
Cos’è la festa del carnevale, se non il momento in cui esprimere senza filtri la propria voglia di mettersi in mostra, di uscire fuori, allo scoperto, proprio mentre si indossa una maschera?
Le feste in maschera, o meglio, le maschere, sono le occasioni di sublimazione dell’ego, quel brevissimo lasso di tempo in cui le regole sociali cambiano e permettono di giocare ad essere ciò che si è o si aspira ad essere.
Dall’antica Babilonia ed i suoi riti, alle antesterie greche e poi i saturnali romani, si festeggia con lo stesso moto di sovversione all’autorità il carnevale cristiano.
Rituali dissacranti e blasfemi, attuati persino dalle stesse istituzioni religiose contro le stesse. La creazione del caos ritenuto necessario passaggio verso l’evoluzione della specie e della società. Scandagliare e verificare i limiti della follia in assenza di regole, per tornare ad una apparente regolarità.

Schiavi che diventavano re per un giorno, e padroni che si piegavano alla volontà dei loro schiavi quasi lo desiderassero da un intero anno.Salvo poi, che lo stesso schiavo-re, a conclusione dei folli riti, veniva ucciso.(1*)
Cosa rimane oggi di quei riti?
Probabilmente la componente più importante del pensiero medievale, che gli diede il nuovo nome, i contemporanei “carnascialeschi”.

Il dialetto, come sempre, rende il concetto più esplicito ed immediato
“Carnaluvari – Carni ha luvari – a Carni ha lassari” (Eliminare la carne dall’alimentazione dei giorni a venire e fino alla Pasqua).
Poco meno di una settimana in cui dare sfogo a gola ed ogni altro senso per piombare nella quaresima, il diniego delle carni.
Perché? Perché la Carne è il piacere per antonomasia. La fonte di tutti i mali e di tutti i peccati, il piacere è della Carne e nella Carne.
Il cristianesimo ha scisso l’unità che è l’uomo di corpo e spirito. Dove l’ultimo raggiunge lo stato di esaltazione solo non compromettendosi con le esigenze del primo.
Da questa innaturale ed inumana separazione, sorgono le frustrazioni che hanno permesso ai capi della chiesa di tenere soggiogato l’uomo, dal medioevo degli albori a quello odierno.
Le maschere ci inquietano ed allo stesso tempo ci attraggono, perché dietro di esse pulsano i nostri desideri.
(1*) http://cedocsv.blogspot.com/2014/03/il-carnevale-dai-saturnali-alla-festa.html
Prepara insieme a me le deliziose frittelle di carnevale con farina di maiorca e rendi speciali questi giorni di feste!
FRITTELLE DI “CARNALUVARI” FRITTELLE DI CARNEVALE
(ovvero prima di separarsi dai piaceri)
INGREDIENTI
400 gr della mia farina di Maiorca
450 ml acqua tiepida
250 ml latte fresco
200 ml miele fior d’arancio
20 gr. olio extravergine d’oliva
1 gr. lievito di birra fresco
1 cucchiaio zucchero grezzo di canna
1 pizzico di sale aromatizzato zenzero e limone “I sapori di Regalpietra”
Cannella in polvere
Olio di semi di arachide per friggere
PREPARAZIONE
Sciolgliere il lievito in parte dell’acqua tiepida.
Della restante acqua prelevarne una tazzina in cui sciogliere il sale.
Scaldare poco anche il latte fresco, e versare il lievito sciolto, l’acqua rimanente e lo zucchero. Miscelare per bene.
Versare a pioggia la farina e mescolare con una frusta, quasi alla fine aggiungere l’olio d’oliva e l’acqua in cui è stato sciolto il sale.

Mescolare fin quando la risulterà una pastella liscia ed omogenea
Coprire con pellicola e lasciar lievitare per almeno 3 ore.
Quando l’impasto avrà raddoppiato il volume, friggere in abbondante olio bollente, a doratura, scolare e poggiare su un vassoio con carta assorbente.

Scaldare a bagnomaria il miele insieme a 200 ml d’acqua, cospargere le frittelle con cannella ed abbondante miele caldo e servire.

(1*) http://cedocsv.blogspot.com/2014/03/il-carnevale-dai-saturnali-alla-festa.html
I balli sfrenati, le acclamazioni fittizie del “princeps” nei Saturnali e di “re” e “regine” nel Carnevale, scelti bizzarramente per un giorno tra gli strati più bassi della società, se non tra gli emarginati; i rituali dissacranti, addirittura blasfemi, favorivano una sorta di liberazione corale, che l’autorità istituita era consapevole di non poter reprimere per tutto l’anno e proprio i Saturnali prima e il Carnevale poi si può affermare che servissero da valvola di sfogo.
E’ noto, soprattutto in area francofona e germanica, che “la festa dei folli” si spingeva ad esagerazioni estreme; come il conferimento a uno schiavo ribelle, se non a un criminale, delle insegne del comando, per poche ore, con tutto quello che ne conseguiva; salvo poi, in alcuni casi, eseguire la condanna a morte dello stesso schiavo o del criminale, quando la festa era terminata. A questo punto “l’ordine” s’imponeva nuovamente sul caos, ristabilendo l’armonia delle istituzioni e delle tradizioni, per un altro anno.
Tornando al momento dei Saturnali come occasione di sovvertimento dell’ordine sociale, è opportuno ricordare che il “dies principis” corrispondeva al solstizio d’inverno: il momento in cui gli schiavi acquisivano la libertà per un giorno e, addirittura, potevano impartire ordini ai loro padroni
ma queste parodie sacrileghe, straordinarie in un’epoca di generale intolleranza, erano tollerate poiché inconsciamente considerate salutari per l’intera società.