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Ci sono diversi modi di interpretare la cucina, intendendo con il verbo cucinare il rapporto che si instaura tra una data persona e l’universo cibo, dal seme primordiale all’ultimo ritrovato della tecnologia per la cottura o trasformazione o conservazione di un alimento.

Ma l’aspetto psicologico è quello più incidente nella relazione cibo- uomo, dove l’appagamento deve invadere tutti i campi sensoriali (nei paesi Sovra-sviluppati chiaramente).

Se hai fame, ed hai in dispensa un prodotto di alta qualità come la pasta da grani antichi siciliani Antichi Granai, basta una cottura al dente ed un filo d’olio extravergine d’oliva per un pasto appagante.

 

Fusilli 1

Se, oltre all’appetito, c’è voglia di mettersi alla prova, con i sapori, gli accostamenti, i colori, allora tutto diventa un gioco. Oppure una sfida, a fare sempre meglio, ad esprimere attraverso i cibi la propria creatività.

I fusilli già esprimono allegria per la loro forma. Una spirale che diventa perfetta per intrappolare la tonalità di gusto scelta.

Il cavolo, in genere, è sempre una scelta opportuna viste le sue proprietà nutrizionali, farlo apprezzare proprio a tutti è la parte un pò più delicata. Ma in un gioco di equilibrati contrasti e gioiosi colori, sono quasi certa di poter conquistare quantomeno la curiosità di molti.

 

cavolo sul tagliere

La tumminia è un grano dal sapore deciso, che si contraddistingue rispetto alle altre varietà. Per questo non va bene con tutto.

Per questo dovete assolutamente provare questa ricetta. 

 

 

copertina

     INGREDIENTI

400 gr fusilli di tumminia Antichi Granai

1/2      cavolo viola

40 gr   noci

150 gr pecorino stagionato grattugiato

1         bustina zafferano in povere

25 ml  latte

1        spicchio di aglio

1/2     bicchiere di vino bianco

aghi di rosmarino

olio evo

sale marino di Trapani

      PREPARAZIONE

  • Mondare e lavare il cavolo verza, tagliarlo a listarelle.

 

 caVolo 1

  • Sistemarlo in un tegame capiente con i bordi bassi, aggiungere un bicchiere d’acqua, coprire con il coperchio e far cuocere a fuoco basso.

 

in tegame

 

 

  • Scolare raccogliendo in un recipiente il liquido di cottura, lasciare nel colapasta ad asciugare. 
  • Nello stesso tegame, versare l’olio d’oliva a ricoprire tutto il fondo, aggiungere uno spicchio d’aglio e far rosolare. Aggiungere il cavolo e soffriggere per fare insaporire, sfumando con il vino bianco.

 

in padella con aglio

 

 

  • Quando sarà ben rosolato, trasferire tutto in un recipiente dai bordi alti, versare un pò del liquido di cottura precedentemente messo da parte, un pizzico di sale e frullare. Aggiungere alla purea di cavolo le noci e qualche ago di rosmarino, aggiustando ancora di sale se necessario, e frullare ancora tutto finché si ottiene una crema.

 

boccale mixer

 

 

  • Durante la cottura della pasta, preparare il formaggio aromatizzato.
  • In un padellino antiaderente, versare il pecorino e lo zafferano, quando è molto caldo aggiungere il latte e far sciogliere tenendolo ancora sul fuoco a fiamma media per qualche qualche minuto. Quando si sarà rappreso, far raffreddare e sbriciolare con le dita.

 

pecorino in padella

 

  •  Scolare la pasta al dente, mantecare qualche minuto con la crema di cavolo viola, impiattare ed insaporire con le briciole di pecorino.

Antichi Granai

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Sempre più diffuso l’impiego del tartufo siciliano, apprezzato dopo un iniziale scetticismo anche nell’ambito della ristorazione dagli chef più attenti.

Ma non basta l’ entusiasmo, il tartufo siciliano è in cerca di identità e di regole. Sono tanti i cavatori siciliani, ma anche provenienti da oltre lo Stretto, ad approfittare di un sottobosco generoso ma che presto potrebbe irrimediabilmente impoverirsi per l’eccessiva pressione antropica. I Comuni siciliani, affannati nei tentativi di recuperare i buchi finanziari, potrebbero intercettare, così come accade in molte regioni italiane, nuove risorse dai diritti versati da chi, per diletto o per professione, si dedica alla ricerca e alla raccolta dei tartufi. Ma non solo. I tartufi possono rappresentare una valida alternativa di reddito (principale o integrativa) in un contesto economico fragile come quello delle zone interne, marginali e montane.

 

invito convegno 2 aprile 2019

 

La raccolta e la commercializzazione dei tartufi spontanei e di quelli prodotti in tartufaie realizzate ad hoc in altre regioni italiane, infatti, è una attività ormai da tempo consolidata e regolamentata. 

La Sicilia è riconosciuta tra le 14 regioni tartufigene italiane, ma a differenza di molte altre che rientrano in questo gruppo, non si è ancora dotata di una legge ad hoc che permetta di valorizzare questo prodotto del sottobosco vietando al contempo vere e proprie predazioni. 

 

IMG 4871

 

 

Delle difficoltà di oggi, del vuoto legislativo da colmare, delle esperienze delle altre regioni, ma anche delle interessanti potenzialità che i funghi sotterranei possono offrire, si parlerà nel corso del convegno “Norme in materia di raccolta, coltivazione, commercio e tutela del consumo dei tartufi nella Regione Siciliana” che si svolgerà il prossimo 2 aprile alle ore 9,30 a Palazzo dei Normanni presso la Sala Piersanti Mattarella (già Sala Gialla) dell’ARS e durante il quale verrà presentato il disegno di legge di iniziativa parlamentare n.496/2019. 

Il convegno, moderato da Sergio Ferraro Presidente Amet onlus, Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria, dopo i saluti del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, On.le Gianfranco Miccichè, prevede il contributo di Giuseppe Venturella, ordinario di botanica forestale e micologia all’Università di Palermo e la presentazione del disegno di legge da parte del primo firmatario, il deputato Pd Nello Di Pasquale, Michele Catanzaro Vice Presidente della Commissione Attività produttive, Giusy Savarino, Presidente della Commissione Ambiente e del micologo Arturo Buccheri

 

 

tartufi siciliani

 

La proposta di legge depositata lo scorso 19 gennaio è stata elaborata grazie alla collaborazione del Centro di ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, dell’Università di Palermo, Dipartimento SAAF e di alcune associazioni micologiche siciliane: “La ferula“ di Mazara del Vallo, Gruppo Micologico Siciliano onlus di Palermo, Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria onlus di Palermo, Associazione micologica Padre Bernardino di Ucria, Associazione Micologica e naturalisica onlus “Micelia” di Palermo, gruppo micologico Akrense di Palazzolo Acreide. 

Tra gli interventi anche quelli di due assessori: Edgardo Bandiera, Agricoltura, e Salvatore Cordaro, Ambiente. A seguire gli interventi programmati della nutrizionista Gabriella Perrone, dell’agronomo e forestale Giovanni Landini, di Marco Morara dell’Unione Micologica Italiana, di Antonino Iacono, presidente del Centro ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, di Mario Tamburello, presidente del Gruppo Micologico Siciliano, di Mario Prestifilippo, micologo esperto cavatore di tartufi. Al presidente della Regione Nello Musumeci sono affidate le conclusioni. 

L’iniziativa si conclude (alle 13,00) con le prelibatezze al tartufo siciliano proposte dagli chef Domenico Pipitone ed Andrea Davì. 

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Wednesday, 20 March 2019 09:28

Rosso di Sicilia, passione di Antica Farina.

Rosso di Sicilia, è il ritorno al mondo dei grani e della molitura di Giovanni Billeri, che nella città del pane nero di tumminia, Castelvetrano (TP), rompe ogni schema dando nuovi colori e profumi ai suoi prodotti.

 

Le farine di G

Sotto il marchio ANTICA FARINA, rientrano più di dieci tipologie di semole, la maggior parte da grano duro ed altre di tenero, che sono spesso miscele create da Giovanni per ottenere prodotti dal risultato caratteristico sempre uguale.

I grani utilizzati sono tutti siciliani, selezionati tra diverse varietà antiche, che poi vengono moliti a pietra. 

 Giovanni Billeri ha già grande competenza in campo, è stato titolare ed amministratore di un mulino per quindici anni, che per motivi personali ha poi abbandonato dedicandosi ad altro.

Oggi però, rientra nel settore e stringe un accordo in esclusiva con un giovane proprietario di un piccolo mulino a pietra. 

 

giovanni

                                                                           Giovanni Billeri

 

Quattordici i marchi creati, tra i quali il Rosso di Sicilia,

Ma, rispetto a tutte le altre semole da grani antichi siciliani macinati a pietra, qual è il punto di forza dei prodotti di Giovanni Billeri?

 “Io non propongo solo farina, ma un omonimo pane con forma e caratteristiche prestabilite: rotondo, due linee parallele, senza sesamo, rigorosamente impastato con lievito madre - spiega Giovanni - certo per me è condizione fondamentale che chi lo produca ne dia il giusto risalto, è un marchio, per cui va corredato di targhette identificative e locandine che ne spieghino le caratteristiche”.

 pane in forno

 

Ed in pochi mesi è diventato un prodotto di successo, grazie ad un grande impegno di divulgazione, che ha ottenuto l’adesione di circa sessanta trasformatori tra panifici e pizzerie.

Una ricetta che invece si presta benissimo al forno domestico, è il pan di patate che ho elaborato.Una pane in cassetta morbidissimo ed umido, che può andare bene per il salato se aromatizzato con rosmarino, oppure per la colazione dolce, accompagnato confetture e creme spalmabili.

                                                                           PAN DI PATATE 

 

 intero

   INGREDIENTI

  • 400 gr semola Rosso di Sicilia
  • 300 gr acqua
  • 250 gr circa patate 
  •   15 gr sale
  •   1 gr lievito di birra
  •   2  cucchiai olio extravergine d’oliva
  • mezzo cucchiaio di miele

   PREPARAZIONE

Bollire le patate con la buccia, quando saranno cotte scolarle, sbucciarle e passarle nello schiacciapatate mentre sono molto calde. Lasciare intiepidire la purea.

Sciogliere il lievito in un bicchiere d’acqua insieme al miele.

In una ciotola capiente, o nella planetaria, impastare farina, acqua e lievito ed aggiungere le patate, impastare bene versando pian piano l’olio d’oliva, alla fine aggiungere il sale.

 

impasto e patate

Quando l’impasto è ben amalgamato, versare in una ciotola e ricoprire con pellicola, aspettando che raddoppi il suo volume ( 5 ore circa) .

 

impasto pan

Utilizzare per la cottura uno stampo da plum cake, cm 25x11

Ritagliare un foglio di carta forno, bagnarlo in acqua, strizzarlo e foderare lo stampo. Versare l’impasto, profumare se si desidera con aghi di rosmarino, ed infornare a 180 gr per circa 45 min.

 

in teglia rosmarino

Prima di sformare lasciare raffreddare completamente.

 

Pane e fette di sbiego

 

 

 

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Sunday, 17 March 2019 11:19

Sfince di San Giuseppe

Sono giorni, questi, in cui le strade attigue alle pasticcerie siciliane, da oriente ad occidente, profumano di dolci fritture.

E mentre qui, in estremo oriente, le zeppole di riso trionfano in vassoi pesanti di miele, lì verso occidente San Giuseppe si onora con altra specialità.

La ricetta delle sfince nasce, secondo tradizione e consuetudine, ad opera di religiose. 

Le suore del Monastero delle Stimmate di San Francesco a Palermo, preparavano le loro crespelle per poi ricoprirle con miele ed onorare così San Giuseppe.

Friabile bignè fritto, senza aggiunta di lievito di alcun tipo. 

La versione originale prevede lo strutto sia nell’impasto che per la frittura, qui invece ho sostituito il burro, quello artigianale del caseificio La Cava.

 

Burro

 

Un risultato straordinario, per friabilità e gusto, mi è stato reso dalla qualità della farina di maiorca Antichi Granai, raffinata nella giusta percentuale per ottenere lievitazioni e fragranze di alta pasticceria.

 

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  INGREDIENTI

      Per circa 20 sfince

  • 250 gr farina di maiorca Antichi Granai
  • 120 gr burro La Cava
  • 300 gr acqua
  • 4     uova fresche
  • 1     pizzico di sale marino siciliano
  • Olio di semi di arachide per friggere

       Farcitura

  • 200 gr ricotta senza sale
  • 80 gr zucchero
  • 80 gr cioccolato fondente ridotto in scaglie
  • Granella di pistacchio
  • Ciliegine candite

PREPARAZIONE

   Farcitura

  La ricotta deve essere stata preparata almeno un giorno prima dell’utilizzo e fatta scolare dal siero.

Setacciare la ricotta e mescolare con lo zucchero. Lasciare riposare due ore circa fuori dal frigo.

 

 

riccioc

 

     Sfince 

Versare in un tegame acqua, burro e sale e portare a bollore.

Togliere la pentola dal fuoco e versare tutta in una volta la farina setacciata, mescolare energicamente e rimettere sul fuoco per qualche minuto ancora. 

 

impasto frusta

Versare in una ciotola e lasciare intiepidire.

 

impasto

 

Dopo circa 3 quarti d’ora, unire le uova all’impasto ed amalgamare per bene.

 

 

 

Scaldare l’olio e versare a cucchiaiate l’impasto, facendo per bene dorare le sfince.

 

Frittura

 

 

Scolare su carta assorbente.

Tagliare ogni sfincia a metà e farcire con la ricotta. Decorare la parte superiore con altra ricotta, scaglie di cioccolato, granella di pistacchio e ciliegine.

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Tuesday, 12 March 2019 09:38

Macco di fave fritto

 La mia dieta è prevalentemente vegetariana, per gusto e per moltissime altre ragioni che molti sottovalutano ed altri proprio non vogliono sentire, 

“Perchè noi, nella nostra cucina tradizionale abbiamo la carne, il pesce e tutto. Questa nuova abitudine di non mangiare carne è solo una moda”.

La vera moda in cucina, oggi fortunatamente riguarda altro, ed è materia di tanti bravi chef.

Ma inutile qui disquisire su questioni ambientali ed etiche, meglio focalizzarsi esattamente sulla tradizione.

La carne ed il pesce, non erano presenti quotidianamente sulle tavole, non per chi non fosse ricco, anzi. 

La maggior parte delle ricette nella cucina popolare impiegava ingredienti che vengono definiti poveri. Alimenti ricchi di nutrienti che hanno sfamato e sostentato le popolazioni preindustriali.

 

fave 3 

 

Le rese delle semine di cereali, legumi e patate, hanno decretato la sopravvivenza di migliaia di persone, come anche la morìa.

La ricetta che propongo di seguito attiene alla nostra (siciliana) tradizione gastronomica.

 

 

copertina 2

 

 

Il macco fritto, è la versione, come si direbbe oggi “gourmet” di un piatto storicamente definito povero.

Ma cosa significa povero? Cosa c’è di povero in un questo piatto? 

Semina, raccolta e successive fasi, dalla pulizia al confezionamento, di legumi e farine richiedono mesi di sforzi da parte di uomini, mezzi e terra, nonché la benevolenza dei cicli lunari e delle condizioni atmosferiche.

C’è poi il lavoro di cucina. C’è la matrice della creatività culinaria, quella sviluppata nella disperazione (e qua si) della povertà. 

C’è la fame, perché piatti come questi nascono dalla fame, di cibo e di sopravvivenza. 

 INGREDIENTI

300 gr spaghetti perciasacchi “Antichi Granai”

300 gr fave secche già ammollate

3 l acqua

2 foglie di alloro

200 gr pecorino stagionato grattugiato

300 gr   Farina di Maiorca “Antichi Granai”

300 gr.   Pangrattato

3 uova

Olio extravergine d’oliva

Finocchietto selvatico

Sale marino

Spaghetti                  

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PREPARAZIONE

 

Cuocere le fave in acqua bollente salata insieme alle foglie di alloro (il tempo di cottura dipenderà dalla varietà del legume). 

Spezzare lo spaghetto a metà, versare nell’acqua delle fave quando queste sono già morbide e far cuocere ancora 20 min. circa e comunque finché la minestra non si addensa.

 

pasta spezzata cruda bella

Ungere con olio d’oliva una teglia di circa 29 x 25 cm, versare il macco e livellare con il dorso del cucchiaio e lasciare raffreddare per 4 ore a temperatura ambiente, dopodiché ricoprire con pellicola e riporre in frigo per 12 ore.

 

 

Teglia laterale 2

Sformare il macco dalla teglia facendo attenzione a non romperlo, tagliarlo a quadrati e passare questi prima nella farina, poi nell’uovo battuto con il finocchietto tritato ed infine nel pangrattato. 

 

Nelluovo

 

 

panati

 

 

Friggerli in olio d’oliva.

 

frittura

 

Scolare su carta assorbente e sistemate su un piatto guarnendo con altro finiocchietto fresco tritato.

 

carta assorbente

 

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Catania ospita una tappa importante del premio internazionale la Sirena D’oro di Sorrento, rassegna relativa agli oli DOP, IGP e BIO che nelle ultime edizioni ha premiato la qualità dell’olio extravergine d’oliva siciliano. 

La 17esima edizione del Sirena d'Oro, il premio dedicato agli oli extravergini di oliva Dop, Igp e Bio italiani, che si svolgerà a Sorrento dal 29 al 31 marzo, prevede la selezione degli oli Siciliani a Catania il 15 e 16 Marzo presso i locali della Camera di Commercio, i quali saranno sottoposti ad analisi sensoriale da parte di un panel di assaggio che li valuterà e classificherà secondo i metodi del Coi, il Consiglio oleicolo internazionale e dell’Unione Europea.

 

rami ed Etna

 

Nell’ambito della manifestazione e del ricco programma, una sezione del premio è dedicata agli oli del Giappone, grande attenzione vi è anche per la produzione della Cina, mentre ospite della Rassegna sarà il Portogallo. 

Cruciale sarà il dibattito nazionale ed internazionale sulle produzioni olivicole, al fine di promuovere l’olio italiano, sia sui mercati italiani che su quelli stranieri, con grandi potenzialità di espansione.

La Sicilia ha un ruolo di primissimo piano poiché è stato istituito il Premio speciale Sicilia.

olive oil

Giosuè Catania, Presidente del Consorzio di Tutela Per l’olio extravergine di oliva DOP Monte Etna

 “Un riconoscimento importante per una Regione che vanta l’eccellenza della produzione e che si afferma sul mercato con il suo patrimonio di biodiversità e con  sei DOP e una IGP di recente istituzione, che caratterizzano le qualità di un prodotto di forte identità territoriale.

L’istituzione di un premio speciale dedicato al miglior olio Siciliano tra le categorie DOP. IGP, e Bio voluta dal comitato promotore della Sirena D’oro rappresenta un valore aggiunto per la terza Regione produttrice di olio, una Regione al centro del Mediterraneo, terra di mitologia e di cultura millenaria che grazie alla sapienza dell’uomo e alla ricchezza del territorio è in grado di conquistare il palato dei consumatori con  prodotti salubri e di riconosciuta qualità”.

Gino parla 

La città di Catania è pronta ad accogliere i graditi ospiti e gli organizzatori del premio che si terrà venerdì 15 Marzo presso la prestigiosa Sala Giunta di Palazzo degli Elefanti del Municipio di Catania, con una conferenza stampa alla quale parteciperanno il Sindaco di Catania on.le Salvo Pogliese, l’Assessore Regionale all’Agricoltura on.le Edy Bandiera, il presidente della Camera di Commercio Sicilia Sud/Est dott. Pietro Agen, il Presidente del comitato tecnico della Sirena D’oro dott. Tullio Esposito e il Vice Sindaco di Sorrento dott.sa Maria Teresa De Angelis. 

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 Il Carnevale a Messina non è mai stato così dolce. L’iniziativa del maestro gelatiere Giuseppe Arena e dei due ambasciatori del gusto, il pasticcere Lillo Freni e il fornaio Francesco Arena, di realizzare una pignolata da record ha avuto un’eco, in tutta la città e presso gli organi di stampa, che neppure gli organizzatori del Carnevale di Faro avrebbero potuto immaginare. I numeri di “Faro in Festa 2019” parlano chiaro. Domenica 3 marzo, a partire dalle prime ore del pomeriggio, migliaia di persone hanno affollato Faro Superiore per vedere dal vivo e gustare a pignolata da guinness dei primati del peso di oltre 100 kg, larga 90 cm e alta circa 1,30 mt. E’ stato un momento di grande aggregazione e di promozione della storia, della cultura e delle tradizioni messinesi. 

 

Pignolata messinese

 

Tra maschere e coriandoli, i tre professionisti, con l’ausilio dei pasticceri Rosario Zappalà, Massimo Riggio, Lillo Todaro e Umberto Maimone, hanno ultimato la preparazione del dolce tipico del Carnevale messinese, ricoprendo l’intera superficie con una colata di glassa bianca al limone e glassa nera al cioccolato e decorando la montagna di pignolata con coriandoli di zucchero colorati. Sono state oltre 700 le porzioni di pignolata distribuite al pubblico presente a fronte del pagamento di un piccolo ticket degustazione. 

 

Giuseppe Arena Francesco Arena Lillo Freni

 

"Sono davvero felice che tutto sia riuscito perfettamente – ha commentato Lillo Freni - e l'impresa era particolarmente difficile, la nostra pignolata è un dolce tecnicamente impegnativo e proporne un esemplare di oltre un quintale con rifinitura in piazza è davvero insidioso. Sono felice soprattutto perché siamo riusciti a promuovere il dolce tipico della nostra città nella sua veste storica, in chiave allegorica e nel luogo più idoneo, ovvero in piazza a Carnevale, e abbiamo dimostrato, vista la massiccia e la trepidante attesa pre-degustativa, che questo dolce conserva immutato lo stesso fascino, nonostante siano passati parecchi secoli dalla sua invenzione. Riuscire a mantenere le tradizioni, a rispettarne la storia e dare profondità alla nostra cultura ritengo sia davvero gratificante" – ha concluso il pasticcere.

 

preparazione pignolata

 

Un successo inaspettato anche per gli stessi ideatori dell’iniziativa, le associazioni “Il Casale del Faro”, “Banda G. Verdi”, “Faro per Fare”, “Comitato feste S. Maria Assunta” e “Centro Educazione Ambientale”, che hanno ringraziato i tre professionisti per aver contribuito a dare una grande visibilità al carnevale di Faro. 

 “Sono molto orgoglioso di aver contribuito al successo di questa manifestazione, riuscendo a valorizzare il territorio in cui sonocresciuto” – ha commentato Giuseppe Arena.

Pasticceri

“E’ stata una serata bellissima, una scommessa vinta – ha affermato Francesco Arena - e la gente ha risposto con entusiasmo. Lavorare con Lillo e Giuseppe è stato bellissimo perchè oltre alla fatica c’è il sorriso e una sorta di fratellanza, e poi siamo orgogliosi che il nostro maestro pasticcere Zappalà sia venuto a coadiuvarci perché la sua esperienza è sempre importante per noi”.

 

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Allevatori ed agricoltori siciliani in fermento. Contro le politiche sui prezzi del latte e del grano, si organizzano per una manifestazione prevista per sabato 9 marzo a Catania.

Luogo assunto a simbolo della manifestazione, sarà esattamente il porto di Catania, proprio dove attraccano le navi che trasportano le materie prime estere, i cui prezzi bassissimi hanno sfavorito i produttori siciliani.

Sarà un’occupazione simbolica appunto, pacifica garantiscono i rappresentanti dell’Unione Allevatori, organizzatori dell’evento. Parteciperanno, oltre ai molti agricoltori, l’associazione AgriSaTe  (Agricoltura Salute e Territorio) ed i Forconi siciliani.

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(immagine tratta da http://www.itacanotizie.it/pastori/)

 

L’occupazione del porto di Catania è un grido di aiuto contro la speculazione sui prezzi del grano e del latte in primis.

Sul manifesto di AgriSaTe si legge,

“Sciopero di massa allevatori e agricoltori.

Contro il crollo dei prezzi: -1 euro al litro per il latte e  -0,40 centesimi di euro al kg sul grano”.

Difendiamo la Sicilia dalle merci estere e multinazionali”

 Per tutelare gli allevatori sardi e siciliani, il latte di pecora dovrebbe costare tra 1,50 e 1,30 euro, mentre il prezzo equo per il grano duro è stimato a 26,00 / 27,00 euro al quintale, poiché i costi di produzione ammontano intorno a 22,00 / 23,00 euro al quintale.

Ma il reale prezzo di mercato è di 18,00 / 20,00 euro al quintale.

 

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La pastorizia e l’agricoltura siciliane gridano aiuto alle politiche di settore, per il momento in maniera pacifica, ma sempre più coese ed organizzate.

Immagine di copertina tratta da http://scarabeokheper.altervista.org/le-porcherie-contenute-nel-grano-estero-arriva-le-navi-nei-nostri-porti/

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Thursday, 28 February 2019 09:35

Grani antichi, ecosostenibilità e celiachia.

Il ritorno dei grani antichi è sintomo di una società che vuole invertire la rotta, avendo compreso di stare percorrendo la strada dell’autodistruzione.

Grani antichi non è il titolo un romanzo romantico dell ‘800.

E’ divenuto un concetto bandiera, portatore di ideali tendenti alla contro globalizzazione. Un fatto sociale che nasce dal disorientamento.

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      (Nello Blangiforti) 

La contemporaneità in agricoltura si misura con il riappropriarsi della identità di un territorio, nella ricerca dei contadini di quelle che furono le sementi autoctone o adattate al loro contesto geografico.

“Oggi coltivare i grani antichi significa stare a passo con i tempi, volgere lo sguardo verso il futuro partendo da ciò che la natura ci ha regalato, una “retroinnovazione” che da più parti viene condivisa e che punta agli ordinamenti colturali alternativi basati sulla sostenibilità”

 sostiene Il dott. Nello Blangiforti, ricercatore presso la Stazione Sperimentale di Granicoltura di Caltagirone.

 

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Assistiamo al consolidamento di nuovi circoli virtuosi. La sostenibilità di micro-ecosistemi che si ripercuote a livello globale, la ritrovata rete di relazioni che si esplica nel rapporto tra i vari produttori e operatori di filiere corte, circoscritte nel raggio di pochi km e comunque sempre regionali. Fino alla riconquista, dopo più di mezzo secolo, del rapporto diretto tra produttore e consumatore, un rapporto di fiducia e nuove interlocuzioni sociali che si instaurano e si moltiplicano.

Si attua così la riappropriazione dell’identità territoriale, per chi produce e per chi consuma. 

I benefici si ripercuotono a catena, già riscontrabili nel giro di pochi anni,

  • Creazione di occupazione dovuta al recupero di aree rurali abbandonate
  • Ilriassetto ed il ripristino paesaggistico altrimenti in stato di degrado ed abbandono 
  • L’ecosostenibilità, dovuta alla rimessa a coltura dei terreni
  • Lo sviluppo di cicli produttivi che chiudano la filiera nel raggio di pochi chilometri
  • Il recupero dell'agrobiodiversità

 

campi stazione

E nonostante le rese delle varietà antiche siano minori rispetto a quelle moderne, in compenso si adattano molto bene ai metodi di coltivazione biologica.

Continua il dott. Nello Blangiforti

“La salute sta al centro di questo nuovo paradigma. Alimentarsi in modo sano significa vivere più a lungo ma soprattutto meglio. Un alimento che proviene da sistemi a basso input è un alimento che rispetta la nostra salute e la salute della terra”

 

libro grani antichi

In Italia, il sistema di monitoraggio Okkio alla salute del Centro Nazionale di Prevenzione e Controllo delle malattie che fa capo al Ministero della Salute, riporta che oltre il 40 per cento degli italiani soffre di patologie dovute a un regime alimentare sbagliato.

Numerosi gli studi in corso, di diversi enti di ricerca, sulle correlazioni tra alimenti e problemi di salute, nonché tra l’uso di fitofarmaci e gravi, se non terminali, malattie.

La correlazione tra consumo di grani moderni e celiachia è ancora sotto osservazione,

“Al giorno d’oggi uno degli aspetti più interessanti della riscoperta dei grani antichi è il loro impatto più blando, rispetto ai prodotti alimentari ottenuti dai grani comuni, sulla malattia celiaca e sull’altra forma di intolleranza alimentare nota come gluten sensitivity (Carnevali et al, 2014)”. (1*)

Ed ancora

“Le relazioni che sussistono tra lo stile alimentare di ogni individuo e la sua salute sono ampiamente documentate e sono determinate da diversi fattori, tra cui la composizione e le proprietà delle materie prime alimentari, gli effetti dei trattamenti a cui sono sottoposte, nonché dai prodotti della loro digestione nel tratto gastro-intestinale”. (1*)

 

campo e papaveria

Nel dubbio, preferiamo consumare esclusivamente derivati da grani antichi siciliani biologici.

 

 

 Foto dall'archivio della Stazione Sperimentale di Granicoltura. 

 

(1*) https://www.enterisi.it/upload/enterisi/documentiallegati/ABSTRACTConvegnoAISTEC2017_13660_985.pdf

 (2*)http://www.expo2015.org/magazine/it/sostenibilita/grani-antichi--una-risorsa-per-il-futuro.html

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Sunday, 24 February 2019 08:33

Crostatine pistacchio e melagrana

La mia campagna di divulgazione sui benefici apportati dal consumo di melagrana, subisce l'influenza di quella condotta da una carissima amica con la quale sono lieta di collaborare.

 

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Paola Nicolosi è l'imprenditrice siciliana che ha brevettato la "spremisalute", una macchina elettrica da cui facilmentre si estrae il potere benefico del frutto. (1*)

 

bella

 

Bere il succo di melagrana apporta enormi benefici alla salute, è infatti in grado di curare e prevenire numerose malattie.

La più nota delle sue proprietà è l'azione antitumorale. La presenza di tannini e polifenoli, in grado di proteggere contro la genesi o la progressione di diversi tipi di tumore, in particolare quello alla prostata e del seno, ma anche nei confronti del tumore della pelle, le antocianine infatti, sono in grado di contrastare efficacemente i danni provocati dai raggi UV. (2*) 

Uno studio recente, fa invece sperare sulla guarigione da malattie infiammatorie croniche intestinali, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Una speranza anche di migliori cure in futuro arriva da una nuova ricerca guidata dall'Institute for Steam Cell Biology and Regenerative Medicine (inStem) di Bangalore, in India, e dall'Università di Louisville, negli Usa: individua la chiave per contrastare queste patologie in una molecola, un metabolita microbico che deriva dalla melagrana, l'urolitina. L'urolitina rafforza la funzione di barriera intestinale, considerato che la permeabilità dell'intestino è proprio una delle alterazioni correlate a queste patologie. (3*)

  (1*) https://www.dino.bio

  (2*) https://www.ilgiornaledelcibo.it/melagrana-proprieta-e-controindicazioni-intervista/

  (3*)http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2019/01/15/colite-e-morbo-crohn-nel-melograno-chiave-per-contrastarli-_d05ca325-3423-48f2-a6f9-e8a001e01eae.html?fbclid=IwAR1PBgJdWCVotBfE5Cnznj28NvbcIenuOkox_SppzZ-a27fuWbicZuLcjME

CROSTATINE CON MARMELLATA DI MELAGRANA.

La ricetta è stata realizzata in collaborazione con lo chef Ettore Moliteo.

 

ettore 2 2

Per la preparazione della marmellata vai al link.  https://www.federicagenovese.com/index.php/le-mie-ricette/item/66-marmellata-di-melagrana

INGREDIENTI

500 gr farina di maiorca Antichi Granai

 300 gr burro 

 100 gr zucchero a velo

 150 gr farina di pistacchi

 1 gr di sale

 95 gr di tuorli

 

basi e mattarello 

 

 PREPARAZIONE

 Miscelare la farina di maiorca e quella di pistacchi, versarle su una spianatoia e sistemare a fontana. Al centro versare i tuorli con lo zucchero ed il sale, battere con una frusta e pian piano allargarsi per amalgamare le farine. Aggiungere il burro a tocchetti ed impastare fino a rendere l’impasto liscio ed omogeneo. Avvolgere il panetto nella pellicola e fare riposare in frigo un’ora.

 

stronza

 

 

 Imburrare ed infarinare gli stampi per crostatine, stendere l’impasto con il matterello. Sistemare le basi negli stampi e riempire con la marmellata. Reimpastare velocemente gli scarti di frolla, stendere e con il tagliapasta ricavare le listarelle da decorazione.

 

io stendo 

 

 Infornare per circa 25 min. A 180°.

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