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Torta salata con verza e patate
La pasta brisee è un impasto molto semplice, che diventa la base di innumerevoli ricette di torte salate. E’ una classica preparazione della cucina francese, ma da tempo è entrata a pieno regime nei ricettari italiani
La ricetta della pasta brisee prevede pochi ingredienti ed un tempo di preparazione breve, può benissimo sostituire la pasta sfoglia, ed è anche un’ottima soluzione per chi è intollerante al lievito.
Sebbene abbia un gusto neutro, con la farina da grano perciasacchi, il suo sapore diventa ricco e nell’insieme esalta tutti gli ingredienti della farcitura. Questa farina integrale bio è molto versatile ed in questo impasto sprigiona un grande aroma.
L’abbinamento verza e patate è pure un classico ma della gastronomia italiana, ed è già molto gustoso, così rinchiudere questi ingredienti in uno scrigno friabile di pasta brisee, renderà irresistibile a tutti, anche ai bambini, una ricetta vegetariana perfetta per tutti i giorni ma anche per occasioni speciali.
INGREDIENTI
Per la pasta brisee
400 gr farina di perciasacchi Antichi Granai
180 gr burro
120 gr acqua
1 cucchiaino scarso di sale marino
Per il ripieno
600 gr patate
500 gr verza
200 gr pomodori pelati
1 cipolla
100 ml vino rosso
200 gr formaggio semistagionato
Sale
Olio evo
PREPARAZIONE
Pasta brisee
Riunire in un mixer il burro morbido a cubetti e la farina, amalgamare. Unire l’acqua ed omogeneizzare l’impasto, alla fine aggiungere il sale.
Avvolgere il panetto in una pellicola e riporre in frigo per mezz’ora (o fino al tempo in cui sarà pronto il ripieno).
Ripieno
In una pentola capiente sistemare le patate, aggiungere acqua fredda fino a ricoprirle tutte, coprire con il coperchio e cuocere finchè saranno morbide ma sode. Scolare e lasciare intiepidire, poi togliere la buccia, tagliarle a cubetti e condire con olio e sale.
Mondare e tagliare a strisce la verza, trasferirla in un tegame aggiungendo un po' d’acqua, fare cuocere coprendo con il coperchio. Quando sarà pronta scolare e mettere da parte.
Nello stesso tegame soffriggere la cipolla tagliata finemente ed aggiungere poi i pomodori. Lasciare cuocere con il coperchio per circa 20 min.
Versare la verza ed amalgamare, sfumare con il vino rosso e lasciare cuocere ancora per 10-15 min.
La pasta briseè va tolta dal frigo 10 min. prima dell’utilizzo.
Dividere in due il panetto, una parte sarà più piccola.
Stendere la parte più grande direttamente su cartaforno, poi sistemare in una teglia del diametro di 22 cm.
Bucherellare il fondo con una forchetta, poi sistemarvi le patate. Versare dunque uno strato di verza.
Cospargere con il formaggio tagliato a cubetti e versare ancora sopra la verza restante.
Stendere l’altra parte di impasto e chiudere la torta, rifilando bene i bordi.
Cuocere per circa 50 min. a 170°
Lasciare riposare almeno mezz’ora prima di servire.
Piadina all'olio d'oliva
La ricetta della piada romagnola parla siciliano con la farina da grano duro perciasacchi!
Già, perché siamo così ghiotti di impasti da fare nostre anche tutte le ricette oltre lo stretto che ci piacciono di più. La mia ricetta della piadina romagnola-siciliana è nella versione light, ovvero con l'olio evo al posto dello strutto. E inoltre la farina biologica di perciasacchi Antichi Granai è integrale, dunque leggera e ricca di fibre.
E' molto semplice con questa ricetta preparare a casa la piadina, il procedimento è facile e veloce e tra gli ingredienti non c’è il lievito, dunque un’ottima soluzione per sostituire il pane o la preparazione del pane quando non si ha lievito.
INGREDIENTI
(per 4 piade)
250 gr farina biologica perciasacchi Antichi Granai
130 gr acqua
25 gr olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino sale
PREPARAZIONE
- Versare la farina in una ciotola, aggiungere il sale e l’acqua, iniziare ad impastare, e poi aggiungere anche l’olio.
- Impastare fino ad ottenere un panetto liscio ed elastico.
- Ricoprire con un canovaccio e lasciare riposare almeno mezz’ora.
- Spostare l’impasto sulla spianatoia e dividerlo in quattro parti uguali.
- Lavorare ogni porzione in modo da creare una pallina, quindi schiacciarla con il palmo della mano
- Poi stirare con il mattarello lungo (lo trovi qui https://amzn.to/2ySxj3n) fino a che raggiunga lo spessore di 2-3 mm.
- Procedere così con ogni porzione di pasta.
- Scaldare una padella antiaderente e cuocere le piade una alla volta, su entrambi i lati, rigirandole spesso.
- Farcire a piacere.
Il pane è sacro, ma ce ne scorderemo.
Perché adesso tutti desiderano preparare il pane in casa?
La sacralità del pane riemerge e si palesa alle generazioni ignare della traccia che ha segnato la storia dell’umanità. Ed ora, si manifesta il legame invisibile ma imprescindibile tra l’uomo e la sua originaria forma di sopravvivenza, il seme.
Semi ed acqua, si riscoprono fonti di vita.
Così, la corsa all’accaparramento di farina, l’attenzione quasi ossessiva all’ingrediente primo del nutrimento, è scaturita anche in chi mai aveva neanche lontanamente immaginato di cimentarsi in preparazioni casalinghe di lievitati.
Panifici e supermercati continuano a garantire gli alimenti, non è una necessità o comunque non lo è per la maggioranza. E non è neanche un modo come un altro per far trascorrere il tempo in casa.
È l’essersi scrollati, in brevissimo tempo, tutte quelle stratificazioni degli anni del progresso, della tecnologia, della conquistata libertà per le donne. Come se tutto d’un colpo i riflettori di una vita caotica e frenetica, spegnendosi, avessero costretto ognuno ad un confronto con sé stesso, con la propria natura di essere, umano e fragile, assoggettato ad un ecosistema che oggi l’ha vinta.
Improvvisamente si è passati dalle domeniche trascorse nella bolgia dei centri commerciali, dove il cibo non aveva nessun valore se non quello di colmare una fame capricciosa, al filo diretto coi mulini artigianali, che si ritrovano intasato l’e-commerce.
Ma chi li aveva mai considerati negli ultimi 60 anni i mulini?!
I mulini, il prezzo del grano schizzato alle stelle, l’accaparramento, sembra di essere nel dopoguerra. Quando la gente campava la famiglia col pane.
E forse ci è tornata la memoria ed è per questo che vogliamo di nuovo imparare a fare il pane.
Il pane è sacro, perché viene dal grano, e il grano è il seme della vita. È quel seme che ha dato il tormento e la soddisfazione all’uomo nella sua storia, perché la vita e la sopravvivenza delle popolazioni era correlata ai raccolti. Mesi di preghiere verso il cielo e lavoro con la testa china, per portare il pane sulla tavola di una famiglia. E se accadeva, era considerato un miracolo.
Adesso qualcosa è riemerso, ma non credo con consapevolezza.
L’uomo dimentica in fretta soprattutto gli eventi negativi e traumatici. Torneremo (tornerete) a mangiare pseudo-pane industriale precotto nei centri commerciali, pensando che quella sia la felicità.