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Basta una passeggiata tra i sentieri della tenuta Monaci delle Terre Nere, a Zafferana Etnea, per immaginarsi il giorno più bello, quello del fatidico sì, pronunciato sullo sfondo di una cima innevata, quella del vulcano più alto d’Europa che guarda al mare, a quel mare caldo che accoglie come un abbraccio e riporta a una terra al centro del Mediterraneo, da sempre crocevia di popoli, di tradizioni, simbolo della multi cultura, delle commistioni dei sapori e degli odori che da essa provengono. Un luogo che sa di dono della natura e di amore, tra il profumo dei fiori di zagara, dell’uva al tempo della vendemmia, dei fichi raccolti e delle ceste di vimini bagnate, del pane appena sfornato. 

 

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L’hanno immaginata e l’hanno fatta quella promessa d’amore decine di coppie straniere provenienti da Australia, Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Austria che hanno scelto Monaci delle Terre Nere, e la cucina dell’annesso ristorante Locanda Nerello, come location per festeggiare il loro matrimonio da favola. “Il numero delle coppie di sposi che hanno scelto Monaci è cresciuto molto in questi ultimi mesi, piace questo pezzo di Sicilia che è insieme territorio, tradizione e internazionalità, grazie agli standard che riusciamo a garantire, offrendo un luogo magico e una cucina dai sapori mediterranei”, è il commento del founder Guido Alessandro Coffa, il manager trapiantato in America che quasi dieci anni fa ha mollato tutto per tornare ad innamorarsi della sua terra.

 

monaci interno

 

Nei suoi 24 ettari di uliveti, agrumeti e vigneti, trasformati in una tenuta biologica, fonte di ispirazione e di materie prime eccellenti, Monaci delle Terre Nere è dimora e rifugio, allo stesso tempo, e il suo nome, riporta alla storia ultracentenaria dei luoghi, di terre fertili ai piedi del monte Etna, e di mura, che hanno raccolto la preghiera e l’opera dei frati. Presente e passato si fondono, con la stessa anima. Anche le materie prime, trasformate dalle sapienti mani degli chef di Locanda Nerello, diventano percorsi di gusto e non semplici piatti da portare in tavola. Menù dai sapori mediterranei che rispettano la stagionalità, esaltano il territorio, con tante verdure dell’orto, le carni tipiche della zootecnia locale e naturalmente, tanto pesce. Il pescato del giorno, scelto con cura dalla brigata, proviene dal mercato della “pescheria” di Catania, Riposto, Giardini Naxos.

 

Fusilloni 

 

Tra i piatti proposti da Locanda Nerello e particolarmente apprezzati dagli sposi per il loro wedding, sono i “fusilloni di Gragnano con frutti di mare crudi e cotti e cime di rapa”. Gli chef del ristorante di Locanda Nerello hanno scelto dal paniere delle primizie coltivate e raccolte dal vicino orto biologico, le cime di rapa, una verdura particolarmente buona in questo periodo dell’anno perché le basse temperature ne accrescono le sostanze benefiche come ferro e proteine nobili. Semplici e versatili, le cime di rapa abbinate in cucina con i frutti di mare, mitili e molluschi altrettanto di stagione come cozze, vongole, calamari, conferiscono alla pietanza gusto e personalità. Ad aggiungere estro a questo primo di pasta, è una punta di tartare di palamita. 

 

Triglia

 

Un altro piatto che sposa la filosofia di Locanda Nerello, del mix tra terra e mare è la “Triglia maggiore con panzanella di pomodoro appeso e bietoline rosse all’aglio”. La triglia è più preziosa in periodo dell’anno perché in amore, quindi, nel pieno del vigore, mentre le bietole, come tutte le verdure a foglia verde, sono un concentrato di benessere per l’alto contenuto di potassio, ferro, calcio, fosforo. Non tradendo le sue origini mediterranee, le bietole presenti in molte ricette della cucina nord africana, dell’Est Europa, della Turchia, vengono saltate in padella con olio evo e aglio. L’accostamento con la panzanella di pomodori appesi, ricchi di zuccheri non complessi e l’acidità citrica sufficiente per sgrassare la triglia, fa di questo piatto un tripudio di gusto pur nella sua semplicità.

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Monday, 18 February 2019 16:00

Sicilia, la regione più desiderata.

 Alla Borsa Internazionale del Turismo a Milano, la Sicilia afferma il suo primato di qualità, è la regione più scelta dai viaggiatori italiani per il turismo enogastronomico

Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci dichiara

«Sul piano turistico la Sicilia vive il suo momento magico. Dovunque andiamo, da Rimini a Verona, da Bruxelles a Berlino, i nostri stand sono i più visitati, i più graditi”

 

Cassata

 L’isola si trova al primo posto nella classifica, seguita dalla Toscana e dall’Emilia Romagna. A dirlo è il rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2019, presentato alla Bit di Milano.

I prodotti alimentari siciliani, riconosciuti e richiesti non solo Italia, contano numeri, da primato appunto.

 Con 33 prodotti ad Indicazione Geografica e  31 vini a Denominazione, la Sicilia è la quarta regione italiana per numero di prodotti agroalimentari certificati, ma è anche la terza per numero di aziende agricole con vite e per numero di frantoi.

 

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Incrementi importanti anche nel settore della ristorazione e per le aziende agrituristiche, che crescono in qualità dell’offerta oltre che in numero.

Alla scorsa BIT di Milano, l’immenso padiglione “Piazza Sicilia”, ha esposto i settori regionali di Turismo, Agricoltura, Territorio e ambiente, Attività produttive, Beni culturali oltre all’Istituto per l’incremento.

 

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In primo piano, naturalmente, la promozione degli itinerari di viaggio più suggestivi, a cominciare dai cinque Parchi naturali regionali – Etna, Madonie, Nebrodi, Fluviale dell’Alcantara e Monti Sicani – che la Regione progetta di inserire in un’unica offerta di slow tourism all’interno del brand “Sicilia, Paradiso in terra”, e dai borghi siciliani vincitori, negli ultimi anni, di ben quattro edizioni del premio “Il Borgo dei Borghi”: Petralia Soprana, Sambuca di Sicilia, Montalbano Elicona e Ganci.

Ma ciò che in assoluto attrae di più, sono arancini, cannoli e cassate!

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Un’azienda siciliana conquista il podio in una competizione internazionale che premia i migliori oli extravergini di oliva al mondo.

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A Parigi, Magihouse Valle dell’Inferno di Cammarata, vince Olio Nuovo Days 2019, a cura di Emmanuelle Dechelette.

 Gli oli che si sono aggiudicati i premi, saranno promossi nei migliori ristoranti stellati di Parigi attraverso un percorso gastronomico, al quale partecipano anche i produttori.

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Quest’anno la giuria di Olio Nuovo Days, presieduta dallo Chef Mof Eric Briffard Direttore dell’Accademia Le Cordon Bleu di Parigi, è stata composta da due panel costituiti da ricercatori, esperti del settore, giornalisti, buyer e personalità del mondo dell’arte.

 

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La Commissione, dopo avere eseguito i lavori di assaggio, ha proclamato vincitore l’olio extra vergine di oliva 2018 “Magihouse Valle dell’Inferno – Family Reserve” di Cammarata (AG) prodotto dalla Famiglia Marino-Giambrone. Secondo la classifica di ogni giurato, che ha degustato gli oli alla cieca, l’Azienda Magihouse si è aggiudicata il podio, a seguire l’Azienda Giapponese Takao e al terzo posto l’Azienda francese Domanine Salvador.

“Valle dell’Inferno è un olio dalla bella personalità, potente ed equilibrato” ha dichiarato il presidente della giuria Eric Briffard. 

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Si tratta di un olio prodotto in una piccola valle cammaratese denominata “Valle dell’Inferno” contraddistinta da forti escursioni termiche che incidono sulle proprietà chimiche, sensoriali e sul livello degli antiossidanti degli oli. Come ci conferma il dott. Pasquale Marino, questa condizione ambientale avviene spesso nel territorio di Cammarata e nell’entroterra siciliano. Le piante, durante il periodo estivo, sono sottoposte ad un ingente stress termico producendo oli dal fruttato medio-intenso e con elevati livelli di amaro e piccante; si tratta di caratteri sensoriali che denotano elevata qualità le cui proprietà sono connesse al prezioso patrimonio varietale autoctono delle olive Biancolilla, Nocellara del Belice, Tonda Iblea, Cerasuola, Nocellara Etnea e Moresca.

 L’olio Valle dell’Inferno nel 2018 è stato anche vincitore di una medaglia d’oro al “New York International Olive Oil” e di due medaglie d’argento al “Olive Japan” e al “EVO International Olive Oil Contest di Paestum”.

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Durante la competizione Olio Nuovo Days, sono stati premiati anche altri oli extra vergini di oliva: il miglior packaging è stato conferito a Bona Furtuna di Corleone mentre il tunisino Oleastra è stato premiato per la migliore leggibilità dell’etichetta.

 L’olio extra vergine di oliva siciliano si conferma essere tra i migliori prodotti al mondo.

Dopo la recente dichiarazione dell’Agenzia americana FDA (Food and Drug Administration), sugli aspetti farmaceutici dell’olio d’oliva, ci si attende un incremento della richiesta del prodotto, specie quello di alta qualità.

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Morettino, storico marchio di caffè palermitano, presenta al Biofach di Norimberga l’ambizioso progetto della micro-roastery, che unisce la visione di una lavorazione eco-sostenibile ai saperi della tradizione, puntando a piccole produzioni on-demand di caffè artigianale “etico”, che vanno oltre il concetto di biologico.

 

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Caffè naturali, selezionati con cura direttamente nei paesi d’origine attraverso la collaborazione con i piccoli produttori, nel rispetto di chi lavora nelle piantagioni e delle comunità locali. 
Saranno questi caffè ad essere presentati al Biofach, la principale fiera dedicata al bio che in corso fino al 16 febbraio, dove è possibile degustarli, sia in espresso che in modalità filtro, allo stand Morettino.

 

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A Norimberga Morettino presenterà in anteprima assoluta due nuovi caffè biologici: la monorigine “Mexico Altura” della linea di Specialty Coffee “La Musa Nera” e la nuova selezione di blend di puri Arabica con profili di tostatura più morbida, ideale per le preparazioni filtro. 

“Mexico Altura” è una monorigine delle varietà Typica, Caturra e Bourbon, proveniente dalle piantagioni che crescono sugli altipiani del Chiapas oltre i 1.200 metri di altitudine. Le drupe sono raccolte a mano e spolpate ad acqua, mentre la tostatura è morbida, ideale per estrazioni filtro.

La linea filter, invece, è una selezione di blend di puri Arabica ideata per andare incontro ai nuovi metodi di consumo del caffè. A Norimberga sarà presentato il Filter Bio (Perù Chanchamayo, Brazil Alta Mogiana, Mexico Berilo), con una tostatura chiara e un gusto morbido.

 

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Entrambi i caffè, come nella tradizione Morettino, sono tostati artigianalmente e in maniera lenta, tramite un processo ad aria calda pulita: un metodo innovativo, ecologico e salutare, che permette di esaltare le proprietà organolettiche del caffè, evitando il contatto con le sostanze volatili derivanti dai processi industriali di tostatura.

Infine, sarà possibile degustare durante il Biofach anche le selezioni “Pure Organic Coffee” di Morettino, linea di caffè puri e biologici dedicata agli elementi di madre natura che, dopo il recente lancio, ha già riscosso le attenzioni dei buyer internazionali più attenti della categoria: Terrae 100% Arabica (premiato con la Medaglia d’oro all’International Coffee Tasting 2018), Naturae (blend di pregiati Arabica e Robusta) e Aquae (monorigine di Arabica decaffeinato naturale ad acqua).

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Energie rinnovabili e Dieta Mediterranea insieme, domenica 10 febbraio, per una giornata ricca di incontri, laboratori di degustazione e visite guidate all’interno della storica Centrale Idroelettrica Alcantara I Salto.

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Dalle acque del fiume Alcantara, ogni giorno, viene prodotta energia pulita all’interno dell’impianto idroelettrico di Castiglione di Sicilia (Ct), che è in grado di soddisfare il fabbisogno delle comunità vicine in modo naturale, sicuro e sostenibile. Dalle stesse acque dell’Alcantara e dai numerosi affluenti, che dai territori di Castiglione e Francavilla di Sicilia scendono alle pendici dell’Etna, vengono coltivati da infaticabili lavoratori del territorio “tesori nel guscio” come le mandorle e le nocciole di Motta Camastra, ma anche prodotti tipici della tradizione enogastronomica siciliana come l’olio extravergine di oliva “Valdemone”, il miele “Millefiori” il vino rosso “Etna D.O.C.” ed anche i grani antichi

 

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L’unione tra tutte queste peculiarità ed i temi dello sviluppo industriale sostenibile, ha creato la manifestazione “Energia del territorio”: sostenibilità, cultura, alimenti e salute”. 

Domenica 10 febbraio, infatti, la Centrale Idroelettrica Alcantara I Salto di Enel Green Power, sita in contrada Gravà nel territorio di Castiglione di Sicilia (Ct), aprirà le porte ai visitatori per far scoprire come, nel rispetto dell’ambiente circostante e attraverso momenti culturali di promozione della Dieta Mediterranea, dalle acque di quel fiume derivano energia elettrica “pulita” ma anche eccellenze alimentari tipiche destinate alle comunità limitrofe.

 I visitatori potranno così partecipare alle visite guidate previste sull’impianto nel corso della giornata, condividendo momenti conviviali all’insegna dei prodotti agroalimentari di quel territorio. Una occasione speciale per conoscere particolarità e curiosità della biodiversità alimentare siciliana e dei corretti stili di vita, non trascurando attività ludiche e istruttive dedicate al mondo delle energie rinnovabili.

 

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La dott.ssa Francesca Cerami, direttore generale IDIMED

 “L’evento è stato presentato giovedì 8 febbraio presso l’Istituto Alberghiero “G. Falcone” di Riposto, dove hanno avuto luogo dei laboratori di trasformazione dei prodotti agroalimentari locali (noci, mandorle, farine, miele). Domenica avremo il piacere di degustare le ricette degli allievi all’interno della Centrale. Un vero e proprio assaggio di Energie vere che vengono dai giovani, dalla terra, dal rispetto dell’ambiente”. 

La centrale idroelettrica dell’Alcantara, da molti considerata un gioiello di ingegneria idraulica, durante la manifestazione si trasformerà in un vero e proprio teatro contemporaneo all’aperto, accessibile alla comunità ed in grado di esaltare i prodotti tipici della Dieta Mediterranea, patrimonio Unesco dal 2010. 

All’interno del Villaggio Gastronomico allestito per l’occasione, saranno organizzati laboratori di conoscenza e degustazione che avranno come protagonisti i produttori del territorio, tra cui le noci di Motta Camastra, le nocciole del Parco dei Nebrodi, il miele “Millefiori” dell’azienda “Lu Miele” i vini “Etna D.O.C.” prodotti alle pendici del vulcano, i grani antichi del contadino Pippo Conti di Maniace.

 

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I partecipanti potranno infine conoscere alcune pubblicazioni IDIMED in tema di alimentazione che raccontano le verdure spontanee di Sicilia o i Menu della Dieta Mediterranea. 

L’accesso alla Centrale è consentito solo previa registrazione dei visitatori che potrà avvenire in loco al loro arrivo oppure mediante l’invio di una e-mail all’indirizzo: energiadelterritorio@gmail.com, indicando il numero di partecipanti ed i rispettivi riferimenti anagrafici. 

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Il programma della giornata:

10,00 /16,00 Accoglienza e registrazione

10,30 /16,30 Visita guidata alla Centrale (Turni 10,30 – 11,20 – 12,30 – 13,30 – 15,30 – 16,30)

12,00 Saluti istituzionali

11,00 Laboratorio “Tesori nel guscio”: la noce di Motta Camastra e la nocciola dei Nebrodi

13,00 “I libri che raccontano il territorio”

14,00 Laboratorio: le eccellenze agroalimentari locali

15,00 Laboratorio: “La Strada del Vino e dei Sapori dell’Etna”

16,00 Laboratorio: chiudiamo in dolcezza con una sorpresa preparata dagli studenti dell’Istituto Alberghiero “G. Falcone”

17,00 Chiusura della Centrale

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Friday, 08 February 2019 08:09

Expocook 2019, la presentazione ufficiale.

 Martedi 12 febbraio, l'attesa conferenza di presentazione alla stampa ed agli operatori di settore di EXPOCOOK 2019.

 

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Alle 11.00 di martedì prossimo, presso l’Aula Magna “Mario Francese” dell’I.P.S.S.E.O.A. Pietro Piazza di Palermo, in Corso dei Mille, 181, verranno ufficialmente comunicati tutti i dettagli della kermesse dedicata al mondo della ristorazione e dell’hospitality. 

Partecipi oltre 130 aziende che occuperanno 20.000 mq di spazi espositivi alla Fiera del Medierraneo di Palermo,riportando  in vita questo luogo tanto caro ai palermitani.

 

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Dal 26 febbraio al 1 marzo, andrà in scena l’“evento più cook dell’anno”, che porterà nel capoluogo siciliano il top di ciascun  settore connesso all’ambito ristorativo ed alberghiero.  Si tratta  di un format unico nel suo genere pensato dagli organizzatori Fabio Sciortino, Francesco Fontana e Francesco Lipari, come un evento mai realizzato prima d’ora in Sicilia per consentire a tutti gli addetti ai lavori e operatori di settore di individuare potenziali clienti  e buyers in incontri B2B  e B2C creati ad hoc per consentire la nascita di nuove sinergie e collaborazioni.
Non solo Food&Beverage quindi, ma anche, e soprattutto, tutte le aziende del circuito che gira intorno alla ristorazione,  dal designer e progettazione all’arredo di interni ed esterni,  dalle attrezzature e utensileria all’abbigliamento da lavoro, dai sistemi informatici di cassa alla gestione lavoro, dalla consulenza ai finanziamenti,  dall’hotellerie e l’attività ricettiva.

 

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Alla conferenza, moderata dal giornalista Roberto Oddo, direttore artistico di Expocook,  saranno presenti il dirigente scolastico Vito Pecoraro dell’ I.P.S.S.E.O.A. Pietro Piazza,  Fabio Sciortino project manager di Expocook, Francesco Lipari,  responsabile  rapporti con le istituzioni, Francesco Fontana,  responsabile rapporti con le aziende, il Maestro Giuseppe Giuliano,  coordinatore dei cooking show, Daniele Vaccarella, responsabile del comparto pizza,  Domenico Privitera , presidente dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani(U.R.C.S.), Giacomo Perna, presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticcieri di Palermo (A.P.C.P.PA), Antonio Cottone, presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi(F.I.P.E) e Nicola Farruggio, presidente provinciale di Federalberghi. 

Alla fine della conferenza ai presenti sarà offerto un rinfresco  preparato dagli allievi dell’istituto alberghiero.

 

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Patrocini, Main Sponsor, Media Partner 

Expocook 2019  gode del  patrocinio  della Regione Siciliana, del Comune di Palermo, della Camera di Commercio, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casartigiani e Federalberghi.

 I Main sponsor di Expocook sono : Electrolux, Cattabriga, Bormiolo Rocco, LG Air Conditioning e  Gamma Service.

Tra i media partner di Expocook , il magazine on line Cronache di Gusto, TeleOne, Radio Inn, Balarm, SiciliaUno, Monreale News, Orogastronomico, Rossetto e Cioccolato, Saggi&Assaggi,  MySocialRecipe,Ciboturista,  e  Cucinartusi.

 

 

 

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Incontrai la prima volta Maria Grammatico grazie ad uno speciale di RaiTre, dove raccontava la sua vita al convento San Carlo di Erice. Era il 2006 e, in una tarda serata che volgeva alla notte fu annunciato un breve inserto, dedicato ad una pasticcera siciliana.

Vita non facile e non felice.

La storia amara di una bambina tolta alle gioie della famiglia, per sottostare al bigottismo di suore per nulla amorevoli. Maria aiutava nel laboratorio di pasticceria del convento, ma le ricette erano segrete. La sua scaltrezza però, fece sì che sottraesse con gli occhi dosi e passaggi di quei dolci che altrimenti oggi, sarebbero sepolti con le ultime monache.

 

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                                                       (Monache del convento San Carlo) 

 

Nel 1994 la vita e le ricette di Maria Grammatico vennero trascritte e pubblicate da Mary Taylor Simeti, un’autrice di New York.

Mandorle amare” è la trascrizione di un dialogo tra la protagonista e l’autrice, senza interferenze di costruzioni sintattiche e linguistiche forzatamente italianizzate. E’ una conversazione spontanea, perché gli argomenti sono così autentici da non potere essere trattati diversamente, se non nella loro originalità di espressione.

 

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Il testo venne rieditato nel 2006. Quella l’edizione che custodisco gelosamente nella mia biblioteca.

Da allora le mie visite alla pasticceria ad Erice si ripetono ogni volta sia possibile.

La scorsa estate, dopo anni di pellegrinaggi, ho voluto anche io conversare con lei.

 

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 Maria,

“Devi mettere in mostra la nostra bella Sicilia, dove dobbiamo vivere di turismo, perché abbiamo tutto, sole, aria, mare, cibo povero ma gustoso. Tu vai ovunque ma niente, io sono stata in America, dove fanno da mangiare continuamente, notte e giorno, ma di buon cibo non ne capiscono niente.

Da due anni ho aperto una scuola di pasticceria, tramite una grossa agenzia americana, e lavoro con gli americani. Io faccio le lezioni di pasticceria, ma la condizione è che loro debbano mangiare qui. Non preparo né primo né secondo, ma caponata, parmigiana, zucchina in agrodolce, melanzane impanate ‘come si faciuvunu na vota’. Un poco di verdure arrostite, le bruschette di buon pane duro con aglio, frittate di fave e carciofi, e loro sono felicissimi. L’altro giorno venne il proprietario dell’agenzia e disse “Io questa tappa non la toglierò mai”.

 

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 Le parlo del grano e dei grani, chiedendole cosa ricordasse in proposito.

“Io l’altra sera ho mangiato pane di tumminia, ma a tumminia na vota era u marzullu chi si siminava (era il grano che si seminava a marzo), e glielo davano agli animali. 

A ‘russia (russello) io conoscevo - continua Maria- e quella bianca, la maiorca; i biscotti dalle suore si facevano metà maiorca e metà grano duro.

A casa mia invece il frumento me lo ricordo, perché si trebbiava e poi lo portavano a casa e lo mettevano nei ‘canizza’. Poi si metteva nei sacchi e si lavava con l’acqua dei pozzi”.

L’amarezza di Maria si palesa nel suo volto, appena passa dai racconti della vita familiare a quelli del convento. 

 

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                                                     (Maria Grammatico al convento San Carlo) 

 

“In famiglia c’era molta armonia, ogni sera quando tornava mio padre dal lavoro per noi era festa.

Dalle monache è finita l’armonia. Ci sono stati fatti che mai perdonerò, tra i più gravi, quando mia mamma era incinta e per sette mesi mi  impedirono di vederla, perché per loro vedere una donna gravida era peccato. Ho creduto che mia madre mi avesse abbandonato. Invece lei soffriva pure”.

“Però Maria - intervengo io - credo che lei si sia abbondantemente riscattata avendo sottratto furtivamente loro, la cosa a cui più di tutto tenevano. E di questo ne ha fatto lavoro, ed il suo lavoro ha avuto un grande successo coinvolgendo la sua famiglia”.

“La famiglia è tutto, e bisogna stare molto uniti, sempre”

Dopo lacrime e risate su vicende di entrambe, mi porta dentro al laboratorio dove il fratello e la nipote preparano i mostaccioli.

 

preparazione mostacciole

                 

 

RICETTA 

tratta dal libro “Mandorle amare” (*)

Il mostacciolo (mustazzoli), è un biscotto molto secco, che veniva servito con vino da dessert per farlo ammorbidire. Poi prima della cottura venivano rotolati tra due legni scanalati, per imprimere un disegno a rombi.

 

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INGREDIENTI

220 gr zucchero 

8 gr ammoniaca

1,5 dl acqua

360 gr farina di grano duro

180 grano tenero

20 gr mandorle pelate, leggermente tostate

1/2 cucchiaio chiodi di garofano in polvere

1 cucchiaio di cannella in polvere

 

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PREPARAZIONE

Mettere lo zucchero in un recipiente di vetro capiente, aggiungere l’ammoniaca e l’acqua. Mescolare bene e lasciare riposare 2-3 ore o finché lo zucchero non si sciolga completamente.

Tostare le mandorle e lasciare raffreddare bene.

Riscaldare il forno a 220°C.Foderare alcune teglie con carta da forno.

 

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Tritare le mandorle assieme ad un cucchiaio di farina tenera. Riunire in un recipiente le due farine, le spezie, le mandorle e mescolare bene. Fare una fontana ed aggiungere l’acqua zuccherata. Mettere altri 2-3 cucchiai d’acqua nel recipiente e mescolare per recuperare eventuali cristalli di zucchero non sciolti, aggiungere quest’acqua alla fontana e mescolare fino ad amalgama.

Versare il composto sul piano infarinato e impastare a mano, prelevandone un po per volta, formare dei salsicciotti lunghi 10 cm e diametro 2 cm. Appiattire leggermente e incidere con il coltellino il lato superiore. Collocare sulla teglia a distanza di circa 3 cm, infornare per circa 20 min.

(*) Mandorle amare, Mary Taylor Simeti e Maria Grammatico, 2006, Flaccovio editore, Palermo.

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 Ed è stato un giorno di festa, quello in cui Eliana e Giuseppe Oriti hanno ricevuto la notizia di aver ottenuto il premio di “Miglior Trattoria” per Best in Sicily 2019.

L’Agriturismo “Il Vecchio Carro”, di Eliana Carroccetto e Giuseppe Oriti, sita a Caronia (Me), nel cuore del Parco dei Nebrodi, è specializzata nell’allevamento allo stato semibrado di suino nero dei Nebrodi e nella produzione di salumi.

 

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Ma la peculiarità per cui tutti vanno ghiotti, è la porchetta cotta nel forno a legna e affumicata con legno di ulivo secondo l’antica ricetta di famiglia. 

 

Porchetta di suino nero

Sono tanti i premi conquistati dall’Azienda per questa eccellenza, ed il riconoscimento di Best in Sicily è l’ennesima grande soddisfazione per il lavoro svolto in 20 anni di attività. La trattoria di Eliana e Giuseppe Oriti è apprezzata dalla clientela per l’altissima qualità dei prodotti accessibili a tutti per i prezzi contenuti. L’azienda propone una cucina tradizionale, con un’ampia varietà di antipasti di terra, salumi e formaggi, primi piatti e secondi a base di suino nero dei Nebrodi, presidio Slow Food. 

 

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Il 17 febbraio saranno loro i premiati per la dalla redazione del giornale enogastronomico Cronache di Gusto che da 12 anni ha istituito il premio dedicato alle eccellenze del gusto e dell’ospitalità. La premiazione si svolgerà a Catania al Teatro Bellini. 

 

Panino con la porchetta

“Siamo felici e orgogliosi di aver ricevuto questo importante riconoscimento – hanno commentato Eliana e Giuseppe Oriti – e per questo ringraziamo la redazione di Cronache di Gusto e il Direttore Fabrizio Carrera. Continueremo a fare del nostro meglio e a svolgere ogni giorno il nostro lavoro con grande dedizione, come fatto in questi anni”. 

 

 

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Francesco Arena è stato giudicato dalla rivista online di enogastronomia Cronache di gusto “Miglior Fornaio”, e sarà premiato al Best in Sicily 2019 domenica 17 febbraio alle 17,30 al Teatro Massimo Bellini di Catania.  L’ennesimo successo collezionato dal bakery chef negli ultimi mesi.

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Incredulo, quando è squillato il telefono e ha ricevuto la notizia, Arena è rimasto in silenzio per 30 secondi, poi ha esclamato “Non ci credo”. Troppo grande è la felicità. 

Questo premio arriva in un momento di crescita professionale importante – commenta Francesco. Tanti traguardi sono stati raggiunti con sacrifici, non soltanto miei ma anche della mia famiglia, in particolare di mia moglie che, in molte occasioni, mi ha sostituito facendo anche da padre alle mie figlie. Oggi il nostro lavoro – continua Arena -  non è soltanto stare chiusi nei laboratori ma anche viaggiare e confrontarsi con altri colleghi, togliendo tempo agli affetti. Un grande ringraziamento va a mio padre Masino che mi ha insegnato che nulla è dovuto e bisogna faticare per raggiungere i risultati. Credo di averlo reso un padre orgoglioso. Un ringraziamento infine va a chi mi ha aiutato ad accrescere il mio know-how, come i miei fratelli del Richemont Club e il pasticcere Lillo Freni con cui mi sono sempre confrontato perché da soli non si va da nessuna parte”. 

 

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L’Ambasciatore del gusto messinese, è ufficialmente tra i premiati del Best in Sicily 2019, l’ambito riconoscimento dedicato alle eccellenze del gusto e dell’ospitalità che ogni anno assegna il giornale online di enogastronomia più seguito di Sicilia.

Il Panificio “Masino Arena” conta con Francesco la terza generazione. Fu la nonna Teresa nel 1939 ad aprire l’attività nella città dello Stretto. Nel 1970 l’attività passò al figlio Masino che lo gestisce ancora oggi insieme al figlio Francesco. Una passione trasmessa di padre in figlio che onora il lavoro artigianale, manuale, fatto di studio e sacrifici. Per Francesco Arena il panificio, sin da bambino, è stato un parco giochi. Oggi è l’attività che riempie tutte le sue giornate e che lo porta a viaggiare molto. 

 

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Il lievito madre è la sua grande passione, che negli ultimi anni si affianca a quella per la riscoperta dei grani siciliani.

 

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          ( Al corso di panificazione sui grani antichi siciliani )

Inizia da qui un nuovo percorso di studi e sperimentazioni che portano Francesco lontano, in tutta Italia ed all’estero. Ed al Teatro Massimo Bellini a Catania il prossimo 17 febbraio, a ritirare il meritato premio.

 

 

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 Bruxelles comunica in questi giorni dati positivi sull’agricoltura al femminile.

Con il 32% di donne a gestire le aziende, l'Italia è uno dei paesi dall'agricoltura più rosa in Europa. Lo dicono i dati Eurostat, riferiti all'anno 2016.

Il settore è dominato dagli uomini in tutta l'Unione, ma l'Italia è tra gli otto Stati in cui la situazione è migliore della media Ue, dove il 28% delle aziende è condotta da donne.

Fanno meglio del nostro paese solo le tre Repubbliche baltiche e la Romania. In Danimarca e Olanda, tradizionalmente considerati Stati tra i più aperti alla parità di genere, la percentuale di agricoltrici è rispettivamente dell'8% e del 5%.

 

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 Dal generale al particolare, il cursore si ferma proprio al centro della Sicilia, dove quattro sorelle si sono fatte custodi di una eredità che va ben oltre quella familiare.

Ad Enna, Silvia, Tiziana, Anna e Gea, con la guida della madre Delizia, in seguito alla morte prematura del padre, devono provvedere a mandare avanti l’azienda agricola ereditata dai nonni. 

Le donne Turco, che creano la società “Le sorelle Turco”, proseguono le attività prese in possesso mostrando capacità straordinarie.

 

Sorelle logo

 

 

Le più caratteristiche produzioni di quello specifico territorio sono presenti nell’azienda delle donne Turco.

Su un’estensione di duecentocinquanta ettari in regime biologico già dal ’92, (quando in Sicilia non era nemmeno conosciuto e diffuso il vocabolo) si producono materie prime di grande pregio.

  La conversazione con Silvia potrebbe protrarsi per ore, per la minuzia di particolari affascinanti che emergono dalla sua conoscenza

 

silvia

“Il nostro uliveto è una vera rarità, le piante di circa 200 anni, sono disposte con una tecnica che si diffuse nella zona solo 100 anni più tardi, un impianto a sesto specializzato solo per la produzione d’olio e non a duplice attitudine. Le varietà presenti sono tonda iblea, giarraffa, biancolilla, nocellara messinese, ogliarola, nocellara etnea ed una varietà locale di cui non vi è nome. L' olio che produciamo ha ottenuto il riconoscimento IGP Sicilia”.

Antica anche la produzione dello zafferano, che appena raccolto viene conservato sotto vetro per mantenere inalterato l’intenso profumo e tutte le qualità espresse dal fiore fresco. 

 

zafferano

Il nonno coltivò anche un mandorleto, ed anche qui si contano molte varietà che Silvia sostiene abbia voluto appositamente il nonno poiché importanti per la biodiversità. 

 

mandorle

Come impongono i dettami della tradizione agricola, si affianca alla pratica della coltivazione l’attività di allevamento. Anzi, proprio per le caratteristiche del terreno, gran parte della loro azienda è dedicata all’allevamento della linea vacca- vitello allo stato brado.

 

vacca vitello

 

Onorano in maniera egregia la millenaria coltivazione dei grani.

“Sono socia da sempre della cooperativa Dittaino - prosegue Silvia - a cui conferisco una parte del mio grano, ma grande lavoro dedico ed ho dedicato al recupero delle antiche varietà, adottando tecniche antiche per mantenerle in purezza. Creiamo un piccolo campo sperimentale dove avviene la semina manualmente per iniziare a riprodurre i semi. 

 Così abbiamo fatto con la “priziusa” in passato e quest’anno per la varietà trentino, che non è chiamato così per la provenienza ma perché ci sono 30 chicchi nella spiga.

Poi produciamo tumminia, maiorca, margherito e russello”.

 

grano maiorca

La mamma, Delizia, si occupa della gestione burocratica, Silvia racconta che è l’unica a poter dare direttive agli operai e le figlie devono conferire con lei perché faccia da intermediaria.

Le sorelle Turco fruiscono la cultura contemporanea, appresa nei percorsi di studio di ognuna, e dominano quella agraria per il contesto socio culturale in cui sono cresciute. Tale commistione, ha reso tangibile il successo della loro attività.

 

 

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