Rosso di Sicilia. Giovanni ha selezionato alcune varietà di grani antichi siciliani, per poi bilanciare le percentuali nelle farine e creare un perfetto equilibrio di sapori e profumi, esaltato dalla macina a pietra.

 

logo

 

La versatilità della farina Rosso di Sicilia, facilita nell’ideare ricette sempre diverse, che siano nuove o personalizzazioni di quelle già esistenti.

Questa volta l’input è dato dal desiderio di poter portare fuori casa uno snack genuino, privo di conservanti e additivi e comunque a medio-lunga conservazione.

Così ho ideato i crackers aromatizzati, che mi supportano, insieme alla frutta secca, negli spuntini che intercorrono tra i pasti principali.

 

profilo

Quando si trascorrono intere giornate fuori per lavoro, è altissimo il rischio di avere attacchi di fame ed acquistare la prima cosa che ci capiti a tiro, ovvero prodotti industriali ricchi di sostanze per niente nutrienti e anzi nocive.

I crackers non subiscono gli effetti da sbalzi di temperature, per questo possono essere portati sempre in borsa con noi, placando la fame improvvisa senza intaccare la forma fisica.

A casa naturalmente si spalmano di qualunque cosa ci faccia gola! Dai formaggi freschi, ai patè; dalla marmellata alle creme dolci.

Nella ricetta che segue ho inserito una polvere di agrumi e finocchietto selvatico, aromi siciliani preparati da Sapori di Regalpetra, proprio perché ho pensato ad un consumo senza aggiunta di altri ingredienti, facendo sì che risultino più appetitosi.

 

polvere interno

 

      Ingredienti

260 gr  farina Rosso di Sicilia

180 gr  acqua

   1  gr  lievito di birra

   1       cucchiaio olio evo bio

   1       cucchiaino sale

   1       cucchiaio polvere di agrumi e finocchietto Regalpetra ( a piacere)

         PREPARAZIONE

  • Scaldare poco l’acqua, appena è tiepida sbriciolarvi il lievito e sciogliere bene.

 

farina e aromi

 

  • In una ciotola capiente versare la farina, aggiungere il cucchiaio di aromi e miscelare. Versare l’acqua con il lievito ed iniziare ad impastare, alla fine aggiungere l’olio ed il sale , continuare ad impastare finché diventa liscio ed elastico.
  • Coprire con una pellicola e lasciare a riposare tre ore circa.

 

panetto e rotella

 

  • Riprendere l’impasto, suddividerlo in panetti, stendere con il matterello delle lunghe strisce rettangolari, dello spessore di 2-3 millimetri.

 

 

striscia intera

 

 

  • Suddividere i crackers con un coltello affilato o una rondella, tagliando prima in maniera decisa per formare il singolo cracker e poi delicatamente procedere con un unica linea orizzontale al centro per creare il punto di divisione.

 

sul tagliere

 

  • Bucherellare con uno stuzzicadenti le superfici, sistemare su una teglia ricoperta da carta da forno e far cuocere a 180° per 10- 15 min.

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           “Nuatri ama mangiari”.

Così si difendono i ladri di agrumi, dopo essere stati scoperti.  

La giustificazione più lecita, il cibo deve essere un bene di tutti, ma il lavoro fatelo voi, noi cogliamo i frutti. Letteralmente.

 

camion agrumeto

Succede a chi coltiva il proprio piccolo orto, dove la mattina non ritrovi più quel cavolfiore che crescevi con gli occhi fino la sera prima. Ed accade, non  la notte, ma in pieno giorno, a chi ci lavora con la terra.

Le aziende più estese non possono essere presidiate ad ogni ingresso, per cui, macchine colme di adulti e bambini si fanno strada tra gli agrumeti, e ci si mette “al lavoro”.

 

viale agrumeto

Per le aziende di grandi dimensioni che vogliono tutelarsi dai danni del furto di tonnellate di prodotto, significa un ulteriore investimento, che ha un peso sul bilancio non indifferente.

Se si calcola che ogni giorno servono i guardiani ad ogni ingresso, per tre mesi si spendono fino a 15,000 euro. Spese che si sommano a quelle di gestione necessarie per i lavori, il mantenimento e la raccolta.

L’agrumicoltura è un settore martoriato in questo senso, ad ogni angolo di città e nei paesi, durante l’inverno abbondano motoapi e camion con montagne di agrumi, la cui unica garanzia di tracciabilità sono cartoni da scritte sgrammaticate dove il senso è, in sintesi, “arance nostrane”, nostrane di chi?

 

bottega arcoria

 

 

Un esempio positivo è invece quello di Giosuè Arcoria, agrumicoltore alla quarta generazione, da vent’anni lavora all’azienda agricola ereditata dal padre. 

Oggi è presidente di Confagricoltura giovani Catania. Un lavoratore instancabile, che non teme minacce perché conta sui sacrifici che affronta quotidianamente.

 

giosuè solo

“Mi sveglio e vado a lavoro quando è ancora buio, e rincaso nuovamente col buio, non vedo quasi crescere nemmeno i miei figli, e lotto e lavoro costantemente perché nessuno mi sottragga i frutti del mio lavoro. Se qualcuno non ha soldi per procurarsi il cibo, io offro lavoro”.

 

trattore in azienda

Gli chiedo, retoricamente, se anche la sua azienda non abbia attraversato la crisi del mercato agrumicolo,

“La fase più dura l’abbiamo attraversata circa 12-13 anni fa, quando volevo mollare tutto perché il prodotto si vendeva dai 10 al massimo ai 20 centesimi al kg.                                                                                                                                         L’investimento era troppo alto rispetto al guadagno. I commercianti si approfittavano degli agricoltori e ci strangolavano. La svolta è avvenuta quando abbiamo deciso di creare il nostro marchio e dotarci di un magazzino. Poi abbiamo avviato la conversione in bio, e da quattro anni siamo in pieno regime biologico.                                                                                                   Contemporaneamente abbiamo cercato partner in tutta Italia. Io e mio fratello abbiamo viaggiato in auto per tutta la penisola, per espandere la nostra rete.                                                                                                                                                        Ci abbiamo creduto ed oggi sono pienamente soddisfatto. Siamo in espansione con un aumento della superficie produttiva superiore cinque volte rispetto a dieci anni fa, quando volevo abbandonare tutto. Abbiamo aperto un punto vendita in Veneto ed in Sicilia si sono avviate collaborazioni importanti, come quella che dura da sette anni con Sanpellegrino”.

 

arancia gabbiettta

Molto criticato per il suo partenariato con Mc Donald, per la cui fornitura di agrumi destinate alle spremute, ha vinto un bando indetto dalla multinazionale.

“So che loro con i nostri prodotti vogliono rifarsi dall’immagine negativa, ma la loro presenza sul nostro territorio è forte, e poter essere presente in un fast food per la parte che vuole esprimere genuinità e territorialità mi rende orgoglioso.” 

Almeno lui, ci mette la faccia.

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La presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, lancia un nuovo allarme per la tutela del comparto agrumicolo regionale.

L’ occasione è data dalla presenza di arance di provenienza estera sui banconi della grande distribuzione a Catania.

Federica Argentati, in conferenza stampa, ribadisce che la filiera agrumicola siciliana deve puntare sulla qualità, ed è urgente più che mai il piano di settore nazionale.

“Sotto casa a Catania, all’interno di un punto vendita di una importante catena della GDO, ho trovato in vendita arance Valencia provenienti dallo Zimbabwe, al prezzo di 1,79 euro al chilo. C’è sicuramente da riflettere. Quel che è certo è che dobbiamo rafforzare la filiera siciliana per valorizzare meglio le nostre le produzioni.

 

Federica Argentati Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia

(Federica Argentati) 

"Che lo Zimbabwe venga a vendere le arance a Catania fa sorridere - continua Argentati - ma rappresenta anche un monito e uno stimolo per tutta la filiera agrumicola siciliana e italiana. Un richiamo a fare rete e sistema perché nel mondo non siamo i soli a produrre agrumi e dobbiamo crescere, migliorare, organizzarci meglio.

Purtroppo la GDO fa il suo mestiere e mette sullo scaffale i prodotti di cui riesce ad approvvigiornarsi con facilità e a prezzi per lei convenienti. Difficile contrastare il mercato invocando dazi e barriere, anche se sicuramente è necessario trattare condizioni di reciprocità e controlli fitosanitari stringenti sui prodotti che entrano in Italia. Quello che deve fare la filiera agrumicola siciliana, che sicuramente produce agrumi di alta qualità e super controllati, è puntare ai consumatori. Le nostre arance, in primis quelle Rosse, sono uniche: dobbiamo dimostrarlo e comunicarlo in Italia e all'estero". 

 

agrumi 3

 

Secondo Argentati, serve un Piano di settore nazionale che punti alla valorizzazione della agrumicoltura siciliana, con le misure che da già da tempo sono state indicate dalla fase di produzione a quella di trasformazione: monitoraggio delle produzioni, supporto alla riconversione degli agrumeti colpiti dal Tristeza Virus, controlli fitosanitari sui prodotti di importazione, capacità di aggregazione, valorizzazione commerciale, campagne di comunicazione e di educazione alimentare, indicazione di provenienza sulle etichette dei prodotti trasformati, diffusione del consumo dei prodotti freschi e trasformati dal fresco nelle scuole e negli ospedali. 

 

agrumi 2 2

In merito all’export anche di lunga distanza, Alibaba ha chiesto  alla nostra regione quantitativi di arance per il mercato cinese, ma ancora le trattative sono in corso. 

Arance, limoni e mandarini siciliani sono il top della qualità, riconosciuti in tutto il mondo ed in Italia; hanno i marchi di garanzia Dop e Igp e le produzioni biologiche sono in netta crescita.

 Un patrimonio che va tutelato, puntando alla qualità e da affermare in primis nel mercato locale.

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