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 Bruxelles comunica in questi giorni dati positivi sull’agricoltura al femminile.

Con il 32% di donne a gestire le aziende, l'Italia è uno dei paesi dall'agricoltura più rosa in Europa. Lo dicono i dati Eurostat, riferiti all'anno 2016.

Il settore è dominato dagli uomini in tutta l'Unione, ma l'Italia è tra gli otto Stati in cui la situazione è migliore della media Ue, dove il 28% delle aziende è condotta da donne.

Fanno meglio del nostro paese solo le tre Repubbliche baltiche e la Romania. In Danimarca e Olanda, tradizionalmente considerati Stati tra i più aperti alla parità di genere, la percentuale di agricoltrici è rispettivamente dell'8% e del 5%.

 

 donna su balla

 

 Dal generale al particolare, il cursore si ferma proprio al centro della Sicilia, dove quattro sorelle si sono fatte custodi di una eredità che va ben oltre quella familiare.

Ad Enna, Silvia, Tiziana, Anna e Gea, con la guida della madre Delizia, in seguito alla morte prematura del padre, devono provvedere a mandare avanti l’azienda agricola ereditata dai nonni. 

Le donne Turco, che creano la società “Le sorelle Turco”, proseguono le attività prese in possesso mostrando capacità straordinarie.

 

Sorelle logo

 

 

Le più caratteristiche produzioni di quello specifico territorio sono presenti nell’azienda delle donne Turco.

Su un’estensione di duecentocinquanta ettari in regime biologico già dal ’92, (quando in Sicilia non era nemmeno conosciuto e diffuso il vocabolo) si producono materie prime di grande pregio.

  La conversazione con Silvia potrebbe protrarsi per ore, per la minuzia di particolari affascinanti che emergono dalla sua conoscenza

 

silvia

“Il nostro uliveto è una vera rarità, le piante di circa 200 anni, sono disposte con una tecnica che si diffuse nella zona solo 100 anni più tardi, un impianto a sesto specializzato solo per la produzione d’olio e non a duplice attitudine. Le varietà presenti sono tonda iblea, giarraffa, biancolilla, nocellara messinese, ogliarola, nocellara etnea ed una varietà locale di cui non vi è nome. L' olio che produciamo ha ottenuto il riconoscimento IGP Sicilia”.

Antica anche la produzione dello zafferano, che appena raccolto viene conservato sotto vetro per mantenere inalterato l’intenso profumo e tutte le qualità espresse dal fiore fresco. 

 

zafferano

Il nonno coltivò anche un mandorleto, ed anche qui si contano molte varietà che Silvia sostiene abbia voluto appositamente il nonno poiché importanti per la biodiversità. 

 

mandorle

Come impongono i dettami della tradizione agricola, si affianca alla pratica della coltivazione l’attività di allevamento. Anzi, proprio per le caratteristiche del terreno, gran parte della loro azienda è dedicata all’allevamento della linea vacca- vitello allo stato brado.

 

vacca vitello

 

Onorano in maniera egregia la millenaria coltivazione dei grani.

“Sono socia da sempre della cooperativa Dittaino - prosegue Silvia - a cui conferisco una parte del mio grano, ma grande lavoro dedico ed ho dedicato al recupero delle antiche varietà, adottando tecniche antiche per mantenerle in purezza. Creiamo un piccolo campo sperimentale dove avviene la semina manualmente per iniziare a riprodurre i semi. 

 Così abbiamo fatto con la “priziusa” in passato e quest’anno per la varietà trentino, che non è chiamato così per la provenienza ma perché ci sono 30 chicchi nella spiga.

Poi produciamo tumminia, maiorca, margherito e russello”.

 

grano maiorca

La mamma, Delizia, si occupa della gestione burocratica, Silvia racconta che è l’unica a poter dare direttive agli operai e le figlie devono conferire con lei perché faccia da intermediaria.

Le sorelle Turco fruiscono la cultura contemporanea, appresa nei percorsi di studio di ognuna, e dominano quella agraria per il contesto socio culturale in cui sono cresciute. Tale commistione, ha reso tangibile il successo della loro attività.

 

 

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La cassata è primavera. L'associazione con i colori che la decorano potrebbe sembrare la motivazione più ovvia alla stagione e sicuramente ha avuto il suo peso nella mia scelta ma non è l'unica.  

Era il dolce che si consumava durante la Pasqua, e ciò ha grande rilevanza in una comunità dove strettissimo è il rapporto tra i dolci ed il calendario liturgico, ma dove soprattuto si celebra la rinascita della natura più fertile e produttiva.                           

 

etna e ginestra

E' in questa stagione dell'anno infatti che i pascoli inverdiscono ed ovini e bovini producono il miglior latte per farne ricotta. Quest'ultima rappresenta uno tra i prodotti lattiero caseari tipici della Sicilia e si presta benissimo tanto alle preparazioni salate che a quelle dolci.

 

ricotta 

E probabilmente un embrione di cassata potè essere un piatto salato che poi nel tempo si è trasformato, arricchito ed evoluto nella versione che noi oggi gustiamo tutto l'anno.                                                                                                                                                                                                                                   Questo dolce affonda le sue origini in un remoto passato, e nei secoli ha raccolto ed accolto nel suo composto le tracce di coloro che hanno vissuto per dominazione la trinacria.

 Raccontare la storia della cassata può paragonarsi ad una di quelle occasioni conviviali in cui ci si accorda perchè ognuno partecipi con la propria specialità culinaria, ed alla fine la tavola che ospita si ritrova una commistione di generi, colori e sapori inaspettati.                                                               E allora è come se a questa tavola, dove ad ospitare sono i siciliani, fossero intervenuti gli arabi, che portarono zucchero, mandorle ed agrumi da candire, e gli spagnoli, che ci insegnarono a preparare il loro pane dolce e ci fecero conoscere il cioccolato.                                                                      

Cassata 

 I siciliani ci misero l'idea, la ricotta di pecora e l'arte delle monache del convento di Martorana che si esplica nelle bellissime e colorate riproduzione di frutti golosi. E' un dolce vecchio quasi quanto la storia della Sicilia, che parte dall'antica Grecia dove già esisteva un dolce con cacio e miele che i latini poi chiamavano caseus. Ma è abbastanza inverosimile che derivi da quel " qasat" arabo cui molti la ricollegano. L'ipotesi invece più attendibile è quella che ci fornisce il prof. Salvatore C.Trovato, docente di Linguistica, secondo cui deriverebbe da CAPSATA, in riferimento al procedimento con cui il dolce viene preparato. 

La torta infatti viene composta dentro una tortiera, dove si alternano listarelle di pan di spagna con crema di ricotta dolcificata. Il pan di spagna va così a racchiudere la farcitura cremosa sia sopra e sotto che nei lati, ma qui alternandolo a listarelle di pasta reale. La torta viene poi posta sotto pressione anche per un'intera notte in modo da compattarsi. 

Quindi quel CAPSATA che diventerà CASSATA, è un volersi riferire a qualcosa che si "incassa". 

L'apice della bellezza del nostro dolce è raggiunto tra il XIX e il XX secolo, quando le decorazioni si arricchiscono con la frutta candita lucida e brillante e la glassa. A guardarla così, è proprio che una primavera per gli occhi.

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Presidio Slow Food, il Cavolo Trunzo, è apprezzato tanto per le sue proprietà benefiche quanto per la sua bontà. Il terreno lavico gli conferisce, oltre ai numerosi sali minerali e alle vitamine, soprattutto B6 e C9, anche il tipico colore violaceo, capace di influenzare il gusto del prodotto stesso. 

Tra i custodi del cavolo trunzo, l’azienda agricola Monaci delle terre Nere di Zafferana Etnea ed il ristorante attiguo Locanda Nerello, secondo presidio Slow Food sull’Etna, riconosciuto dall’Unione Europea per la conservazione nel registro delle sementi, dove si continua a coltivare la verdura riutilizzando le vecchie tecniche basate sulla sostenibilità ambientale e sulla stagionalità dei prodotti. La tenuta è impegnata per la causa del movimento Slow Food, garantendo una produzione di qualità di circa una tonnellata all’anno.

 

cavlotrunzo 2

“ Siamo pienamente coinvolti nella produzione di prodotti della terra di qualità - commenta il founder Guido Alessandro Coffa - ci sforziamo per una fornitura di auto-sostentamento per il nostro ristorante e il recupero del territorio, a partire dall’agricoltura. Essere presidio Slow Food del cavolo trunzo ci impegna molto e ci inorgoglisce, diamo il nostro contributo per mantenere in vita una produzione che, diminuita sin dagli anni Quaranta, soppiantata da produzioni più redditizie, rischia oggi di scomparire”. 

Nella cucina di Locanda Nerello il Cavolo Trunzo arriva percorrendo neppure 100 metri dall’orto interamente coltivato secondo un regime di bio-sostenibilità, affidata alle mani laboriose degli agricoltori che lavorano in azienda, assieme alla produzione di 33 varietà di erbe e piante aromatiche, come salvia, menta, maggiorana, timo, lavanda, nepitella, che ricreano una mappa olfattiva ideale che conduce a scoprire il sottobosco tutto intorno all’Etna e i 155 tipi di piante autoctone. Arriva in cucina seguendo il ritmo delle stagioni, e viene celebrato in tutte le cotture e in mille abbinamenti, ma c’è un piatto che non manca mai in menu, da ottobre almeno fino a gennaio: l’insalatina di merluzzo su cavolo trunzo, arance candite ed olio Eco alle nocciole di Sant’Alfio. Il pesce particolarmente buono in questa stagione, viene marinato con scorzette di limone ed erbette aromatiche tritate, raccolte nel vicino orto.

 

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Molti gli chef siciliani che hanno dedicato almeno una ricetta a questa semplice, buona e sana verdura, non solo della provincia etnea. Da Pino Cuttaia, 2 stelle Michelin, ristorante La Madia di Licata, che lo ha interpretato come un secondo di carne, farcito con acciuga, cavolo e mollica, servito su una bagna cauda rivisitata, insaporito di bottarga e cosparso di mollica essiccata in padella, che diventa la parte croccante, alla neo stella Alessandro Ingiulla, ristorante Sapio di Catania, con il suo stinco di vitello in crosta, aromatizzato con cavolo di Aci in lamelle sottili, misticanza di campo, crema di rape rosse e succo di carne ristretto.

 

trunzo insalata

Piatti dove l’estetica, la ricerca e la sperimentazione, esaltano un ingrediente apparentemente povero, ma ricco di preziosi principi nutritivi.

 

 

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Wednesday, 23 January 2019 07:12

Expocook, a febbraio la terza edizione.

La fiera del Mediterraneo di Palermo, accoglierà  dal 26 febbraio al 1 marzo, la terza edizione di Expocook, l’evento “più cook dell’anno”.

 In sole due edizioni, l’evento ha raggiunto dimensioni tali da farlo rientrare tra i più importanti nel settore in Sicilia.

E dunque alla terza edizione, si riconfermano gli organizzatori che hanno lanciato un format di successo, Fabio Sciortino,  Francesco Fontana e Francesco Lipari.

 

Expocook 4

 

La manifestazione, patrocinata dalla Regione Siciliana, dal Comune di Palermo, dalla Camera di Commercio, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casartigiani e Federalberghi, avrà come main sponsor Electrolux, Cattabriga, LG Air Conditioning.

Quattro giorni densi di eventi, tutti incentrati sul food & beverage,  con appuntamenti rivolti al grande pubblico ed agli operatori del settore.

Degustazionimasterclass, assaggitalk e cooking show,  e largo spazio ai servizi rivolti alla ristorazione dal designer e progettazione all’arredo di interni ed esterni,  dalle attrezzature e utensileria all’abbigliamento da lavoro, dai sistemi informatici di cassa alla gestione lavoro, dalla consulenza ai finanziamenti. 

 

Expocook 6

In allestimento quattro padiglioni, per una superficie di oltre 20.000 mq. Un intero padiglione  sarà riservato ad aziende vitivinicole e birrifici artigianali non solo siciliani. 

Presente la Federazione Italiana Cuochi, con il presidente Rocco Pozzulo, dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani e del presidente Domenico Privitera,  e dell’Associazione Cuochi e Pasticceri di Palermo con il presidente Giacomo Perna. 

Al Maestro Giuseppe Giuliano affidata l’organizzazione del comparto pasticceria e cooking show, sarà invece il Maestro Daniele Vaccarella responsabile del comparto pizza. 

 

Expocook 3

 

Proprio alla pizza sarà dedicato il Trofeo Trinacria,  un evento nell’evento, alla sua terza edizione, che si svolgerà mercoledì 27 febbraio dalle 9.30 alle 14.00 in occasione del quale 50 top pizzaioli siciliani della Sicilian School of Pizza si sfideranno a colpi di farina e impasti per guadagnarsi l’ambìto premio.

Quest’anno il parterre di Expocook si arricchisce di altre illustri presenze.

 Hanno, infatti, confermato la propria partecipazione  Bruno Barbieri, sette stelle Michelin  in carriera, giudice di Masterchef e conduttore di 4Hotel su Sky Uno, Igles Corelli cinque stelle Michelin in carriera,  romagnolo volto noto del Gambero Rosso Channel, Massimo Mantarro chef stellato dell’Hotel San Domenico di Taormina, il Maestro Pasticciere Luigi Biasetto campione mondiale di pasticceria, Santi Palazzolo, vincitore del prestigioso trofeo Pavoni come “Pasticciere dell’anno”, Don Antonio Starita, maestro pizzaiolo la cui fama ha portato la sua pizza da Napoli a New York, solo per citarne alcuni.

 bruno barbieri dettaglio new

 

 

Altra novità di quest’anno,  di grande interesse per il nutrito pubblico di winelovers ed esperti del settore, saranno le masterclass organizzate da Cronache di Gusto, il magazine on line dedicato all’enogastronomia, che si svolgeranno all’interno di un’apposita area dedicata ad  un pubblico, a numero chiuso,  di esperti e appassionati, per accedere alle quali sarà necessario prenotare il proprio ticket d’ingresso all’indirizzo prenotazioni@expocook.org.

 Spazio anche alla beneficenza. Un evento dedicato al buono, non può che esserlo in tutti i sensi. A tale scopo giovedì  28 febbraio presso la Tonnara Florio di Palermo si svolgerà “Expocook for children”, il Gran Galà di Beneficenza che farà vivere ai partecipanti l’esperienza di trovarsi “a cena con le stelle”, ovvero gli chef stellati ospiti della serata, insieme a tutti gli altri illustri protagonisti di Expocook.  L’incasso della cena di Gala sarà devoluto al Pronto Soccorso pediatrico degli “Ospedali Riuniti Villa Sofia –Cervello” .


     

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Tuesday, 22 January 2019 06:56

Torta con crema alle nocciole

L’adolescenza è quel periodo dell’esistenza che si può affrontare solo in due modalità, sentirsi sopraffatti oppure onnipotenti.

Io, l’ho vissuta seguendo la seconda opzione. 

Questo senso di onnipotenza derivava dal fatto che alle spalle si avessero delle famiglie che ci coccolavano come fossimo ancora bambini. 

 

Intera diagonale

 

 

Grazie a loro, sia io che le mie compagnie, disponevamo sempre di quella modesta quantità di soldi che ci permetteva di acquistare e provare tutte le novità dell’industria alimentare, reclamate nell’ultimo spot (quindi la pubblicità aveva appieno centrato i suoi obiettivi).

Pomeriggi e serate trascorse ad ingurgitare di tutto. Sì, lo ammetto, ho avuto eccome un passato da alimentazione assolutamente non sana!

Fortunatamente però ero circondata da persone sane, molti adulti che mi indirizzavano a quella che sarebbe diventata la mia strada.

 

DSC01468

 

Io avevo già la passione per la cucina, che esprimevo specialmente nella pasticceria casalinga. 

Una ricetta che da allora mi porto dietro è quella della torta di nocciole. La preparò la mamma di un’amica per il suo compleanno, mi pare che ne avessimo 16 di anni allora. Lo stupore dove non mi sarei aspettata. Le chiesi immediatamente la ricetta, appena la assaggiai (e visto che mi dovetti limitare ad una solo fetta!).

 

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Il più elaborato prodotto dolciario da banco del supermercato, non ha retto negli anni il confronto col più semplice pan di spagna dove predomina il gusto legnoso della nocciola. 

 

nocciole in ciotola

 

 

Certo, la mia indole continua a propendere per la golosità estrema, e infatti quella ricetta negli anni l’ho rivista. Non che semplice non sia già buonissima, ma provate questa versione squisita con il cuore di crema al cioccolato e nocciole. 

 

       

         INGREDIENTI

      Per la torta

  160 gr farina di maiorca Molino Amoruso

   200 gr nocciole tostate

   160 gr zucchero di canna

   150 gr burro

   125 gr fecola di patate bio

   4 uova

   1 bustina lievito per dolci bio

   1 pizzico di sale integrale 

      Per la crema di nocciole

 

    160 gr latte

    200 gr cioccolato fondente

    150 gr nocciole

    160 gr zucchero

     90 gr olio d’oliva

           PREPARAZIONE

        Crema di nocciole

 

  • Tritare in un mixer abbastanza potente le nocciole con lo zucchero, aggiungere il cioccolato ridotto in piccoli pezzi e tritare tutto insieme fino ad ottenere una pasta uniforme. 
  • Versare a filo il latte, sempre con il robot azionato, e poi l’olio d’oliva.
  • Continuare ad emulsionare finchè la crema sarà densa e corposa.

         Impasto torta

  • Tritare finemente le nocciole per ottenere una farina. 
  • Sciogliere il burro a bagnomaria e lasciar raffreddare.
  • Sbattere con una frusta elettrica alla massima velocità tuorli, zucchero ed il pizzico di sale, per circa un quarto d’ora e fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso.
  • Setacciare la farina con il lievito ed aggiungere poco alla volta alle uova, mescolando con un cucchiaio, lentamente e dal basso verso l’alto.
  • Procedere allo stesso modo con la farina di nocciole.
  • Alla fine amalgamare per bene il burro.
  • Imburrare ed infarinare una teglia del diametro non superiore a 24 cm.
  • Versare metà del composto, alternare con uno strato interno di crema alle nocciole e ricoprire con l’altra metà.
  • Infornare a forno preriscaldato a 180° per circa 45 min.
  • Spolverare con cacao amaro in polvere

 

 

            impasto 1impasto 2impasto 3

 

 

 

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           “Nuatri ama mangiari”.

Così si difendono i ladri di agrumi, dopo essere stati scoperti.  

La giustificazione più lecita, il cibo deve essere un bene di tutti, ma il lavoro fatelo voi, noi cogliamo i frutti. Letteralmente.

 

camion agrumeto

Succede a chi coltiva il proprio piccolo orto, dove la mattina non ritrovi più quel cavolfiore che crescevi con gli occhi fino la sera prima. Ed accade, non  la notte, ma in pieno giorno, a chi ci lavora con la terra.

Le aziende più estese non possono essere presidiate ad ogni ingresso, per cui, macchine colme di adulti e bambini si fanno strada tra gli agrumeti, e ci si mette “al lavoro”.

 

viale agrumeto

Per le aziende di grandi dimensioni che vogliono tutelarsi dai danni del furto di tonnellate di prodotto, significa un ulteriore investimento, che ha un peso sul bilancio non indifferente.

Se si calcola che ogni giorno servono i guardiani ad ogni ingresso, per tre mesi si spendono fino a 15,000 euro. Spese che si sommano a quelle di gestione necessarie per i lavori, il mantenimento e la raccolta.

L’agrumicoltura è un settore martoriato in questo senso, ad ogni angolo di città e nei paesi, durante l’inverno abbondano motoapi e camion con montagne di agrumi, la cui unica garanzia di tracciabilità sono cartoni da scritte sgrammaticate dove il senso è, in sintesi, “arance nostrane”, nostrane di chi?

 

bottega arcoria

 

 

Un esempio positivo è invece quello di Giosuè Arcoria, agrumicoltore alla quarta generazione, da vent’anni lavora all’azienda agricola ereditata dal padre. 

Oggi è presidente di Confagricoltura giovani Catania. Un lavoratore instancabile, che non teme minacce perché conta sui sacrifici che affronta quotidianamente.

 

giosuè solo

“Mi sveglio e vado a lavoro quando è ancora buio, e rincaso nuovamente col buio, non vedo quasi crescere nemmeno i miei figli, e lotto e lavoro costantemente perché nessuno mi sottragga i frutti del mio lavoro. Se qualcuno non ha soldi per procurarsi il cibo, io offro lavoro”.

 

trattore in azienda

Gli chiedo, retoricamente, se anche la sua azienda non abbia attraversato la crisi del mercato agrumicolo,

“La fase più dura l’abbiamo attraversata circa 12-13 anni fa, quando volevo mollare tutto perché il prodotto si vendeva dai 10 al massimo ai 20 centesimi al kg.                                                                                                                                         L’investimento era troppo alto rispetto al guadagno. I commercianti si approfittavano degli agricoltori e ci strangolavano. La svolta è avvenuta quando abbiamo deciso di creare il nostro marchio e dotarci di un magazzino. Poi abbiamo avviato la conversione in bio, e da quattro anni siamo in pieno regime biologico.                                                                                                   Contemporaneamente abbiamo cercato partner in tutta Italia. Io e mio fratello abbiamo viaggiato in auto per tutta la penisola, per espandere la nostra rete.                                                                                                                                                        Ci abbiamo creduto ed oggi sono pienamente soddisfatto. Siamo in espansione con un aumento della superficie produttiva superiore cinque volte rispetto a dieci anni fa, quando volevo abbandonare tutto. Abbiamo aperto un punto vendita in Veneto ed in Sicilia si sono avviate collaborazioni importanti, come quella che dura da sette anni con Sanpellegrino”.

 

arancia gabbiettta

Molto criticato per il suo partenariato con Mc Donald, per la cui fornitura di agrumi destinate alle spremute, ha vinto un bando indetto dalla multinazionale.

“So che loro con i nostri prodotti vogliono rifarsi dall’immagine negativa, ma la loro presenza sul nostro territorio è forte, e poter essere presente in un fast food per la parte che vuole esprimere genuinità e territorialità mi rende orgoglioso.” 

Almeno lui, ci mette la faccia.

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Il glifosate in Sicilia ha i giorni contati? Speriamo.

 

Lo scorso 11 gennaio, nella Sala Rossa all’Assemblea Regionale Siciliana, è stato presentato da un gruppo parlamentare, un disegno di legge che ha per oggetto la difesa della salute, delle acque superficiali e sotterranee, del suolo e dell’agricoltura.

 

sala rossa

                                                                                            (Sala Rossa dell'Assemblea regionale Palermo, foto www.siciliarurale.eu)

 

L’obiettivo in tal senso è l’abolizione dell’uso del glifosato e dei neonicotinoidi (insetticidi letali per le api e molti altri insetti pronubi) in tutti gli ambiti, sia agricoli che civili e la conversione in biologico entro il 2025 di tutte le produzioni agricole dell’isola.

 

foto glifosate

 

Presenti diverse associazioni ed istituzioni, università, rappresentanti dei consumatori e della “coalizione stop glifosato” che raccoglie, a sua volta, una quarantina di associazioni, enti e istituzioni pubbliche. 

In prima linea gli esponenti dell’agricoltura biologica, degli ambientalisti e degli apicoltori. 

Hanno invece manifestato il loro disappunto le associazioni agricole, assenti perché gli agricoltori che vogliono continuare ad operare in convenzionale non ne trarrebbero benefici bensì limitazioni da tali provvedimenti. 

 

trattore glifosate

 

Ma anche loro dovranno “piegarsi” alle direttive europee e mondiali che regolamentano la tutela ambientale.

A conclusione del tavolo di coordinamento, la sigla di un documento che ha sancito l’impegno da parte di tutta la rete partecipativa. L’impegno sottoscritto servirà ad elaborare emendamenti e proposte, nonché la redazione di un documento da sottoporre alla Presidenza dell’Ars che è intervenuta al tavolo dando piena disponibilità ad istituire una sottocommissione ad hoc.

 

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Wednesday, 19 December 2018 11:44

Ciambella all'arancia e cioccolato.

L’olio essenziale degli agrumi siciliani, che si esprime in fragranza, cadenza le stagioni.

Esplode quando i polpastrelli scostano la buccia, o la lama del coltello la ferisce. 

Il limone fiorisce le quattro stagioni, ma verdello è estate.

 

agrumi 2

 

 Le arance, la bionda arriva nel tardo autunno per lasciare in inverno ampio spazio al sanguigno tarocco, il mio preferito.

 Il mandarino addobbava il presepe, quando questo era povero. Le suore, al convento delle mie zie, usano ancora così.

 

presepe mandarini

Le scorze degli agrumi possiedono un valore inestimabile, quasi mistico, e mille virtù.  Largo è il loro impiego in cucina, col dolce e col salato, regalando sentori di spiccata mediterraneità.

Utilizzare la buccia di un agrume vuol dire però essere coscienti che questa non sia stata trattata, o tutti gli effetti saranno vanificati. 

Giosuè Arcoria, giovane agricoltore che da 20 anni porta avanti l’azienda di famiglia, da sempre nel settore agrumicolo, è più che un fornitore di fiducia. La sua produzione biologica di arance che crescono guardando l’Etna, risente della passione con cui egli stesso se ne prende cura. La scorza dei suoi agrumi è schietta quanto lui, e onora le mie pietanze.

 

arcoria 2 2

 

Dalla città barocca capitale del cioccolato, Modica, Giovanni Cicero sperimenta continuamente su cacao, esotico secolarmente ambientato, e carrubo, autoctono racconto di un paesaggio mitico.

Ciokarrua infatti ha nome la sua officina, mia prediletta fabbrica del cioccolato.

cioccolata

Una farina di grano maiorca fine, che non vuol dire raffinata bensì semi integrale, è quella che mi ha fatto recapitare Gaetano Amoruso. Il suo mulino macina a pietra e no, in ogni caso ad arte. 

 

crusca 2

E macina grani biologici, che coltiva nel territorio di Agira (EN), dove clima, terreno e semi di grani fanno l’amore.

 

D’inverno il forno s’accende ben volentieri, il profumo degli agrumi che invade d’un tratto la cucina mette di buon umore, la cioccolata è una coccola irrinunciabile. Il grano tenero, lo dice la stessa definizione, pretende che gli rendiamo tenerezza come sofficità, quella di un dolce che tutti possono permettersi, ma che certamente con grande qualità di materia prima, cambia status. 

 

INGREDIENTI

 

  • 250 gr farina di maiorca semi integrale MOLINO AMORUSO
  • 200 gr zucchero di canna integrale
  •   70 gr latte fresco intero
  • 3 uova
  • 100 gr burro artigianale Caseificio LA CAVA
  • 150 gr cioccolata CIOKARRUA
  • 1 cucchiaio cacao amaro in polvere
  • 1/2 bacca di vaniglia
  • 2 arance biologiche Az. AGRICOLA ARCORIA
  • 1 bustina lievito bio

 

etichetta amoruso

 

PREPARAZIONE

 

Nella planetaria versare le uova e la buccia grattugiata finemente delle arance, aggiungere lo zucchero ed impastare a velocità moderata per circa 15 min. Nel frattempo tagliare in due metà la bacca, prelevarne la polpa ed aggiungere.

Sciogliere il burro a bagnomaria e lasciar raffreddare.

Al composto di uova e zucchero, aggiungere a cucchiate la farina, poco per volta, procedere alternando alla farina anche il latte ed il burro, affinché il composto si mantenga sempre morbido.  

Per ultimi, il cacao in polvere ed il lievito.

Ridurre a scaglie la cioccolata con un coltello, staccare la ciotola dalla planetaria, ed amalgamare l’ultimo ingrediente con l’aiuto di un cucchiaio.

Foderare la tortiera con burro e farina, versare lentamente l’impasto e cuocere a forno preriscaldato a 180° per circa 40 min.

 

 

 

 

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  Le truffe sul grano e i suoi derivati sono tra le più diffuse del mercato alimentare, a rimetterci è la nostra salute come quella dell’ambiente.

La notizia appresa qualche giorno fa, sulla creazione di un marchio di qualità per identificare i produttori di pane e pasta che usano grano siciliano non trattato con glifosate ed alcun veleno, desta subito il mio interesse.

 

locandina udicon

 

L’iniziativa è dell’U.Di.Con, l’Unione Difesa dei Consumatori che porta avanti da mesi la battaglia per la sicurezza a tavola. 

Due giorni, 14 e 15 dicembre, a Palermo nella piazza antistante il teatro Massimo, hanno portato la questione all’attenzione di cittadini e consumatori, per far si che si arresti il fenomeno dell’arrivo di grani esteri in Sicilia.

 

udicon in piazza

 

L’evento è stato organizzato con il patrocinio degli assessorati regionali Attività produttive, Salute e Agricoltura. Presente il Presidente Nazionale Udicon Denis Nesci, il Presidente regionale Pietro Feroce, gli assessori regionali Mimmo Turano e Sergio Marino, il Commissario Straordinario dell’Istituto Zooprofilattico della Sicilia Salvatore Seminara. Inoltre esperti nutrizionisti, biologi, chef e responsabili delle associazioni di categoria.

pietro alongi

           Pietro Alongi

Pietro Alongi, responsabile del progetto, risponde alle mie domande,

    - E’ un progetto importante, e delicato. Quanti elementi mette in campo?

“L’unione tra le forze degli enti sopracitati, ci permetterà di compiere un’azione di grande impatto, che coinvolgerà una rete grandissima in tutta l’isola. A partire dall’istituto Zooprofilattico, che rileva le tracce di glifosate presente nei grani, fino al piccolo panificatore che dovrà esporre il marchio in vetrofania a garanzia di un prodotto sano e 100% siciliano.”

 

grano al porto

 

I     - I controlli dovranno poi essere più che rigorosi per tutelare i consumatori. Come?

“Certamente, chiunque aderisca dovrà firmare un fitto e severo protocollo d’intesa, i controlli saranno frequenti e, se qualcuno tenterà di fare il furbo non solo verrà privato del marchio ma denunciato pubblicamente, anche a mezzo stampa”

Il dott. Alongi prosegue raccontandomi che i lavori sono in corso da giugno, ma che stanno procedendo intensamente affinché la cosa si concretizzi al più presto.

A questo punto, per essere retorica, la domanda sorge spontanea,

      - E con i grani antichi? E’ previsto che il marchio li tuteli?

“Dott.ssa, certamente i grani antichi rientrano nel progetto, ma non è su quelli che si concentrano i maggiori rischi. Essi riguardano l’un per cento della materia prima impiegata per la produzione di pasta e pane. Mi preoccupa il grano che arriva dalla Bielorussia e dal Canada, stiamo anche lavorando ad accordi con le dogane, ma per il momento non posso dirle altro”.

La sicurezza alimentare è un argomento che riguarda tutti, pane e pasta la base della nostra alimentazione. La trasparenza di un marchio esposto in vetrofania, ci salverà?

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Natale Giunta ospite ieri di Rai Radio2 al programma "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino.

lunatici

 

Il famoso chef palermitano è un esempio di grande coraggio, un siciliano che con estrema forza e determinazione ha deciso di non abbassare la testa di fronte alle minacce della mafia.

Certo non è una vita semplice, quella di chi decide di stare dalla parte della giustizia, e Natale Giunta così racconta ai conduttori del programma,

 

natale strada

 

“Vivo sotto scorta da sei anni, da quando, nel 2012, ho denunciato diverse famiglie mafiose di Palermo che mi chiedevano il pizzo. Ho avviato diverse attività commerciali senza “chiedere autorizzazioni” a nessuna di queste famiglie, e vennero per regolare i conti, cioè a chiedermi soldi sul mio lavoro. Ho avuto il coraggio di denunciare tutto e tutti”.

La giustizia ha avviato il suo corso, dopo 11 mesi di indagine hanno arrestato tutti, sono state condannate cinque persone per tentativo di estorsione e danneggiamenti. 

Adesso lo chef convive con la scorta e continua con entusiasmo il suo lavoro. 

 

natale giunta cucina bn

 

“L'imprenditore che denuncia non deve cambiare mestiere - continua nell’intervista radiofonica lo chef - non deve mettersi a fare il politico, io dico sempre che noi imprenditori dobbiamo denunciare certe situazioni, ma lo Stato deve consentirci di continuare a fare il nostro lavoro, certo, la vita sotto scorta è più difficile, tanta gente non ti chiama più perché tu sei lo sbirro, cammini con i carabinieri.

Però se ci credi negli anni la mentalità cambia. Io ci credo, tutto deve cambiare, c'è gente che c'è morta di mafia, noi che siamo vivi e siamo qui ci stiamo battendo contro qualcosa che in futuro non deve più esistere. Io poi ancora sono nella mia terra, vivo nella mia terra, lavoro nella mia terra ho avuto mille offerte per andarmene, ma il mio deve essere un messaggio. A meno di 40 anni vivo da 6 sotto scorta, ma oggi i mafiosi, e le intercettazioni parlano, stanno iniziando a non chiedere più il pizzo, proprio perché gli imprenditori hanno iniziato a ribellarsi”.

 

natale isoardi

 

Grandi soddisfazioni e meriti quotidianamente riceve Natale Giunta per il suo operato, dalla confermata partecipazione allo show di Rai Uno che lo ha reso celebre, La Prova del Cuoco, ai molti eventi importanti che coinvolgono il catering da lui diretto.

Lo scorso 13 dicembre, ha cucinato per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ospite d’onore alla prima della Boheme al Teatro Massimo di Palermo.

In un giorno in cui il capoluogo siciliano festeggia una Santa molto popolare,

"Santa Lucia a Palermo è onorata con due preparazioni tipiche, l’arancina e la cuccìa. Entrambe sono state molto apprezzate dal nostro Presidente, che, dopo averne mangiate diverse porzioni, insieme allo sformato del Gattopardo ed altri miei piatti, più volte mi ha rivolto i complimenti".

 

mattarella

 

Non valgono certo quanto quelli di Mattarella, ma complimenti anche da me, Chef.

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