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Federica Genovese

Federica Genovese

 Il dolce pasquale per eccellenza, la colomba, incontra il fresco sorbetto al mandarino di Ciaculli e mandorla di Avola. L’eccellente combinazione di sapori dà vita ad un dolce elegante e ricco dei profumi della Sicilia, l’isola in cui è stato ideato. L’iniziativa è di due messinesi, l’Ambasciatore del Gusto Francesco Arena, che ha recentemente ricevuto il premio di “Miglior Fornaio Best in Sicily 2019” (dal Giornale di enogastronomia Cronache di gusto), e del maestro gelatiere Giuseppe Arena, specializzato nella preparazione di granite, sorbetti e gelati artigianali. Legati da un’ amicizia di lungo corso, i due professionisti hanno messo insieme le loro abilità per creare un dolce che parli di Sicilia. 

 

Francesco Arena e Giuseppe Arena

 

La colomba tradizionale realizzata dal Panificio Masino Arena è preparata con la ricetta classica, a lievitazione naturale. “Per la sua preparazione – spiega Francesco Arena – occorrono 48 ore di lievitazione. E’un dolce che faccio personalmente, ha bisogno di tanta cura, e mi piace avere il controllo sui prodotti primari del mio panificio”. Per la colomba viene utilizzato lievito madre, farina di forza W 400, burro di altissima qualità, canditi di arancia e cedro, miele di acacia, vaniglia del Madagascar, scorza di limone e arancia. Per rifinire la colomba viene utilizzata una glassa di mandorle e nocciole. 

 

 

Il dolce di Francesco Arena e Giuseppe Arena

 

Il sorbetto al mandarino tardivo di Ciaculli e mandorle di Avola realizzato dal Bar Gelateria Export viene preparato con le migliori materie prime siciliane, su base acqua. Il suo consumo è quindi adatto agli intolleranti al latte e ai vegani. Il mandarino tardivo di Ciaculli deve il suo nome alla borgata palermitana in cui è stato scoperto ed al periodo di maturazione, (che avviene a marzo). Il contenuto zuccherino e la buccia sottile, fanno di questo mandarino un agrume dal gusto inconfondibile. Ricco di vitamine C, B1 e B2, F e betacarotene, il mandarino Ciaculli è presidio Slow Food. Le mandorle originarie della zona di Avola sono le cultivar più pregiate sui mercati internazionali. Il risultato è un sorbetto in cui i due sapori si legano perfettamente.

Abbiamo scelto questo abbinamento – spiega Giuseppe Arena – perché il mandarino richiama i canditi mentre la mandorla richiama la glassa che ricopre la colomba. Il risultato è un dolce fresco, perfetto per completare il pasto delle feste Pasquali”. 

Sorprendente l’agrobiodiversità siciliana, che ci regala sfumature di colori, odori e sapori in gradazioni innumerevoli.

Il mio cammino alla ricerca dei grani antichi siciliani, dell’autenticità del lavoro contadino, delle gemme preziose di madre natura, non può trovare confini in un’isola dove terra, mare e profondità vulcaniche sono antologia del pianeta terra.

Il grano antico siciliano ‘maiorca’, fino ad ora inteso solo quale grano tenero, è l’unica varietà di frumento “bianco” ripreso dai contadini negli ultimi anni.

 

spighe maiorca

Dalle varietà siciliane, in un percorso a ritroso, si sta svoltando alla varietà locale. La vera peculiarità della regione sta proprio qui, come per i dialetti, diversi nel raggio di 5-10 km, anche per i vegetali tra una contrada e l’altra, il terreno si presta meglio a questa o quella varietà, o persino la stessa varietà assume diverse caratteristiche.

Divulgare questa ricchezza rientra, suppongo, tra le mie “missioni”.

Adesso che ho scoperto una nuova, straordinaria, varietà di grano tenero, voglio condividere con voi le sue caratteristiche, i benefici del consumo, i profumi, i sapori, gli usi.

 

logo a penna

L’azienda agricola Valpilieri®, situata nel territorio di Niscemi (CL), ha selezionato un grano antico locale, coltivato da sempre nelle loro terre.

Il termine dialettale è “tiraddittu”, che per loro scelta commerciale diventa marchio Tiraditto.

 E’ un grano tenero con glutine leggero, molto ricco in sali minerali e oligoelementi, funzionali e benefici per il nostro organismo. 

La farina di Tiraditto possiede alti contenuto di selenio e magnesio, ed è preziosa fonte di fosforo, necessario per la crescita e lo sviluppo osseo dei bambini.

E’ ideale per la panificazione, la pizza casalinga ed i forni professionali. Sublima ogni dolce.

 

spighe titaditto                                               

                              (Immagine di proprietà azienda agricola Valpilieri®, tutti i diritti sono riservati)

 

Presenteremo il prodotto in un corso in cui ci si metterà direttamente alla prova pratica con gli impasti.

La lezione sarà tenuta da Giovanni Zuccarello, chef e consulente per la prestigiosa Pizzeria Sazi e Sani

Il locale, primo forno a Catania ideato per la divulgazione di prodotti a base di grani antichi, con lievitazioni lunghe, è il luogo che ospiterà l’evento.

 

sazi e sani impasto

Lo chef del locale Sazi e Sani, già da molto tempo impiega la farina di grano TiradittoGiovanni seleziona con gradissimo rigore la qualità delle materie prime, non solo per gli impasti. Prodotti artigianali e di alto valore qualitativo accompagneranno la degustazione dei lievitati.

 

pizza 1

Il corso è teorico-pratico, ogni partecipante metterà le “mani in pasta” facendo esperienza diretta delle caratteristiche della farina di Tiraditto.

Continuiamo insieme la ricerca e la scoperta del nostro patrimonio di biodiversità, ma per apprezzarlo realmente bisogna riconoscerlo e saperlo valorizzare, dietro indicazioni di chi ne ha già competenza.

Posti limitati!

Per info e prenotazioni inviare una mail a fooditinera@federicagenovese.com

Mak Mixology ristorante e cocktail bar all’interno della storica Galleria delle Vittorie, uno dei posti più suggestivi del centro storico di Palermo, si rinnova puntando all’avanguardia di sapori, consistenze, materie prime ed abbinamenti. Una filosofia che cambia volto attraverso una nuova forte identità gastronomica: una scommessa che porta il nome dello chef palermitano Fabio Gandolfo.

 

FABIO GANDOLFO MAK MIXOLOGY

 

 

La sua è una cucina riconoscibile e di personalità, che recentemente è cresciuta in sicurezza e ritmo, dove mixa la cultura d'origine con ingredienti locali.

Fabio Gandolfo prende il comando della cucina del Mak Mixology, un luogo in cui vanno in scena le personalità e i desideri dei commensali. 

 

Mak drink

 

Nei suoi piatti risalta il patrimonio gastronomico del territorio, da cui attinge sapori dalla assoluta pienezza, ma si gusta anche l’impronta delle esperienze fatte fuori regione. Fabio ha lavorato presso le cucine rinomate di diversi alberghi e ristoranti, tra questi il ristorante Babette ad Albenga, segnalato dalla guida Michelin 2019. 

 

Mak

 

“Mak Mixology è un luogo d'ospitalità raffinata – afferma Filippo Genovese, il titolare - perfettamente in linea con la vocazione del territorio. L’obiettivo è quello di regalare all’ospite un’esperienza multisensoriale in un luogo dove passato e presente si fondono nel gusto del bello”.

 

Matteo Bonandrini Luca Catanzaro e Nicolò Cottone

I piatti sposano l’arte dei cocktail Mixology: drink studiati e realizzati con eleganza, tecnica e cura dai Bartender Matteo Bonandrini e Luca Catanzaro, col supporto di Nicolò Cottone

 

 

 In India, nello Stato di Karnataka, si lavora alla realizzazione della Culinary farm a Bengalore, una scuola di cucina per una elité di studenti che aprirà una finestra internazionale sulla cultura enogastronomica Italiana, indiana, fusion e sud arabica.

 

Karnataka

Per volontà della famiglia Pryianandan Reddy, a gestire interamente l’istituto di cucina italiana sarà lo chef di Taormina, la stella Michelin Pietro D’Agostino, che ha accolto con grande entusiasmo la sfida che potrebbe partire già a fine anno. 

“Sono felice e onorato di accettare questa opportunità con grande responsabilità e spero di essere all’altezza del compito che mi è stato assegnato. Porterò la mia storia e la mia esperienza sui banchi di una scuola che punta all’eccellenza”. 

Sono stati coinvolti anche la scuola Cast Alimenti di Brescia e Intrecci della famiglia Cotarella, che si occuperà della sala. 

 

Intrecci

In diecimila metri quadrati, progettati da uno degli studi di architettura più importanti dell’India, sorgeranno cinque plessi dedicati alle scuole, con uno spazio esterno interamente dedicato all’agricoltura, dove verranno impiantati e coltivati cultivar nostrane: dalle vigne di grillo e Cabernet Savignon, Sirah, agli ulivi, limoni, mandorli.

“Avrà forma di fiore – racconta d’Agostino, di ritorno da un sopralluogo appena effettuato – l’idea è quella di portare un pezzo di Italia lì”.

Nelle zone adiacenti dove sorgerà la struttura, sono stati già realizzati tre alberghi delle lussuose catene Four Season, Marriot e Holiday INN. La scuola nasce per soddisfare il bisogno sempre più crescente di una fetta di popolazione, la più facoltosa, di valicare i confini nazionali e avere una visione internazionale di ciò che fa più tendenza.

“Il mestiere dello chef è molto apprezzato – commenta D’Agostino –  quello italiano ancora di più, perché continuano a percepire i nostro Belpaese come la terra promessa, di noi amano tutto, la moda, lo stile di vita, le nostre bellezze artistico-culturali, il mare, il sole e naturalmente anche la cucina".   

Ci saranno comunque molti studenti italiani, per la presenza di una folta comunità. I corsi dureranno undici mesi: quattro mesi saranno dedicati alle lezioni in aula con un programma ricco che spazia dalle tecniche ai fornelli alla lingua e la storia italiana; poi seguiranno quattro mesi di stage in India; un altro mese di teoria; altri quattro mesi di stage in Italia. 

 “Per quanto ci riguarda, non esiste un’unica declinazione della cucina, ma ci sono le isole regionali italiane– spiega D’agostino – per questo preferisco parlare di cucina mediterranea”. La mia squadra di lavoro sarà composta da altri due docenti, un italiano e un indiano che formerò personalmente, il secondo arriverà a Taormina proprio a maggio, starà con me per due mesi, sono molto contento, perché festeggerà con me e la mia brigata del ristorante la Capinera, i miei primi dieci di stella Michelin”.

Nel corso della recente visita effettuata nella città di Bangalore, lo chef D’Agostino, ha anche incontrato il console italiano, Stefania Costanza.

“É palermitana, ci ha dato una grande disponibilità, se arriveremo a completare i lavori, per una grande inaugurazione – anticipa lo chef – nella settimana in cui in tutte le ambasciate del mondo, a fine novembre, si festeggia la cucina Italiana, con tanti cooking show e cene di gala in programma”. 

La farina di Giovanni Billeri, Rosso di Sicilia, conquista ogni giorno nuovi professionisti del settore, ammaliati dalla moltitudine di profumi e sapori che questa miscela di farine riesce a sprigionare.

 

logo

 

Oltre alla ricetta quasi standardizzata che Giovanni ha voluto per il suo pane, di cui abbiamo già parlato nell’articolo precedente (https://federicagenovese.com/index.php/le-mie-ricette/item/121-ricetta-pan-di-patate), è interessante “giocare” ad impastare con la semola da grani antichi siciliani Rosso di Sicilia. Lo si può definire un gioco quasi di magia, perché i profumi che esprime ogni volta si combini Rosso di Sicilia con ingredienti diversi, sempre diversi, lasciano stupefatti.

 

in forno

La semola integra macinata a pietra, deriva da una personale selezione di Giovanni. Una miscela unica da lui brevettata, che diventa sempre più apprezzata non solo da panificatori e pizzaioli.

 

giovanni

Una ricetta facile per preparare le scacce ragusane con Rosso di Sicilia, è quella di base che ho trascritto sotto. Il ripieno è quello tradizionale, ma ho voluto elaborare l’impasto per lasciare spazio alla vostra fantasia. 

        SCACCE RAGUSANE

 

 

copertina

 

    INGREDIENTI

  Impasto

 

500 gr semola Rosso di Sicilia

300 ml acqua

    3 cucchiai vino bianco

    3 cucchiai olio d’oliva

    5 gr lievito di birra

  15 gr sale marino di Trapani

Succo di un limone

   Ripieno

2  grandi cipolle rosse

500 ml passata di pomodoro bio

200 gr caciocavallo grattugiato

Olio evo

Sale

     PREPARAZIONE

    L’impasto

Sciogliere il lievito fresco sbriciolato nell’acqua intiepidita.

Sistemare la farina nell’impastatrice ed avviare la macchina, versare lentamente l’acqua, il succo di limone, il vino. Impastare per qualche minuto aggiungendo alla fine il sale e l’olio d’oliva. Quando l’impasto sarà liscio ed elastico, riporre per un paio d’ore una ciotola e sigillare.

Il ripieno

Affettare finemente le cipolle e soffriggerle, unire la passata di pomodoro e proseguire la cottura aggiustando di sale.

  Assemblaggio

Stendere la pasta con il matterello fino a realizzare una sfoglia molto sottile, dalla forma rettangolare da suddividere poi quadrati.

Versare al centro della pasta il pomodoro, spolverare con il caciocavallo

 

aperta con salsa

 

 A questo punto ripiegare le due fasce laterali verso l’interno.

 

chiusa in due

 

 

Infine ripiegare a libro le due parti.

 

chiusa intera

 

Spennellare con altro olio evo e infornare per circa 30 min a 200°.

“Amara Terra mia” cantava nel 1971 Domenico Modugno, rielaborazione di una canzone popolare che esprimeva l’amarezza per l’abbandono della propria terra, dove l’agricoltura significava “mani incallite senza speranza”.

Amara è la terra del meridione d’Italia che costringe ad emigrare perché, per quanto fertile, non sfama.

Il settore dell’agrumicoltura in Sicilia, ha subìto gravissimi danni negli ultimi decenni, a causa dell’importazione di materia prima estera a prezzi competitivi. Questo ha comportato l’abbandono di agrumeti ed aziende storiche, anche perché il siciliano era ancora legato a sistemi di commercializzazione e produzione vecchi quanto il feudalesimo.

 

cesta agrumi

Una generazione, quella maturata a cavallo tra i due secoli, è rimasta ferma dinnanzi ai cambiamenti mondiali dell’economia e del commercio.

Nel frattempo i loro figli si formano, studiano, vivono appieno l’era del web e del marketing, agiscono.

Amara è il prodotto di questa evoluzione, la scommessa vinta della famiglia Strano, che ha reinvestito il patrimonio ereditato, una terra ricca di arancia rossa, dando un nuovo senso e valore alla materia prima.

 

Edo e Marghe

La declinazione al femminile dell’amaro siciliano più conosciuto, ha un duplice significato. Il primo riferimento è all’ingrediente che lo caratterizza, la scorza di arancia rossa siciliana prodotta negli agrumeti ai piedi dell’Etna. Ed il genere è anche un omaggio alle donne, per il cui gradimento e consumo è stato prevalentemente concepito.

 L’idea di una ricetta unica, dove le scorze di arancia rossa ed un infuso di erbe aromatiche esprimono un gusto fresco ma deciso, ha ottenuto un riscontro di successo straordinario.

 

arance bucce

L’elezione ad ambasciatrice di Amara, mi ha oltremodo lusingata. L’associazione tra un infuso di elementi mediterranei, la femminilità, e la mia immagine, mi ha certamente ripagata dalle tante amarezze che la nostra terra spesso non ci risparmia.

LA MIA MISSION A CIBO NOSTRUM - COOKING FEST - LE SOSTE DI ULISSE.

Avevo già anticipato in un post su Facebook quale sarebbe stata la curiosità da soddisfare durante gli eventi, conoscere dagli chef l’ingrediente a cui avrebbero abbinato Amara.

Sebbene con le dovute differenze di stile e carattere, ho registrato una uniformità di associazioni. Primo posto ex equo, pesce e dolci.

Il presidente de Le Soste di Ulisse, Pino Cuttaia ha risposto che Amara serve come un vino da meditazione, oltre a stare bene su qualunque piatto, ed il suo vicino di banco Accursio Craparo, altrettanto decisamente ha pensato ai crostacei.

 

Pino Cuttaia 

 

Mentre Vincenzo Candiano serviva il suo “arancino cassata”, naturalmente a quel dolce lo abbinava. Anche Massimo Mantarro ha risposto sulla cassata.

 

mantarro

 

Pierpaolo Ruta, che già conosce bene gli abbinamenti tra cioccolato ed arance, si incuriosisce pensando alla mandorla tostata, ed anche Alessandro Ingiulla risponde “mandorla”. Marco Baglieri e Toti Fiduccia servono già Amara nei loro cocktail, e grande sorpresa la dichiarazione di Giuseppe Biuso che nel nuovo menù ha un piatto dove l’amaro è già un ingrediente, insieme al polpo.

 

Giuseppe Biuso

 

Fuori dal coro Valentina Chiaramonte, che immagina una tartare d’asina, mentre la donna chef dell’anno, Martina Caruso riporta al pesce gli aromi di Amara.

Giuseppe Raciti lo vuole con il pistacchio, Tony lo Coco rilancia ancora su una cassata rivisitata dalla forma sferica. Il mio tour si conclude nella delicatezza eterea, di una idea di spuma alle arance rosse con latte di mandorla di Pietro d’Agostino.

 

pietro n

 

 

Ci sono diversi modi di interpretare la cucina, intendendo con il verbo cucinare il rapporto che si instaura tra una data persona e l’universo cibo, dal seme primordiale all’ultimo ritrovato della tecnologia per la cottura o trasformazione o conservazione di un alimento.

Ma l’aspetto psicologico è quello più incidente nella relazione cibo- uomo, dove l’appagamento deve invadere tutti i campi sensoriali (nei paesi Sovra-sviluppati chiaramente).

Se hai fame, ed hai in dispensa un prodotto di alta qualità come la pasta da grani antichi siciliani Antichi Granai, basta una cottura al dente ed un filo d’olio extravergine d’oliva per un pasto appagante.

 

Fusilli 1

Se, oltre all’appetito, c’è voglia di mettersi alla prova, con i sapori, gli accostamenti, i colori, allora tutto diventa un gioco. Oppure una sfida, a fare sempre meglio, ad esprimere attraverso i cibi la propria creatività.

I fusilli già esprimono allegria per la loro forma. Una spirale che diventa perfetta per intrappolare la tonalità di gusto scelta.

Il cavolo, in genere, è sempre una scelta opportuna viste le sue proprietà nutrizionali, farlo apprezzare proprio a tutti è la parte un pò più delicata. Ma in un gioco di equilibrati contrasti e gioiosi colori, sono quasi certa di poter conquistare quantomeno la curiosità di molti.

 

cavolo sul tagliere

La tumminia è un grano dal sapore deciso, che si contraddistingue rispetto alle altre varietà. Per questo non va bene con tutto.

Per questo dovete assolutamente provare questa ricetta. 

 

 

copertina

     INGREDIENTI

400 gr fusilli di tumminia Antichi Granai

1/2      cavolo viola

40 gr   noci

150 gr pecorino stagionato grattugiato

1         bustina zafferano in povere

25 ml  latte

1        spicchio di aglio

1/2     bicchiere di vino bianco

aghi di rosmarino

olio evo

sale marino di Trapani

      PREPARAZIONE

  • Mondare e lavare il cavolo verza, tagliarlo a listarelle.

 

 caVolo 1

  • Sistemarlo in un tegame capiente con i bordi bassi, aggiungere un bicchiere d’acqua, coprire con il coperchio e far cuocere a fuoco basso.

 

in tegame

 

 

  • Scolare raccogliendo in un recipiente il liquido di cottura, lasciare nel colapasta ad asciugare. 
  • Nello stesso tegame, versare l’olio d’oliva a ricoprire tutto il fondo, aggiungere uno spicchio d’aglio e far rosolare. Aggiungere il cavolo e soffriggere per fare insaporire, sfumando con il vino bianco.

 

in padella con aglio

 

 

  • Quando sarà ben rosolato, trasferire tutto in un recipiente dai bordi alti, versare un pò del liquido di cottura precedentemente messo da parte, un pizzico di sale e frullare. Aggiungere alla purea di cavolo le noci e qualche ago di rosmarino, aggiustando ancora di sale se necessario, e frullare ancora tutto finché si ottiene una crema.

 

boccale mixer

 

 

  • Durante la cottura della pasta, preparare il formaggio aromatizzato.
  • In un padellino antiaderente, versare il pecorino e lo zafferano, quando è molto caldo aggiungere il latte e far sciogliere tenendolo ancora sul fuoco a fiamma media per qualche qualche minuto. Quando si sarà rappreso, far raffreddare e sbriciolare con le dita.

 

pecorino in padella

 

  •  Scolare la pasta al dente, mantecare qualche minuto con la crema di cavolo viola, impiattare ed insaporire con le briciole di pecorino.

Antichi Granai

Sempre più diffuso l’impiego del tartufo siciliano, apprezzato dopo un iniziale scetticismo anche nell’ambito della ristorazione dagli chef più attenti.

Ma non basta l’ entusiasmo, il tartufo siciliano è in cerca di identità e di regole. Sono tanti i cavatori siciliani, ma anche provenienti da oltre lo Stretto, ad approfittare di un sottobosco generoso ma che presto potrebbe irrimediabilmente impoverirsi per l’eccessiva pressione antropica. I Comuni siciliani, affannati nei tentativi di recuperare i buchi finanziari, potrebbero intercettare, così come accade in molte regioni italiane, nuove risorse dai diritti versati da chi, per diletto o per professione, si dedica alla ricerca e alla raccolta dei tartufi. Ma non solo. I tartufi possono rappresentare una valida alternativa di reddito (principale o integrativa) in un contesto economico fragile come quello delle zone interne, marginali e montane.

 

invito convegno 2 aprile 2019

 

La raccolta e la commercializzazione dei tartufi spontanei e di quelli prodotti in tartufaie realizzate ad hoc in altre regioni italiane, infatti, è una attività ormai da tempo consolidata e regolamentata. 

La Sicilia è riconosciuta tra le 14 regioni tartufigene italiane, ma a differenza di molte altre che rientrano in questo gruppo, non si è ancora dotata di una legge ad hoc che permetta di valorizzare questo prodotto del sottobosco vietando al contempo vere e proprie predazioni. 

 

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Delle difficoltà di oggi, del vuoto legislativo da colmare, delle esperienze delle altre regioni, ma anche delle interessanti potenzialità che i funghi sotterranei possono offrire, si parlerà nel corso del convegno “Norme in materia di raccolta, coltivazione, commercio e tutela del consumo dei tartufi nella Regione Siciliana” che si svolgerà il prossimo 2 aprile alle ore 9,30 a Palazzo dei Normanni presso la Sala Piersanti Mattarella (già Sala Gialla) dell’ARS e durante il quale verrà presentato il disegno di legge di iniziativa parlamentare n.496/2019. 

Il convegno, moderato da Sergio Ferraro Presidente Amet onlus, Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria, dopo i saluti del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, On.le Gianfranco Miccichè, prevede il contributo di Giuseppe Venturella, ordinario di botanica forestale e micologia all’Università di Palermo e la presentazione del disegno di legge da parte del primo firmatario, il deputato Pd Nello Di Pasquale, Michele Catanzaro Vice Presidente della Commissione Attività produttive, Giusy Savarino, Presidente della Commissione Ambiente e del micologo Arturo Buccheri

 

 

tartufi siciliani

 

La proposta di legge depositata lo scorso 19 gennaio è stata elaborata grazie alla collaborazione del Centro di ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, dell’Università di Palermo, Dipartimento SAAF e di alcune associazioni micologiche siciliane: “La ferula“ di Mazara del Vallo, Gruppo Micologico Siciliano onlus di Palermo, Associazione Micologica Econaturalistica Trinacria onlus di Palermo, Associazione micologica Padre Bernardino di Ucria, Associazione Micologica e naturalisica onlus “Micelia” di Palermo, gruppo micologico Akrense di Palazzolo Acreide. 

Tra gli interventi anche quelli di due assessori: Edgardo Bandiera, Agricoltura, e Salvatore Cordaro, Ambiente. A seguire gli interventi programmati della nutrizionista Gabriella Perrone, dell’agronomo e forestale Giovanni Landini, di Marco Morara dell’Unione Micologica Italiana, di Antonino Iacono, presidente del Centro ricerca tartufo e tartuficoltura Sicilia, di Mario Tamburello, presidente del Gruppo Micologico Siciliano, di Mario Prestifilippo, micologo esperto cavatore di tartufi. Al presidente della Regione Nello Musumeci sono affidate le conclusioni. 

L’iniziativa si conclude (alle 13,00) con le prelibatezze al tartufo siciliano proposte dagli chef Domenico Pipitone ed Andrea Davì. 

Il terzo appuntamento con Cantine in Cucina, Il format ormai consolidato e di successo di Enosteria Sicula, ospiterà la cantina Benanti.

 

Vini Benanti

 

 Segue il successo delle prime due serate, dove la prima ha visto partecipe Fondo Antico di Trapani e la seconda  Feudo Montoni di Cammarata, il percorso verso un nuovo evento per Enosteria, un viaggio tra caratteri e fragranze della gastronomia di Gioacchino Sensale.

 

 Gioacchino Sensale chef

Gioacchino Sensale 

Il resident chef, Ambasciatore del Gusto e membro di Euro-Toques, Gioacchino Sensale, abbina la sua arte ai  vini siciliani.

Mercoledì 27 marzo sarà grandissimo onore per i titolari di Enosteria Sicula, Danilo Ciulla, Massimo Rallo e Piero Scelfo, avere ospite la cantina Benanti, storica e secolare azienda agricola etnea a conduzione familiare, realtà di fama sia nazionale sia internazionale, ed uno dei suoi titolari, Antonio Benanti

 

Antonio Benanti

Antonio Benanti

Come fin qui in ogni serata, il leitmotiv che caratterizza tutte le cene è la gradita presenza di produttori, enologi e brand ambassador che raccontano le proprie origini, storia e mission aziendale, coinvolgendo nelle disamine il pubblico dei commensali attraverso analisi, aneddoti ed eventi che riguardano la genesi delle etichette aziendali in degustazione.

 

 

Enosteria Sicula Sommelier 2

 

Sarà rispettata come sempre la “regola” del one-to-one: ad ogni piatto sarà abbinato un vino diverso. Questa volta gradita eccezione sarà quella di avere due primi piatti e, di conseguenza, due vini differenti da abbinare. Le etichette sono selezionate da Marcello Malta, giornalista, degustatore ufficiale Ais Italia e consulente del ristorante, assieme a Livia Ricevuto, sommelier Ais e maître di sala. Ai commensali, che saranno gli assoluti protagonisti, andrà, vino dopo vino, diritto di parola per lo scambio di opinioni con gli ospiti della cantina, sia sugli abbinamenti alle portate sia sulle note organolettiche dei vini.

 

 

Il menù

Amuse-bouche
Sorpresa dello chef


Antipasto
Spatola fritta con susina sciroppata di Monreale, cipolla rossa in agrodolce e mandorle di Noto salate

In abbinamento: “NoblesseMetodo Classico Brut
(100% Carricante)

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Primo piatto

Tortelli in brodo di pesce con cannella e limone 

In abbinamento: “Pietra Marina” Doc Etna Bianco Superiore 2015 (100% Carricante)

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Secondo primo piatto

Gnocco di patate con seppia e salsiccia di suino nero dei Nebrodi

In abbinamento: Etna Rosato Doc 2017
(100% Nerello Mascalese)

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Secondo piatto
Agnello... profumo di griglia
In abbinamento: “Rovittello” Doc Etna Rosso 2014
(90% Nerello Mascalese, 10% Nerello Cappuccio)

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Dessert

Crema di ricotta con piccoli frutti rossi e cioccolato di Modica

Prezzo: 60 € per persona
Contatto Fb: Cantine In Cucina

Per info e prenotazioni:

Tel. +39 339 4531471
Via Torrearsa, 3 - 90139 Palermo

Gli agrumi siciliani protagonisti a “Linea Verde”, nella puntata che andrà in onda su Rai 1 domenica 24 marzo alle ore 12,20

 

Arancia ribera

 

Il Distretto Agrumi di Sicilia ha accompagnato i conduttori Federico Quaranta e Peppone ad esplorare il meraviglioso territorio dell’Arancia di Ribera Dop, andando alla scoperta delle sue qualità organolettiche e salutistiche e riscoprendo l’incanto di una parte della Sicilia di eccezionale bellezza, dal punto di vista agrario, naturale e gastronomico. Un territorio vocato agli agrumi e riscoperto anche da molti giovani che sono tornati a puntare sulla coltivazione di una delle eccellenze agrumicole siciliane come l’Arancia di Ribera, unica arancia Dop in Italia. 

 

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 Federico Quaranta

 

Un territorio che, come molti altri in Sicilia legati alle produzioni agrumicole di qualità, si sposa sempre di più con il turismo. Tema affrontato nel corso della puntata, da Federico Quaranta con il presidente del Distretto Agrumi di Sicilia, Federica Argentati , chiacchierando a bordo di un trattore.

 

Federico Quaranta e fFederica Argentati

 

 

 «Valorizzare le eccellenze di produzione anche attraverso il turismo relazionale integrato – spiega Argentati – è sempre più rilevante, perché bisogna far conoscere non solo le eccezionali qualità del prodotto siciliano, ma anche l’unicità del suo territorio e in particolare delle aree di produzione, le realtà aziendali e le persone che con passione e impegno si dedicano alla coltivazione agrumicola e alla trasformazione del prodotto fresco. Per questo stiamo lavorando al progetto Le Vie della Zagara, in collaborazione con tutti i consorzi di tutela delle produzioni di qualità associate al Distretto (Arancia di Ribera Dop, Arancia Rossa di Sicilia Igp, Limone di Siracusa Igp, Limone Interdonato Igp, Limone dell’Etna, Mandarino tardivo di Ciaculli, produzioni Biologiche) e l’associazione Gusto di Campagna. Naturalmente, sia per promuovere questo aspetto sia per affrontare i mercati interno ed estero occorre fare sistema, una capacità che richiediamo sempre di più ai nostri consociati».   

 

 

arance tagliate

 

 

A fare da cicerone lungo questo viaggio alla scoperta dell’arancia di Ribera Dop è stato Giuseppe Pasciuta, presidente del Consorzio di tutela e vice presidente del Distretto Agrumi di Sicilia. Tra gli agrumeti della valle del fiume Platani, Federico Quaranta, compagnia di Pasciuta e del produttore Paolo Cammalleri, ha raccontato le peculiarità di questa produzione agrumicola, il successo di molti giovani contadini che hanno creduto ed investito con idee originali sulla coltivazione e commercializzazione delle arance ottenendo ottimi risultati, la preziosa attività condotta dal Consorzio anche nella ricerca di nuovi mercati.

 

Argentati Camalleri Pasciuta

Federica Argentati, Paolo Cammalleri, Giuseppe Pasciuta

 

Un viaggio che ha messo in evidenzia l’accurata selezione e lavaggio effettuata solo con acqua potabile, senza uso di cere o altri prodotti chimici, nel centro di lavorazione Ortfruit Sicilia, uno dei sei associati al Consorzio che forniscono i mercati italiani ed europei. Infine, un’originalissima proposta gastronomica con l’arancia di Ribera curata da Pino Cuttaia, chef stellato di Licata, per sottolineare le sue ottime proprietà organolettiche, l’assenza di residui e cere, e la sua grande versatilità gastronomica. «La visita di Linea Verde – afferma Pasciuta – è una grande occasione per far conoscere l’Arancia di Ribera DOP e tutti gli agrumi siciliani, con i loro protagonisti e le loro storie, i prodotti e le filiere, le tradizioni e le innovazioni, convinti che c’è sempre più bisogno di una agricoltura di qualità. Questo – conclude Pasciuta - è l'impegno del Distretto produttivo Agrumi di Sicilia e del Consorzio di tutela dell'arancia di Ribera DOP Riberella per valorizzare la nostra arancia, il patrimonio di 2000 piccoli produttori e tutto il nostro territorio».