- By gianluca@fabrikacomunicazione.com
- Dicembre 5, 2023
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L’egocentrismo tipicamente maschile, si impone con prepotenza altrettanto connaturata in qualsivoglia spazio essi vogliano occupare.
Questo certamente è il motivo di tanti successi, pur non sempre alle loro intelligenze addebitabile, ma (sempre) a quel cromosoma che ne determina il sesso.
“Siamo pervasi da chef maschi, ma la gastronomia si fonda da sempre sul lavoro di miliardi di donne che con poche cose sono riuscite a fare i più grandi piatti e non ricevono neanche un grazie alla sera”. (Carlo Petrini, fondatore di Slow Food). (*1)
Il maschio, così per come è in natura, non può fare il suo ingresso nella cucina domestica da semplice membro di famiglia, per preparare e servire cibo. Il suo ruolo è fuori casa, dove cacciare le prede assolve alla sua funzione di sfamare la famiglia.
E infatti, da secoli, il maschio che decide di dedicarsi alla preparazione dei cibi, ne fa un mestiere ed ottiene un ruolo di governo. Chef, capo.
Ora passa il messaggio che il maschio sia il re della cucina, ora che ogni riflettore è puntato su star dei fornelli che esprimono sul fondo di un piatto una sensibilità ed una raffinatezza che mai la virilità prima d’ora avrebbe potuto permettersi.
Nei ristoranti, e dietro lauti compensi. Non certo senza sacrifici e studio. Ma pur sempre per arte e mestiere. E se quello decide di fare, fa solo quello.
Per la donna è uno dei tanti ruoli che la natura le aveva assegnato per governare un nucleo, che continua la sua storia sulla terra come colei che da la vita e la nutre.
Il primo nutrimento, per uomini e donne, è il latte materno, quell’alimento ricco di tutti i nutrienti essenziali allo sviluppo prodotto nel corpo di una donna. E’ la natura di una donna, produrre e donare. Non lo vende la donna, lo dona, donna-dona.
“Non si tratta di fare una divisione fra uomo e donna, ma di considerare la storia da un punto di vista antropologico, nella notte dei tempi l’uomo cacciava e la donna raccoglieva, in quella raccolta stanno i gesti primordiali di quello che sarà poi l’atto del cucinare. E su secoli più recenti: Chi ha inventato i tortellini, chi il minestrone alla genovese, chi i ravioli e la parmigiana di melanzane? Le donne.
I grandi chef sono quasi tutti uomini, ma il cibo è donna.
Sì, perché, nella maggior parte dei casi, nasce dalle mani di contadine, produttrici e allevatrici di tutti i continenti”. (*2)
E non è una crociata femminista. Anzi, sono convinta sulla cooperazione e collaborazione che uomini e donne conviventi debbano attivare, perché sarebbe sciocco pensare di dover riproporre il modello dei cavernicoli.
Ma è il voler portare l’attenzione a ciò che non è sotto i riflettori ma è motore alla elettricità.
Perché ne sono certa, che quando uno chef torna a casa, quando vuole conforto e calore, va a mangiare dalla mamma.
Il primo nutrimento, per uomini e donne, è il latte materno, quell’alimento ricco di tutti i nutrienti essenziali allo sviluppo prodotto nel corpo di una donna. E’ la natura di una donna, produrre e donare.
Non lo vende la donna, lo dona. Donna – dona.
(*1) http://www.famigliacristiana.it/articolo/terra-madre-carlin-petrini-i-grandi-chef-sono-quasi-tutti-uomini-ma-il-cibo-e-donna.aspx
(*2) https://firenze.repubblica.it/cronaca/2015/12/03/news/petrini_slow_food_troppi_chef-128726635/
The maid in the kitchen – Justus Juncker
http://arsial.archivioluce.com/arsial-luce/scheda/foto/IT-IL-FT00003-00000353/15/Ritratto-di-una-donna-contadina-al-lavoro-con-la-vanga-in-un-campo-di-bietole-Sullo-sfondo-si-vedono-altri-contadini-al-lavoro.html?start=24