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 Appuntamento da Enosteria Sicula giovedì 28 febbraio con Cantine in Cucina. Il format di successo vede la coniugazione delle etichette di alcune aziende vitivinicole siciliane con la cucina del ristorante palermitano.

Enosteria Sicula propone la seconda tappa di viaggio tra sapori e profumi della cucina dello chef Gioacchino Sensale, Ambasciatore del Gusto e membro di Euro-Toques,.

Format di successo nato dall’estro dei titolari: Massimo Rallo, Danilo Ciulla e Piero Scelfo.

Il plus che accomunerà tutte le serate sarà la gradita presenza di produttori, brand ambassador ed enologi che avranno il piacere di raccontarsi illustrando le proprie origini, la storia e la filosofia aziendale abbracciando, con diverse disamine, aneddoti ed episodi che riguardano le modalità di produzione.

 

c Vrucara

 

Un piatto, un vino. Anche stavolta sarà rispettata la regola dell’1-1, ma arricchita dal legame con l’arte: oltre all’abbinamento cibo-vino, i piatti saranno accostati anche dai dipinti dell’artista Veronica Ribbeni. La mostra prende il nome di “Sqquadri”.

Le etichette sono selezionate ed abbinate armonicamente da Marcello Malta, degustatore ufficiale Ais Italia e consulente del ristorante, e da Livia Ricevuto, sommelier Ais e responsabile di sala. Ai commensali, personaggi principali assoluti della serata, andrà, vino dopo vino, diritto di parola per lo scambio di opinioni coi protagonisti delle cantine, sia sulle note degustative dei vini sia sui rispettivi abbinamenti alle portate. 

 

c Fabio Sireci

 

Giovedì 28 febbraio sarà la volta della cantina agrigentina Feudo Montoni col suo “papà” Fabio Sireci. Sita nell’agro di Cammarata, già nel 1595 Andrea Bacci, agronomo e medico di Papa Sisto V, nel “De Naturali Vinorum Historia”, primo trattato enologico italiano, elogia la tradizione viticola e le qualità del vino prodotto in queste terre. Alla fine dell’800 la storia di Feudo Montoni incontra la famiglia Sireci. Dal nonno Rosario al papà Elio, fino ad arrivare a Fabio, figlio putativo del grande e compianto Giacomo Tachis, alacre custode delle sue vigne colme di biodiversità, figlie di un terroir straordinario. 

In Contrada Montoni Vecchi tutto è governato da Madre Natura. Severa e buona, comanda solo “Lei”. A totale regime biologico, l’azienda si impernia solo sulle sue forze: la gravità, l’inverno, la montagna, l’aria. Infine il “tempo”, che è sacro. I vini ne necessitano per raggiungere lo stato di “perfezione”. «Tempo – come sostiene Fabio Sireci - che tutti dovremmo imparare a valutare per i benefici che dona a cose e uomini».

 

soqquadri mostra enosteria sicula cantine in cucina

 

Grande protagonista della cena-degustazione sarà senza dubbio Vrucara, un Nero d’Avola di grande carattere austero ed aristocratico. Fresca di un 96/100 della prestigiosa rivista Wine Advocate di Robert Parker e di un 95/100 di Decanter che la pone tra i migliori venti vini siciliani. Il vigneto cru ad alberello da cui proviene l’uva prende il nome da vruca, un cespuglio che cresce intorno e che ha sentore mentolato e d’incenso. I vigneti sono “prephylloxera” e contengono un antico ed esclusivo codice genetico di Nero d’Avola, custodito da secoli a Montoni, che rende la pianta completamente resistente alla fillossera.

 

Enosteria Sicula dessert 2

 

Ospite d’onore Nicolas Gatti Russo delle Tenute Gatti di Librizzi (Me).

Il menù della serata prevede:

Amuse-bouche
Sorpresa dello chef

Antipasto

Scampo scottato con crema di sparacelli, cagliata di latte di capra e crumble al nero di seppia

In abbinamento: Catarratto del Masso 2017

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Primo piatto

Vialone nano con borragini, scamorza, limone e vongole

In abbinamento: Rose di Adele 2017 (Nerello Mascalese)

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Secondo piatto

Guancia di vitello stracotta al Nero d’Avola,
tuberi in consistenze diverse

In abbinamento: Vrucara 2013 (Nero d’Avola prephylloxera)

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Pre-dessert
Sorpresa dello chef


Dessert

Cioccolato fondente 70%, finocchi, pere,
arance e pepe nero

In abbinamento: Passito rosso (Nero d’Avola e Perricone)

Prezzo: 50 € per persona
Contatto Fb: Cantine In Cucina

Per info e prenotazioni:

Tel. +39 339 4531471
Via Torrearsa, 3 - 90139 Palermo

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Basta una passeggiata tra i sentieri della tenuta Monaci delle Terre Nere, a Zafferana Etnea, per immaginarsi il giorno più bello, quello del fatidico sì, pronunciato sullo sfondo di una cima innevata, quella del vulcano più alto d’Europa che guarda al mare, a quel mare caldo che accoglie come un abbraccio e riporta a una terra al centro del Mediterraneo, da sempre crocevia di popoli, di tradizioni, simbolo della multi cultura, delle commistioni dei sapori e degli odori che da essa provengono. Un luogo che sa di dono della natura e di amore, tra il profumo dei fiori di zagara, dell’uva al tempo della vendemmia, dei fichi raccolti e delle ceste di vimini bagnate, del pane appena sfornato. 

 

monaci esterno

 

L’hanno immaginata e l’hanno fatta quella promessa d’amore decine di coppie straniere provenienti da Australia, Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Austria che hanno scelto Monaci delle Terre Nere, e la cucina dell’annesso ristorante Locanda Nerello, come location per festeggiare il loro matrimonio da favola. “Il numero delle coppie di sposi che hanno scelto Monaci è cresciuto molto in questi ultimi mesi, piace questo pezzo di Sicilia che è insieme territorio, tradizione e internazionalità, grazie agli standard che riusciamo a garantire, offrendo un luogo magico e una cucina dai sapori mediterranei”, è il commento del founder Guido Alessandro Coffa, il manager trapiantato in America che quasi dieci anni fa ha mollato tutto per tornare ad innamorarsi della sua terra.

 

monaci interno

 

Nei suoi 24 ettari di uliveti, agrumeti e vigneti, trasformati in una tenuta biologica, fonte di ispirazione e di materie prime eccellenti, Monaci delle Terre Nere è dimora e rifugio, allo stesso tempo, e il suo nome, riporta alla storia ultracentenaria dei luoghi, di terre fertili ai piedi del monte Etna, e di mura, che hanno raccolto la preghiera e l’opera dei frati. Presente e passato si fondono, con la stessa anima. Anche le materie prime, trasformate dalle sapienti mani degli chef di Locanda Nerello, diventano percorsi di gusto e non semplici piatti da portare in tavola. Menù dai sapori mediterranei che rispettano la stagionalità, esaltano il territorio, con tante verdure dell’orto, le carni tipiche della zootecnia locale e naturalmente, tanto pesce. Il pescato del giorno, scelto con cura dalla brigata, proviene dal mercato della “pescheria” di Catania, Riposto, Giardini Naxos.

 

Fusilloni 

 

Tra i piatti proposti da Locanda Nerello e particolarmente apprezzati dagli sposi per il loro wedding, sono i “fusilloni di Gragnano con frutti di mare crudi e cotti e cime di rapa”. Gli chef del ristorante di Locanda Nerello hanno scelto dal paniere delle primizie coltivate e raccolte dal vicino orto biologico, le cime di rapa, una verdura particolarmente buona in questo periodo dell’anno perché le basse temperature ne accrescono le sostanze benefiche come ferro e proteine nobili. Semplici e versatili, le cime di rapa abbinate in cucina con i frutti di mare, mitili e molluschi altrettanto di stagione come cozze, vongole, calamari, conferiscono alla pietanza gusto e personalità. Ad aggiungere estro a questo primo di pasta, è una punta di tartare di palamita. 

 

Triglia

 

Un altro piatto che sposa la filosofia di Locanda Nerello, del mix tra terra e mare è la “Triglia maggiore con panzanella di pomodoro appeso e bietoline rosse all’aglio”. La triglia è più preziosa in periodo dell’anno perché in amore, quindi, nel pieno del vigore, mentre le bietole, come tutte le verdure a foglia verde, sono un concentrato di benessere per l’alto contenuto di potassio, ferro, calcio, fosforo. Non tradendo le sue origini mediterranee, le bietole presenti in molte ricette della cucina nord africana, dell’Est Europa, della Turchia, vengono saltate in padella con olio evo e aglio. L’accostamento con la panzanella di pomodori appesi, ricchi di zuccheri non complessi e l’acidità citrica sufficiente per sgrassare la triglia, fa di questo piatto un tripudio di gusto pur nella sua semplicità.

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Lunedì, 18 Febbraio 2019 16:00

Sicilia, la regione più desiderata.

 Alla Borsa Internazionale del Turismo a Milano, la Sicilia afferma il suo primato di qualità, è la regione più scelta dai viaggiatori italiani per il turismo enogastronomico

Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci dichiara

«Sul piano turistico la Sicilia vive il suo momento magico. Dovunque andiamo, da Rimini a Verona, da Bruxelles a Berlino, i nostri stand sono i più visitati, i più graditi”

 

Cassata

 L’isola si trova al primo posto nella classifica, seguita dalla Toscana e dall’Emilia Romagna. A dirlo è il rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2019, presentato alla Bit di Milano.

I prodotti alimentari siciliani, riconosciuti e richiesti non solo Italia, contano numeri, da primato appunto.

 Con 33 prodotti ad Indicazione Geografica e  31 vini a Denominazione, la Sicilia è la quarta regione italiana per numero di prodotti agroalimentari certificati, ma è anche la terza per numero di aziende agricole con vite e per numero di frantoi.

 

olive copertina

Incrementi importanti anche nel settore della ristorazione e per le aziende agrituristiche, che crescono in qualità dell’offerta oltre che in numero.

Alla scorsa BIT di Milano, l’immenso padiglione “Piazza Sicilia”, ha esposto i settori regionali di Turismo, Agricoltura, Territorio e ambiente, Attività produttive, Beni culturali oltre all’Istituto per l’incremento.

 

Alcantara

In primo piano, naturalmente, la promozione degli itinerari di viaggio più suggestivi, a cominciare dai cinque Parchi naturali regionali – Etna, Madonie, Nebrodi, Fluviale dell’Alcantara e Monti Sicani – che la Regione progetta di inserire in un’unica offerta di slow tourism all’interno del brand “Sicilia, Paradiso in terra”, e dai borghi siciliani vincitori, negli ultimi anni, di ben quattro edizioni del premio “Il Borgo dei Borghi”: Petralia Soprana, Sambuca di Sicilia, Montalbano Elicona e Ganci.

Ma ciò che in assoluto attrae di più, sono arancini, cannoli e cassate!

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Venerdì, 15 Febbraio 2019 11:05

L'olio d'oliva siciliano è il migliore al mondo.

Un’azienda siciliana conquista il podio in una competizione internazionale che premia i migliori oli extravergini di oliva al mondo.

premiazione olio

 

A Parigi, Magihouse Valle dell’Inferno di Cammarata, vince Olio Nuovo Days 2019, a cura di Emmanuelle Dechelette.

 Gli oli che si sono aggiudicati i premi, saranno promossi nei migliori ristoranti stellati di Parigi attraverso un percorso gastronomico, al quale partecipano anche i produttori.

olio nuovo days

Quest’anno la giuria di Olio Nuovo Days, presieduta dallo Chef Mof Eric Briffard Direttore dell’Accademia Le Cordon Bleu di Parigi, è stata composta da due panel costituiti da ricercatori, esperti del settore, giornalisti, buyer e personalità del mondo dell’arte.

 

premiazione 1 olio

 

La Commissione, dopo avere eseguito i lavori di assaggio, ha proclamato vincitore l’olio extra vergine di oliva 2018 “Magihouse Valle dell’Inferno – Family Reserve” di Cammarata (AG) prodotto dalla Famiglia Marino-Giambrone. Secondo la classifica di ogni giurato, che ha degustato gli oli alla cieca, l’Azienda Magihouse si è aggiudicata il podio, a seguire l’Azienda Giapponese Takao e al terzo posto l’Azienda francese Domanine Salvador.

“Valle dell’Inferno è un olio dalla bella personalità, potente ed equilibrato” ha dichiarato il presidente della giuria Eric Briffard. 

bottiglia olio

Si tratta di un olio prodotto in una piccola valle cammaratese denominata “Valle dell’Inferno” contraddistinta da forti escursioni termiche che incidono sulle proprietà chimiche, sensoriali e sul livello degli antiossidanti degli oli. Come ci conferma il dott. Pasquale Marino, questa condizione ambientale avviene spesso nel territorio di Cammarata e nell’entroterra siciliano. Le piante, durante il periodo estivo, sono sottoposte ad un ingente stress termico producendo oli dal fruttato medio-intenso e con elevati livelli di amaro e piccante; si tratta di caratteri sensoriali che denotano elevata qualità le cui proprietà sono connesse al prezioso patrimonio varietale autoctono delle olive Biancolilla, Nocellara del Belice, Tonda Iblea, Cerasuola, Nocellara Etnea e Moresca.

 L’olio Valle dell’Inferno nel 2018 è stato anche vincitore di una medaglia d’oro al “New York International Olive Oil” e di due medaglie d’argento al “Olive Japan” e al “EVO International Olive Oil Contest di Paestum”.

bottiglia 3 

Durante la competizione Olio Nuovo Days, sono stati premiati anche altri oli extra vergini di oliva: il miglior packaging è stato conferito a Bona Furtuna di Corleone mentre il tunisino Oleastra è stato premiato per la migliore leggibilità dell’etichetta.

 L’olio extra vergine di oliva siciliano si conferma essere tra i migliori prodotti al mondo.

Dopo la recente dichiarazione dell’Agenzia americana FDA (Food and Drug Administration), sugli aspetti farmaceutici dell’olio d’oliva, ci si attende un incremento della richiesta del prodotto, specie quello di alta qualità.

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Venerdì, 08 Febbraio 2019 08:09

Expocook 2019, la presentazione ufficiale.

 Martedi 12 febbraio, l'attesa conferenza di presentazione alla stampa ed agli operatori di settore di EXPOCOOK 2019.

 

Expocook 6

  

Alle 11.00 di martedì prossimo, presso l’Aula Magna “Mario Francese” dell’I.P.S.S.E.O.A. Pietro Piazza di Palermo, in Corso dei Mille, 181, verranno ufficialmente comunicati tutti i dettagli della kermesse dedicata al mondo della ristorazione e dell’hospitality. 

Partecipi oltre 130 aziende che occuperanno 20.000 mq di spazi espositivi alla Fiera del Medierraneo di Palermo,riportando  in vita questo luogo tanto caro ai palermitani.

 

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Dal 26 febbraio al 1 marzo, andrà in scena l’“evento più cook dell’anno”, che porterà nel capoluogo siciliano il top di ciascun  settore connesso all’ambito ristorativo ed alberghiero.  Si tratta  di un format unico nel suo genere pensato dagli organizzatori Fabio Sciortino, Francesco Fontana e Francesco Lipari, come un evento mai realizzato prima d’ora in Sicilia per consentire a tutti gli addetti ai lavori e operatori di settore di individuare potenziali clienti  e buyers in incontri B2B  e B2C creati ad hoc per consentire la nascita di nuove sinergie e collaborazioni.
Non solo Food&Beverage quindi, ma anche, e soprattutto, tutte le aziende del circuito che gira intorno alla ristorazione,  dal designer e progettazione all’arredo di interni ed esterni,  dalle attrezzature e utensileria all’abbigliamento da lavoro, dai sistemi informatici di cassa alla gestione lavoro, dalla consulenza ai finanziamenti,  dall’hotellerie e l’attività ricettiva.

 

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Alla conferenza, moderata dal giornalista Roberto Oddo, direttore artistico di Expocook,  saranno presenti il dirigente scolastico Vito Pecoraro dell’ I.P.S.S.E.O.A. Pietro Piazza,  Fabio Sciortino project manager di Expocook, Francesco Lipari,  responsabile  rapporti con le istituzioni, Francesco Fontana,  responsabile rapporti con le aziende, il Maestro Giuseppe Giuliano,  coordinatore dei cooking show, Daniele Vaccarella, responsabile del comparto pizza,  Domenico Privitera , presidente dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani(U.R.C.S.), Giacomo Perna, presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi e Pasticcieri di Palermo (A.P.C.P.PA), Antonio Cottone, presidente della Federazione Italiana Pubblici Esercizi(F.I.P.E) e Nicola Farruggio, presidente provinciale di Federalberghi. 

Alla fine della conferenza ai presenti sarà offerto un rinfresco  preparato dagli allievi dell’istituto alberghiero.

 

Giuseppe giuliano ok 

Patrocini, Main Sponsor, Media Partner 

Expocook 2019  gode del  patrocinio  della Regione Siciliana, del Comune di Palermo, della Camera di Commercio, Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti, Casartigiani e Federalberghi.

 I Main sponsor di Expocook sono : Electrolux, Cattabriga, Bormiolo Rocco, LG Air Conditioning e  Gamma Service.

Tra i media partner di Expocook , il magazine on line Cronache di Gusto, TeleOne, Radio Inn, Balarm, SiciliaUno, Monreale News, Orogastronomico, Rossetto e Cioccolato, Saggi&Assaggi,  MySocialRecipe,Ciboturista,  e  Cucinartusi.

 

 

 

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Incontrai la prima volta Maria Grammatico grazie ad uno speciale di RaiTre, dove raccontava la sua vita al convento San Carlo di Erice. Era il 2006 e, in una tarda serata che volgeva alla notte fu annunciato un breve inserto, dedicato ad una pasticcera siciliana.

Vita non facile e non felice.

La storia amara di una bambina tolta alle gioie della famiglia, per sottostare al bigottismo di suore per nulla amorevoli. Maria aiutava nel laboratorio di pasticceria del convento, ma le ricette erano segrete. La sua scaltrezza però, fece sì che sottraesse con gli occhi dosi e passaggi di quei dolci che altrimenti oggi, sarebbero sepolti con le ultime monache.

 

suorconvento

                                                       (Monache del convento San Carlo) 

 

Nel 1994 la vita e le ricette di Maria Grammatico vennero trascritte e pubblicate da Mary Taylor Simeti, un’autrice di New York.

Mandorle amare” è la trascrizione di un dialogo tra la protagonista e l’autrice, senza interferenze di costruzioni sintattiche e linguistiche forzatamente italianizzate. E’ una conversazione spontanea, perché gli argomenti sono così autentici da non potere essere trattati diversamente, se non nella loro originalità di espressione.

 

libro

Il testo venne rieditato nel 2006. Quella l’edizione che custodisco gelosamente nella mia biblioteca.

Da allora le mie visite alla pasticceria ad Erice si ripetono ogni volta sia possibile.

La scorsa estate, dopo anni di pellegrinaggi, ho voluto anche io conversare con lei.

 

io e maria 2

 

 Maria,

“Devi mettere in mostra la nostra bella Sicilia, dove dobbiamo vivere di turismo, perché abbiamo tutto, sole, aria, mare, cibo povero ma gustoso. Tu vai ovunque ma niente, io sono stata in America, dove fanno da mangiare continuamente, notte e giorno, ma di buon cibo non ne capiscono niente.

Da due anni ho aperto una scuola di pasticceria, tramite una grossa agenzia americana, e lavoro con gli americani. Io faccio le lezioni di pasticceria, ma la condizione è che loro debbano mangiare qui. Non preparo né primo né secondo, ma caponata, parmigiana, zucchina in agrodolce, melanzane impanate ‘come si faciuvunu na vota’. Un poco di verdure arrostite, le bruschette di buon pane duro con aglio, frittate di fave e carciofi, e loro sono felicissimi. L’altro giorno venne il proprietario dell’agenzia e disse “Io questa tappa non la toglierò mai”.

 

maria 2

 Le parlo del grano e dei grani, chiedendole cosa ricordasse in proposito.

“Io l’altra sera ho mangiato pane di tumminia, ma a tumminia na vota era u marzullu chi si siminava (era il grano che si seminava a marzo), e glielo davano agli animali. 

A ‘russia (russello) io conoscevo - continua Maria- e quella bianca, la maiorca; i biscotti dalle suore si facevano metà maiorca e metà grano duro.

A casa mia invece il frumento me lo ricordo, perché si trebbiava e poi lo portavano a casa e lo mettevano nei ‘canizza’. Poi si metteva nei sacchi e si lavava con l’acqua dei pozzi”.

L’amarezza di Maria si palesa nel suo volto, appena passa dai racconti della vita familiare a quelli del convento. 

 

mariaconvent2

                                                     (Maria Grammatico al convento San Carlo) 

 

“In famiglia c’era molta armonia, ogni sera quando tornava mio padre dal lavoro per noi era festa.

Dalle monache è finita l’armonia. Ci sono stati fatti che mai perdonerò, tra i più gravi, quando mia mamma era incinta e per sette mesi mi  impedirono di vederla, perché per loro vedere una donna gravida era peccato. Ho creduto che mia madre mi avesse abbandonato. Invece lei soffriva pure”.

“Però Maria - intervengo io - credo che lei si sia abbondantemente riscattata avendo sottratto furtivamente loro, la cosa a cui più di tutto tenevano. E di questo ne ha fatto lavoro, ed il suo lavoro ha avuto un grande successo coinvolgendo la sua famiglia”.

“La famiglia è tutto, e bisogna stare molto uniti, sempre”

Dopo lacrime e risate su vicende di entrambe, mi porta dentro al laboratorio dove il fratello e la nipote preparano i mostaccioli.

 

preparazione mostacciole

                 

 

RICETTA 

tratta dal libro “Mandorle amare” (*)

Il mostacciolo (mustazzoli), è un biscotto molto secco, che veniva servito con vino da dessert per farlo ammorbidire. Poi prima della cottura venivano rotolati tra due legni scanalati, per imprimere un disegno a rombi.

 

mostaccioli maria grammatico

INGREDIENTI

220 gr zucchero 

8 gr ammoniaca

1,5 dl acqua

360 gr farina di grano duro

180 grano tenero

20 gr mandorle pelate, leggermente tostate

1/2 cucchiaio chiodi di garofano in polvere

1 cucchiaio di cannella in polvere

 

formazione

 

PREPARAZIONE

Mettere lo zucchero in un recipiente di vetro capiente, aggiungere l’ammoniaca e l’acqua. Mescolare bene e lasciare riposare 2-3 ore o finché lo zucchero non si sciolga completamente.

Tostare le mandorle e lasciare raffreddare bene.

Riscaldare il forno a 220°C.Foderare alcune teglie con carta da forno.

 

mostaccioli 2

Tritare le mandorle assieme ad un cucchiaio di farina tenera. Riunire in un recipiente le due farine, le spezie, le mandorle e mescolare bene. Fare una fontana ed aggiungere l’acqua zuccherata. Mettere altri 2-3 cucchiai d’acqua nel recipiente e mescolare per recuperare eventuali cristalli di zucchero non sciolti, aggiungere quest’acqua alla fontana e mescolare fino ad amalgama.

Versare il composto sul piano infarinato e impastare a mano, prelevandone un po per volta, formare dei salsicciotti lunghi 10 cm e diametro 2 cm. Appiattire leggermente e incidere con il coltellino il lato superiore. Collocare sulla teglia a distanza di circa 3 cm, infornare per circa 20 min.

(*) Mandorle amare, Mary Taylor Simeti e Maria Grammatico, 2006, Flaccovio editore, Palermo.

Pubblicato in Le mie ricette

La cassata è primavera. L'associazione con i colori che la decorano potrebbe sembrare la motivazione più ovvia alla stagione e sicuramente ha avuto il suo peso nella mia scelta ma non è l'unica.  

Era il dolce che si consumava durante la Pasqua, e ciò ha grande rilevanza in una comunità dove strettissimo è il rapporto tra i dolci ed il calendario liturgico, ma dove soprattuto si celebra la rinascita della natura più fertile e produttiva.                           

 

etna e ginestra

E' in questa stagione dell'anno infatti che i pascoli inverdiscono ed ovini e bovini producono il miglior latte per farne ricotta. Quest'ultima rappresenta uno tra i prodotti lattiero caseari tipici della Sicilia e si presta benissimo tanto alle preparazioni salate che a quelle dolci.

 

ricotta 

E probabilmente un embrione di cassata potè essere un piatto salato che poi nel tempo si è trasformato, arricchito ed evoluto nella versione che noi oggi gustiamo tutto l'anno.                                                                                                                                                                                                                                   Questo dolce affonda le sue origini in un remoto passato, e nei secoli ha raccolto ed accolto nel suo composto le tracce di coloro che hanno vissuto per dominazione la trinacria.

 Raccontare la storia della cassata può paragonarsi ad una di quelle occasioni conviviali in cui ci si accorda perchè ognuno partecipi con la propria specialità culinaria, ed alla fine la tavola che ospita si ritrova una commistione di generi, colori e sapori inaspettati.                                                               E allora è come se a questa tavola, dove ad ospitare sono i siciliani, fossero intervenuti gli arabi, che portarono zucchero, mandorle ed agrumi da candire, e gli spagnoli, che ci insegnarono a preparare il loro pane dolce e ci fecero conoscere il cioccolato.                                                                      

Cassata 

 I siciliani ci misero l'idea, la ricotta di pecora e l'arte delle monache del convento di Martorana che si esplica nelle bellissime e colorate riproduzione di frutti golosi. E' un dolce vecchio quasi quanto la storia della Sicilia, che parte dall'antica Grecia dove già esisteva un dolce con cacio e miele che i latini poi chiamavano caseus. Ma è abbastanza inverosimile che derivi da quel " qasat" arabo cui molti la ricollegano. L'ipotesi invece più attendibile è quella che ci fornisce il prof. Salvatore C.Trovato, docente di Linguistica, secondo cui deriverebbe da CAPSATA, in riferimento al procedimento con cui il dolce viene preparato. 

La torta infatti viene composta dentro una tortiera, dove si alternano listarelle di pan di spagna con crema di ricotta dolcificata. Il pan di spagna va così a racchiudere la farcitura cremosa sia sopra e sotto che nei lati, ma qui alternandolo a listarelle di pasta reale. La torta viene poi posta sotto pressione anche per un'intera notte in modo da compattarsi. 

Quindi quel CAPSATA che diventerà CASSATA, è un volersi riferire a qualcosa che si "incassa". 

L'apice della bellezza del nostro dolce è raggiunto tra il XIX e il XX secolo, quando le decorazioni si arricchiscono con la frutta candita lucida e brillante e la glassa. A guardarla così, è proprio che una primavera per gli occhi.

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