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Friday, 19 October 2018 16:14

Marmellata di Melagrana

I benefici delle melagrane sono indicate: per una sana crescita, riduce l’iperattività, aumenta la concentrazione, aumenta le energie, quindi consigliabile prima e/o dopo le attività sportive e scolastiche” (1*).

E’ questo il periodo in cui matura nel nostro territorio un frutto antichissimo.

La melagrana è simbolo della fertilità e della prosperità, riprodotto nei dipinti attraverso i secoli con un ruolo di privilegio anche nelle rappresentazioni sacre.

 

locandina succo di melagrana1

 

Da sempre i suoi effetti benefici sono stati riconosciuti, ma oggi possiamo affidarci alla scienza che lo cataloga tra i “super food”, ovvero quei cibi in grado di aiutare il sistema immunitario.

 

Melagrana

 

Ma, c’è un ma, e cioè il fatto che per poterlo gustare ci vuole pazienza e un po’ di tempo di cui disporre per la sgranatura.

Paola Nicolosi, imprenditrice siciliana originaria di Raddusa (Ct), qualche anno fa, insieme a Francesco Conti, fonda la società Dino bio, e qui nasce e si concretizza l’idea del brevetto di una “spremisalute”, ovvero una macchina che spreme a freddo le melagrane, le cui caratteristiche tecniche sono in grado di lasciare inalterate le proprietà nutrizionali del frutto.

 

macchina melagrana

 

Paola va ben oltre il business, impegnata a tutto campo nella promozione e divulgazione della prevenzione, finanzia ed organizza occasioni di incontro, conferenze ed eventi in cui i temi a lei cari vengono affrontati da medici ed altre figure professionali competenti.

Pochi giorni fa, in veste di food blogger/relatrice, l’ho seguita a Roma dove tanto si è discusso sul nesso tra alimentazione e insorgenza di tumori, in una conferenza che titolava:

“Melagrana e grani siciliani: quando la natura si inserisce nelle strategie di cura per combattere il cancro”.

 

conferenza

 

La prevenzione anziché la corsa ai ripari, una prevenzione quotidiana che diventi la norma.

La dieta riguarda lo stile di vita e non un restringimento del regime alimentare come siamo abituati ad intendere. Prendersi cura di sé e del proprio ambiente, ma anche degli altri tramite e la divulgazione di informazioni e consuetudini volti a migliorare la qualità dell’esistenza.

Il prof. Vincenzo Pepe, presidente nazionale dell’Associazione FareAmbiente, non ha potuto che sposare appieno la causa che ha solo obiettivi positivi.

Altro protagonista dell’evento, il grano, o meglio, i grani siciliani. Simenza non poteva sottrarsi ad una causa in favore della salute umana e ambientale, ma la vera chicca è stato il pane di farina evolutiva del Molino Quaglia, grano 100% siciliano,  di cui il grande maestro panificatore romano Gabriele Bonci ci ha fatto omaggiato.

 

pane bonci

 

 

Come lo abbiamo degustato? 

Con una marmellata di melagrane naturalmente! 

Chi l’ha prodotta?

Io, ovviamente. 

Si, vi scrivo la ricetta.

Per il pane di Bonci invece non posso aiutarvi, ma vi invito a provare un pane al latte che si abbina benissimo, trovate tutto qui sul link

http://federicagenovese.com/index.php/le-mie-ricette/item/48-pane-al-latte-con-farina-di-grano-evolutivo 

 

Ingredienti

1 litro di spremuta di melagrana

1/2 Kg di mele biologiche

1/2 Kg zucchero di canna bio

4 gr agar agar

1 stecca di cannella a piacere

Preparazione

Lavare e mondare le mele, tagliarle in piccoli pezzi e sistemare in una pentola dai bordi alti.

Non c'è una varietà di mele in particolare, io utilizzo quelle dell'Etna, l'importante è che siano dolci.

Versare lo zucchero e il succo di melagrana, quest'ultimo si ottiene tagliando il frutto in due metà ed usando uno spremiagrumi. 

Utilizzare la stecca di cannella per aromatizzare, qualora si gradisca il sapore della spezia, questa va poi eliminata a fine cottura.

Procedere con cottura a fuoco lento, rimestando di tanto in tanto per far sciogliere la polpa di mela. Dopo un pò dall'ebollizione, versare l'addensante naturale, l'agar agar, poco alla volta e mescolare energicamente per evitare la formazione di grumi.

Far cuocere ancora un pò, circa un quarto d'ora, poi versare in barattoli di vetro sterilizzati, utilizzando tappi nuovi ed anch'essi sterilizzati, chiudere per bene e capovolgere fino a quando contenuto e contenitore saranno freddi.

La confettura risulterà più o meno liquida, ma non preoccupatevi, dopo qualche giorno comincerà ad addensarsi, e ad ogni modo, è necessario che riposi circa 10 giorni almeno.

(1*) https://www.dino.bio/i-nostri-prodotti/

Published in Le mie ricette
Saturday, 09 June 2018 09:42

Molino Quaglia "evolve" la farina Petra

Evoluzione, involuzione, innovazione, retroinnovazione. Sìmenza.

Sèmentia si diceva in latino medievale. E tale restò dopo 700 anni circa. Perché un seme, quello è, da sempre.

Non c’è “a simenza bona e chidda tinta”, a simenza è simenza, u siminzaru decide se fare la qualità.

E allora, in ogni seme c’è un cuore con una pulsione vitale, può involvere se non gli si dà possibilità di fecondare/essere fecondato; innovarsi, e non sempre positivamente se addizionato di miglioratori chimici, o esplodere in un caos positivo con l’evoluzione.

L’evolutivo è il grano “du bonu siminzaru”, che ha guardato al passato per sostenere il futuro.

Sto parlando di Giuseppe Li Rosi, il presidente della buona semina, Cumpagnìa siciliana sementi contadine, che invece io avrei chiamato Cumpagnìa sementi siciliane, visto che dell’allegra brigata non fanno parte solo contadini (ad esempio io).

Giuseppe ha guardato non solo e non tanto indietro al suo tempo e luogo, ma è andato “fuori dal suo seminato” curiosando in Siria, dove il prof. Ceccarelli porta avanti un progetto che riabilita gli agricoltori.

Li Rosi rimane affascinato dal modello del miglioramento genetico partecipativo, che

riesce a riportare la diversità nei campi e il controllo dei semi nelle mani degli agricoltori.

Per spiegare con estrema esattezza di cosa stiamo parlando, riporto le parole del prof. Ceccarelli:

“[…] Il metodo consiste nell’uso di popolazioni o miscugli di varietà, ma in entrambi i casi     devono appartenere alla stessa specie. Le definizioni di popolazione e miscuglio dipendono in una certa misura dal tipo di varietà.

Queste popolazioni sono state costituite con l’obiettivo di fornire agli agricoltori materiali che contenessero la maggiore diversità possibile in grado di cambiare nel tempo e adattarsi ad ambienti molto differenti, utili come base per un’ulteriore selezione approfittando del fatto che evolvono. Infatti, quando nel campo si semina una popolazione, tra le piante avvengono sempre incroci naturali (di meno nelle specie che si autofecondano, di più in quelle che si incrociano) e i semi che si raccolgono non sono mai geneticamente identici a quelli seminati, quindi una popolazione evolve grazie alla selezione naturale, e si adatta, anno dopo anno, all’ambiente in cui viene coltivata, al tipo di terreno e alle tecniche agronomiche”.

Frutto di questo metodo, è una farina che ha qualità sorprendenti.  

Pochi mesi fa, Chiara Quaglia e Piero Gabrieli partecipavano ad una giornata organizzata per i soci di Simenza, per comprendere lo spirito che anima la nostra associazione. Da lì al lancio di una nuova linea di farine, Petra evolutiva, il passo è stato brevissimo.

  Grano siciliano e macina a pietra padovana.

Due le città siciliane in cui, per adesso, lo staff Quaglia presenta il suo nuovo prodotto. 

Due serate in cui sono state raccontate le sinergie attuate tra agricoltori, trasformatori e chef pizzaioli che hanno compreso e sposato il progetto.

A Palermo,  domenica 27 maggio, nel locale di Saverio e Vittoria Borgia, Bioesserì, si raccontano insieme a Giuseppe Li Rosi e Piero Gabrielli, direttore marketing Petra Molino Quaglia.

In degustazione le pizze create dallo chef padrone di casa, Alessio Marchese, e di altri talentuosi pizzaioli: Fabio La Barbera e Corrado Scaglione. I tre hanno sperimentato insieme un gioco insolito tra nord e sud, mescolando gusti, sapori e ingredienti. 

A Messina invece il 4 giugno, è Chiara Quaglia con il marito Piero Gabrieli che partecipa all’evento “Eccellenza Pizza 2018”, organizzato da D’AGO’ eccelsi cibi di Antonino D’Agostino, in una location prettamente estiva, il Blanco Beach Club.

Sfornano i prodotti realizzati con le farine Petra, Matteo La Spada, due spicchi Gambero Rosso, chef pizzaiolo della struttura; Giuseppe Costa, stella michelin, del ristorante Il Bavaglino di Terrasini e lo chef pizzaiolo Simone Padoan titolare de I Tigli.

 Un tavolo riunisce i coniugi Quaglia, il maestro pasticcere Corrado Assenza, 

 Simenza, rappresentata per l’occasione, oltre che dal presidente, dal direttore tecnico Paolo Caruso e dal maestro panificatore Tommaso Cannata.

Qui Sì- semina. Si semina l’evoluzione.

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